LE COSE NON DETTE

This entry is parte 15 di 23 in the series N2 2026

NUOVE USCITE

di Gianluca Meotti

Gabriele Muccino ha fatto il suo film migliore, e l’ha fatto dopo anni di profondo cambiamento e difficoltà; anni, quelli successivi alla pandemia che aveva costretto il suo Gli anni più belli (2020) ad una vita molto breve, in cui si è approcciato prima alla serialità con l’adattamento di A casa tutti bene (2021-2023) per poi ritornare al cinema con il complicato Fino alla fine (2024), un remake che si interfacciava con il thriller come mai prima nella carriera del regista romano. Le cose non dette arriva dunque in un periodo curioso della carriera di Muccino, e viene utilizzato dal regista come vessillo per portare con maggior sicurezza il suo cinema in territori a cui non ci aveva mai abituato prima. Fra thriller erotico, romanzo di formazione sessuale e l’immancabile appoggio al melodramma più popolare, Muccino realizza un’opera di grande maturità tematica e stilistica, in cui le figurine stilizzate che da sempre affrescano il suo cinema riescono a muoversi con vitalità nuova e in cui l’approssimazione emotiva diventa il viatico migliore per la trasmissione dei sentimenti.

Carlo (Stefano Accorsi, che di cognome fa Ristuccia, l’ennesimo della filmografia di Muccino) ed Elisa (Miriam Leone) sono una coppia sposata da vent’anni; a parte l’impossibilità nell’avere un bambino, i due hanno una relazione stabile e piena d’amore. Gli equilibri iniziano a cambiare quando Carlo inizia a frequentare una sua studentessa, Blu (Beatrice Savignani), che si innamora di lui. Per rivelare il tradimento a Elisa decidono di fare un viaggio a Tangeri, durante il quale arriva a sorpresa la giovane, scombussolando tutti i piani di Carlo. Ad accompagnare Carlo ed Anna in Marocco ci sono Anna (Carolina Crescentini) e Paolo (Claudio Santamaria) con la loro figlia tredicenne Vittoria (Margherita Pantaleo), anche loro in crisi profonda.

Nell’ipertrofia sentimentale che attraversa tutti i film di Muccino può essere facile perdere i cambiamenti, le piccole rivoluzioni, gli aggiornamenti di una poetica che, in virtù della sua riconoscibilità, viene catalogata unicamente come una sequela di gente urlante e piangente. Se si adottasse questo punto di vista si rischierebbe di passare sopra a tutto quello che c’è di nuovo (e di buono) ne Le cose non dette, a cominciare dall’inquadratura di tutta la storia dentro suggestioni da thriller erotico, che spingono Muccino a prendersi dei rischi non indifferenti (due in particolare, entrambi che coinvolgono la bravissima Pantaleo) e che contribuiscono a rafforzare l’impianto così torbido in cui fa agire le sue marionette. Dispensando queste dalla gravosità della vita quotidiana, il regista romano può dispiegare tutte le loro contraddizioni, voglie di libertà frustrate, odi reciproci e i loro desideri; qui arriva ciò che di meglio c’è nel film: Muccino gestisce tutto il blocco centrale della pellicola con un’ottima progressione ritmica, comprimendo sempre di più quei sentimenti e quelle questioni che erano state fino a lì ignorate, facendo ossessivamente girare i suoi protagonisti in una Tangeri che è più vicoli stretti che bellezze naturali, finché tutto crolla in un colpo.

La frenesia con cui tutto accade è quasi da disaster movie, anche se nel gioco delle coppie (le due principali, quella adultera e una inattesa) a Muccino non interessa tratteggiare ritratti realistici, ma trascrivere il disincanto dell’illusione della famiglia (a tavola si discuterà se ha senso la monogamia) davanti ai sentimenti e al tempo, che può essere corroboratore di tenerezza o un’entità che tira le maglie dell’amore fino a sfaldarle completamente. Niente di nuovo per lui, se non per la presenza incendiaria della piccola Vittoria, che si staglia sopra tutti per forza morale e per capacità di affermare sé stessa, anche a dispetto di una madre più che asfissiante; sarà lei, infatti, a concludere il film, il suo corpo che balla (no spoiler) in quella fase di mezzo della vita è la forza rivoluzionaria di cui la storia ha necessariamente bisogno a causa di un fetore di maschilismo un po’ troppo diffuso.

Il miglior Muccino è quindi un Muccino ancora più estremo, che forza i limiti del suo cinema facendoli diventare totalizzanti, ovvero l’unica cosa che conta all’interno dell’opera. Che sia amato o odiato, non abbiamo altri registi come lui in Italia e sicuramente non abbiamo film come Le cose non dette.

N2 2026

PILLION – AMORE SENZA FRENI IL FILO DEL RICATTO – DEAD MAN’S WIRE

Autore

  • Studente DAMS di giorno; per il resto cinema, film e pellicole cinematografiche. Nella sua testa c’è sempre un piccolo Marshall McLuhan che gli dà ragione.


     

     

     

     

     

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