MARIA

This entry is part 13 of 32 in the series N1 2025

NUOVE USCITE

Di Sara Pellacani

“Non c’è vita lontana dal palco, il palco è la mia mente”. Maria, il nuovo film di Pablo Larraín, inizia dalla fine, il 16 settembre 1977, il giorno della morte della diva dell’opera Maria Callas. Da qui il regista ci accompagna nell’ultima settimana di vita della Callas nella Parigi degli anni Settanta, attraverso flashback che costruiscono il ritratto di una donna intrappolata nei ricordi e tormentata da una carriera ormai in declino.

L’abuso di farmaci e la depressione accompagnano la protagonista nella fase finale della sua vita, in cui la realtà e l’immaginazione si fondono insieme alla nostalgia del passato. Vediamo infatti la Callas raccontare la sua vita ad un intervistatore immaginario (Kodi Smit-McPhee, candidato agli Oscar nel 2022 come miglior attore non protagonista per Il potere del cane di Jane Campion) e, grazie a flashback in bianco e nero, riviviamo la giovinezza, gli amori ed il successo della soprano. Il regista si concentra soprattutto a mostrare agli spettatori la relazione tra Maria e Aristotele Onassis; una relazione sofferta e tormentata, che finirà quando l’armatore sposerà la vedova Jackie Kennedy. Larraín aveva già dedicato a quest’ultima la pellicola Jackie del 2016. Ciò che il regista fa è legare le due rivali in amore in Maria anche attraverso un dialogo che la cantante lirica intrattiene con John Fitzgerald Kennedy, interpretato dallo stesso attore in entrambe le pellicole. Maria è infatti il terzo film di Larraín, dopo Jackie e Spencer (2021), dedicato alle donne icona del Novecento.

Nel film, i movimenti di macchina seguono la protagonista ed è come se lo spettatore passeggiasse con lei nelle vie di Parigi. Insieme a lei viviamo i suoi drammi, le sue allucinazioni e la infima speranza di poter ritornare ad esibirsi. Un grande punto di forza di Maria è l’interpretazione di Angelina Jolie, che rappresenta appieno il conflitto interno della protagonista, ormai lacerata dai traumi, come quelli vissuti durante la Seconda guerra mondiale in Grecia. La Jolie porta sullo schermo le sofferenze di una diva sul viale del tramonto, ma non rende del tutto credibili alcune delle scene di canto.

Il regista ha infatti sottolineato che la voce della Callas è stata mischiata a quella di Angelina; inoltre, l’attrice ha dovuto cantare realmente a squarciagola nelle scene in cui Maria si esibisce. Tuttavia, il risultato non convince, in quanto a tratti l’effetto non è del tutto naturale.
Una nota positiva del film sono le interpretazioni di Pierfrancesco Favino e di Alba Rohrwacher nei rispettivi ruoli del maggiordomo Ferruccio e della domestica Bruna; questi ultimi sono gli unici a prendersi cura della soprano nei momenti belli e brutti. Basti pensare a come i due personaggi proteggano la Callas quando viene assalita e denigrata da un giornalista che aveva appena assistito ad una sua non più tanto brillante prova.

Maria riesce a trasmettere l’eleganza e la raffinatezza della protagonista anche grazie ai costumi di Massimo Cantini Parrini, che ricrea minuziosamente gli abiti indossati dalla Callas nelle sue esibizioni.
Grazie a tutti questi elementi, Larraín riesce quindi a ricostruire un quadro complesso e malinconico di una delle donne più discusse e ammirate del secolo scorso, in cui la Callas, icona, si ricongiunge con Maria.

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Autore

  • Diplomata al liceo linguistico e iscritta al DAMS. Ama seguire le novità sul mondo dello spettacolo ed è un’assidua frequentatrice di cinema. Le piace stare al passo con le più recenti tendenze cinematografiche ed è interessata particolarmente al mondo della critica spaziando tra i vari generi. Inoltre, è anche una grande appassionata di pop culture e di curiosità su attori e registi.


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