FARGO

This entry is part 10 of 29 in the series N9 2025

FIL ROUGE: NATALE MA NON TROPPO

Di Nora Zine

Che il Natale sia sinonimo di gioia e serenità è una certezza profondamente radicata. Ma per i fratelli Coen, l’inverno è il momento ideale per smontare questa illusione e trasformarla in un incubo tragicomico, dove la neve immacolata diventa il palcoscenico di una tragedia osservata con glaciale indifferenza dalla natura.

Il piano di Jerry Lundegaard (William H. Macy), venditore d’auto meschino e padre fallimentare, è tanto disperato quanto ridicolo: organizzare il rapimento della moglie (Kristin Rudrüd) per spillare denaro a un suocero ricco e tirchio (Harve Presnell). Naturalmente, tutto deraglia. Quella che segue è una catena di errori, violenze e ironia nera. Jerry, con il suo sorriso servile e l’animo pavido, incarna una mediocrità convinta di poter ingannare il destino, finendo invece travolta dal proprio stesso azzardo.

A fargli da contrappunto c’è Marge Gunderson (Frances McDormand), poliziotta incinta e imperturbabile, figura quasi angelica nella sua normalità. Con passo tranquillo e un’umanità disarmante, Marge attraversa il caos senza mai cedere al cinismo, incarnando una morale semplice ma incrollabile.

Ma Fargo (1996) non è solo la cronaca delle disgrazie dei suoi personaggi. È un film sull’assurdità dell’esistenza, dove la violenza è quotidiana e il sangue sulla neve diventa un dettaglio quasi secondario. Noir, commedia nera e tragedia convivono con un equilibrio inquietante, mantenendo sempre quella distanza ironica tipica dei Coen.

Il paesaggio innevato diventa così la metafora di un mondo implacabile, dove le speranze si congelano e le illusioni si sgretolano. La natura non giudica né consola: resta indifferente, specchio perfetto di un universo che ignora i nostri drammi minuscoli.

Il grottesco emerge nei dialoghi, nei silenzi, in quel linguaggio da provincia che sembra uscito da una sitcom più che da un thriller. È una “tragedia da cortile”, in cui il crimine inquieta proprio perché appartiene a persone comuni, potenzialmente nostre vicine di casa. Nessun eroe, nessun vero mostro: solo individui troppo piccoli per il mondo che li circonda.

Fargo è un regalo natalizio, ma uno di quelli che ti lasciano un senso di disagio. E così, mentre la neve continua a cadere silenziosa e inesorabile, noi rimaniamo lì a guardare quella comédie funèbre che i Coen ci offrono con un sorriso beffardo, ma anche con la durezza di chi sa che, sotto il ghiaccio, si nasconde sempre una verità scomoda.

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Autore

  • Studentessa al secondo anno di DAMS, Nora nasce nel lontano 2003 nella stridente Parigi, ma cresce per lo più tra i bar del Pratello da genitori appassionati di cinema. Il suo primo ricordo legato a quest’arte è la visione di La corazzata Potëmkin alla tenera età di quattro anni per ragioni ancora da chiarire. Forse nella speranza che si addormentasse. Non ha funzionato: anzi, ha solo alimentato la sua curiosità. Da quel giorno spulcia tutti i cinema, i festival, le mostre e le rassegne che incontra sul suo cammino.


     

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