FIL ROUGE: NATALE MA NON TROPPO
Di Giovanni “Fusco” Pinotti

Ah, il Natale! Panettone, dolci, regali, bontà e… rituali satanici? Moderni Nostradamus e preti peccatori? Nascita dell’Anticristo?! Beh, questo è il Natale secondo Álex de la Iglesia, perché la sua commedia nera datata 1995 Il giorno della bestia (El día de la bestia) ci mostra questo e tanto altro in un’ora e quaranta di puro, folle e diabolico divertimento.
Dopo aver decifrato l’Apocalisse di Giovanni e aver scoperto al suo interno un codice segreto, il prete e teologo Ángel Berriartúa (Álex Angulo) scopre il giorno della nascita dell’Anticristo: il 25 dicembre 1995, allo scoccare della mezzanotte. Determinato a mettersi in contatto con Satana per impedire l’avvento del Principe delle Tenebre, il prete decide che commetterà un grande numero di azioni malvagie e peccaminose. Ad aiutarlo e accompagnarlo in questa discesa nell’abisso ci saranno due improbabili alleati: il folle metallaro satanista José María (Santiago Segura) e il riluttante Nostradamus noto come Professor Cavan (Armando De Razza), un ciarlatano che è diventato ricco sfondato a suon di profezie e riti esoterici eseguiti in diretta televisiva.
De la Iglesia mette in chiaro sin dalla prima scena che quella a cui andremo ad assistere sarà una commedia blasfema e sfacciata: subito dopo aver conferito con il nostro Padre Ángel, un prete viene comicamente schiacciato da una croce che gli crolla addosso. Il tono è quello di chi sbeffeggia senza scrupoli sia il sacro – rappresentato da un prete che commette ogni sorta di crimine, dal rigare la macchina di uno sconosciuto all’omicidio – sia il profano, incarnato tanto dall’esilarante José María, uno scalmanato metallaro spesso sotto effetto di acidi, quanto dallo sbruffone Cavan, il quale diventa il veicolo attraverso cui de la Iglesia critica spietatamente la spettacolarizzazione dei ciarlatani, lo sfruttamento dell’ignoranza delle persone e il loro stato di decadente istupidimento, causato da un intrattenimento televisivo quasi berlusconiano per la sua infima qualità.

La critica sociale ne Il giorno della bestia, infatti, è tanto importante quanto la dirompente e cinica commedia. De la Iglesia dipinge una società gretta e ignorante, legata a superstizioni e appesantita da tradizioni barbare. Il mondo dominato dalla pubblicità, dall’intrattenimento televisivo e dal vuoto edonismo è un territorio fertile per la violenza, soprattutto quella dei privilegiati e dei borghesi nei confronti delle classi subalterne. Non è un caso che siano proprio i cittadini più agiati di Madrid, quelli che traevano più vantaggio e benessere dal regime franchista, a ingrossare le fila del gruppo fascista Limpia Madrid (“Ripulire Madrid”), un manipolo di squadracce e picchiatori che si divertono a malmenare e dar fuoco ai senzatetto. Se de la Iglesia comunque non risparmia affatto la classe media spagnola, mostrata in tutta la sua cieca cattiveria e galleggiante nella sua ignoranza consumista e conformista, è proprio tra le fila borghesi e aristocratiche di Limpia Madrid che si annida il Demonio, pronto a sfruttare i suoi fedeli seguaci per risorgere e imporre la sua volontà al mondo.
Coloro per cui dovremmo fare il tifo, i nostri simpatici antieroi che si sono presi carico di salvare il mondo, attraversano un mondo underground e una società civile dove regnano caos, perversione e violenza. De la Iglesia porta avanti la sua black comedy sociale e politica senza lesinare sulla violenza e sull’esagerazione sfrenata nella messinscena; d’altronde, trattenersi e non mostrare tutto il possibile avrebbe danneggiato il film, che invece trae vantaggio proprio dalla caricatura, dall’enfasi accentuata e dall’iperbole di violenza, comicità, sangue e totale assenza di pudore.
L’amarezza della commedia raggiunge probabilmente il suo culmine nel finale, quando i nostri eroi, dopo aver salvato il mondo, non ricevono alcun tipo di gratitudine. Li vediamo vecchi, sporchi e abbandonati, dei miserabili vecchi vagabondi ignorati dalla stessa società per cui hanno sacrificato il loro posto in Paradiso.

Insomma, la pellicola di de la Iglesia non può non occupare un posto di rilievo nel canone dei film natalizi; paradossalmente, infatti, la sua cinica cattiveria e la sua pungente critica portano avanti un messaggio che non si distacca poi così tanto dalle tipiche favole di Natale: il mondo verrà salvato dagli eroi più improbabili, coloro disposti a riconoscere e sfidare le contraddizioni della società, mettendo da parte il proprio ego per qualcosa di più grande. Che poi, in fin dei conti, il mondo non meriti affatto di essere salvato dall’Anticristo è un discorso a parte, così come una parentesi a sé è rappresentata dalla modalità attraverso cui i nostri antieroi riscattano l’umanità dalle grinfie demoniache: violenze efferate, riti satanici con sangue di vergine e dosi imbarazzanti di LSD – i classici ingredienti di una commovente fiaba natalizia, dopotutto.
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