NUOVE USCITE
di Sara Pellacani
Il film con maggiore incasso nella storia del cinema italiano.
Questo è il record ottenuto dalla nuova pellicola Buen Camino (Gennaro Nunziante, 2025) con protagonista Checco Zalone. Il celebre comico, infatti, ritorna sul grande schermo dopo Tolo Tolo (Checco Zalone, 2020), sua pellicola più divisiva dove l’attore, quasi come in un one-man show, recita, dirige e scrive.
Sicuramente meno azzardato è Buen Camino, in cui Luca Medici (nome reale dietro la maschera di Zalone) collabora nuovamente assieme al regista Gennaro Nunziante per fabbricare un prodotto costruito ad hoc per intrattenere e portare più persone possibili al cinema. La strada scelta è sicuramente una strada sicura, in quanto, a livello narrativo, la pellicola non regala particolari slanci creativi: nel film Zalone è un ricco ereditiere superficiale ed estremamente materialista che, a seguito della fuga della figlia adolescente Cristal (Letizia Arnò), partita per compiere il Cammino di Santiago de Compostela, decide di seguirla pur di convincerla a ritornare a casa.



Zalone, nonostante interpreti un milionario, mette in scena, nelle idee e nello spirito, il classico italiano medio; una parte che l’attore sa vestire bene attraverso una comicità che gioca con un linguaggio popolare, alle volte sgrammaticato e con battute più o meno riuscite. Ciò su cui Zalone fa affidamento è l’essere relatable, creando un personaggio sì esagerato, ma che basa il suo umorismo su luoghi comuni, incasellando i vari personaggi in categorie ben definite, dei veri e propri personaggi tipo: un esempio è la coppia formata da Linda (Martina Colombari), ex compagna di Checco nonché madre di Cristal, ed il suo nuovo compagno Tarek (Hossein Taheri), di origine palestinese.
Altro elemento abbastanza stereotipato è il trope del padre alla ricerca della figlia con cui ha perso tutti i rapporti e che, nel provare ad avvicinarsi a lei, trova anche se stesso. Zalone si trasforma così nel Clooney di Jay Kelly (Noah Baumbach, 2025), attraversando un viaggio che gli farà ovviamente (e banalmente) capire l’importanza della famiglia e dell’amore. Il personaggio di Checco, infatti, compie un redemption arc in cui il cambiamento interiore va a pari passo con quello esteriore: il milionario impara a fare a meno del lusso e perde anche la tanto amata patch ai capelli. Non ci si sarebbe aspettato nulla di diverso da Buen Camino, in quanto già dai primi minuti il film risulta essere abbastanza prevedibile, facendo appiglio sul pubblico proprio per la natura semplice della pellicola. La sua durata infatti è di appena novanta minuti e Buen Camino dà l’idea di essere un film ‘’a basso rischio’’ dato che, nonostante le battute politicamente scorrette che più che essere taglienti risultano alquanto grossolane, la pellicola cerca di compiacere il grande pubblico, riproponendogli schemi e situazioni comiche già viste.

Sicuramente Zalone gioca bene con il suo personaggio attraverso la mimica facciale e proponendo momenti divertenti, come quello dell’esame alla prostata, cercando allo stesso tempo di sensibilizzare il pubblico sul tema. C’è da dire infatti che comunque il film una risata riesce a strapparla, anche attraverso il momento musicarello verso il finale, che permette allo spettatore di tornare a casa piuttosto soddisfatto, ma sicuramente non estasiato o sorpreso da ciò che ha appena visto. L’intento della pellicola non era certo quello di presentare un capolavoro, tuttavia il risultato è piuttosto piatto, con uno svolgimento scontato che mira solo a portare a casa un incasso da record.


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