MUTO
Il cinema western tra attrazione e narrazione
di Giovanni “Fusco” Pinotti

Su The Great Train Robbery, la “grande rapina al treno” filmata da Edwin S. Porter nel 1903, si è scritto davvero di tutto, al punto che certe dichiarazioni sono sfociate nel territorio del mito o della falsità. È del tutto incorretto, per esempio, affermare – come spesso si fa ancora, anche a livelli pseudo-accademici – che questo film della durata di circa dodici minuti (per 230m di pellicola) sia il “primo film veramente narrativo” della storia del cinema, o che sia il primo western, o che, ancora, sia stato particolarmente importante per lo sviluppo o il lancio del genere. La rilevanza della pellicola porteriana, come ha sottolineato la storiografia filmica più recente, è piuttosto da ricercarsi nel suo grande successo di pubblico, nell’utilizzo dell’azione da parte di Porter e nella riuscita combinazione dell’anima fondativa del cinema delle origini, quella ovvero dell’attrazione, con una tipologia acerba di narrazione.
Porter, il cui laboratorio di macchine da presa e proiettori aveva attirato l’attenzione della Edison Manufacturing Company, che lo aveva assunto come operatore di macchina (all’epoca sinonimo di regista), stava osservando con crescente interesse i lavori sperimentali della scuola di Brighton in Inghilterra e di Méliès in Francia. I pionieri della settima arte stavano lentamente creando un nuovo standard cinematografico che fosse in grado di distanziarsi dalle semplici vedute Lumière, che catturavano o banali momenti di quotidianità, resi speciali unicamente dal mezzo di riproduzione che li proiettava, o paesaggi lontani ripresi dai cineoperatori. Porter intuì, pur non portando quest’idea alle estreme e naturali conseguenze come farà poco più avanti D.W. Griffith, il potenziale di una storia narrata attraverso i mezzi cinematografici, un potenziale che – fattore che più di tutti interessava a Edison – avrebbe attirato ancora di più e fidelizzato il pubblico.
L’estetica e le storie della frontiera americana offrirono a Porter un mezzo eccellente per mettere alla prova il suo desiderio di inserire un certo tipo di struttura narrativa all’interno dello spettacolo cinematografico. Contrariamente alla vulgata che per molto tempo ha voluto investire la pellicola porteriana dell’onore di “primo film western”, vedute e film di questo genere erano presenti già prima di The Great Train Robbery. L’estetica dei cowboy, degli indiani e della frontiera era protagonista del celeberrimo (e praticamente coevo) Wild West Show di Buffalo Bill, uno spettacolo che già nove anni prima, nel 1894, aveva prestato i talenti di una sua “impiegata”, la leggendaria tiratrice provetta Annie Oakley, in un brevissimo film omonimo prodotto per il Kinetoscopio della Edison; addirittura in Inghilterra, nel 1899, Kidnapping by Indians della Mitchell and Kenyon presentava una struttura semi-drammatica ad ambientazione western.
Annie Oakley, diretto da William Kennedy Dickson per la Edison Studios, 1894.
Kidnapping by Indians, realizzato dalla Mitchell and Kenyon, 1899.
Va inoltre ricordato che le vicende dell’espansione coloniale a Ovest, con le guerre indiane e la vita di frontiera tanto romanticizzata, erano freschissime nella memoria collettiva statunitense; anzi, per alcuni rappresentavano, se non una quotidianità, perlomeno una notizia di cui potevano leggere sui giornali, come testimoniano le imprese di Butch Cassidy e del suo Mucchio Selvaggio, i quali nel 1900 – solo tre anni prima di The Great Train Robbery! – avevano rapinato con successo un treno della Union Pacific Railroad.
Considerato questo retroterra culturale, non sorprende dunque che la pellicola di Porter abbia amalgamato con tale successo la componente dell’attrazione con quella della narrazione e, soprattutto, dell’azione. In poco più di una dozzina di scene, tutti campi lunghi o medi dove gli interpreti vengono subordinati per importanza allo spazio che li circonda e alle vicende che prendono forma al suo interno, Porter dipinge una storia semplice, quella di una rapina al treno da parte di una gang di fuorilegge e del successivo inseguimento da parte di una posse, che non è di certo rivoluzionaria o all’avanguardia dal punto di vista visivo.
Ciò che rimane, oltre alla suggestione da parte del montaggio dell’evoluzione contemporanea di certi eventi, è un quadro estremamente dinamico ed emozionante, fatto di sparatorie, inseguimenti, corse e balli. La semplice e approssimativa narrazione della rapina e della giustizia inflitta ai fuorilegge, quindi, si accompagna all’attrazione rappresentata da un’azione frenetica che si dipana dalla prima all’ultima inquadratura; per certi versi – e considerata la vicinanza cronologica e culturale degli spettatori del 1903 all’epoca del Vecchio West –, The Great Train Robbery pare vantarsi di una certa forza semi-documentaristica, dove la spettacolarizzazione e il mito catturati dalla cinepresa paiono voler raccontare tutta la spregiudicata violenza di un mondo che la civilizzazione coloniale era pronta a lasciarsi definitivamente alle spalle.

Questo tratto da cautionary tale è presente soprattutto nel momento di attrazione più celebre della pellicola, una delle inquadrature più famose della storia della settima arte. Porter scelse di inserire una brevissima scena – indicata nel volantino promozionale della Edison come Realism, “realismo” – in cui uno degli attori protagonisti del film, Justus D. Barnes, guarda fisso in macchina e spara con la sua pistola contro la cinepresa e, di conseguenza, contro lo spettatore. Questo celeberrimo momento, citato più volte nei decenni a seguire – il caso più celebre è quello di Martin Scorsese, che nel suo Quei bravi ragazzi (Goodfellas, 1990) fece eseguire la stessa azione a Joe Pesci –, ricorda le sperimentazioni di Brighton per il desiderio di sfondare la quarta parete – si pensi a The Big Swallow (1901) di James Williamson – e poteva essere posizionato all’inizio oppure alla fine della pellicola, a discrezione del proiettore.
Questo tipo di attrazione tradiva la natura da vaudeville, dove il prodotto veniva proiettato (sarebbe poi passato anche attraverso il nickelodeon), del film di Porter, e quindi un tipo di cinema che, pur conservando un certo spazio alla narrazione, metteva ancora al primo piano lo spettacolo, il desiderio di stupire o far sobbalzare un pubblico ancora piuttosto ingenuo. Inutile dire che l’impresa porteriana ebbe un grande successo: l’eredità di The Great Train Robbery, grande calderone dove mischiare attrazione e storia, è soprattutto questa. Per gli amanti del western, è anche interessante notare come molti degli elementi classici del genere – le sparatorie, le gang, le posse, le rapine al treno e gli inseguimenti a cavallo – abbiano trovato in questa pellicola un degno, seppur non eccessivamente importante, antenato.

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