LA TRILOGIA ESISTENZIALE DI MICHELANGELO ANTONIONI

This entry is part 7 of 19 in the series N1 2026

FIL ROUGE: LE TRILOGIE

La trilogia di Monica Vitti

di Davide Delledonne

I tre film girati da Michelangelo Antonioni all’inizio degli anni Sessanta sono lo sviluppo dialettico di un pensiero in via di formazione: da L’avventura (1960), passando per La notte (1961), sino a L’eclisse (1962); il pensiero del regista ferrarese si sedimenta e si sviluppa. Antonioni non ha mai negato un’effettiva stretta connessione tra le tematiche dei tre film: anzi, nell’intervista diretta da Jean-Luc Godard sembra confermarle. Tuttavia, egli ha sempre rifiutato l’etichetta, affibbiata dall’ambiente critico italiano degli anni Sessanta, di trilogia dell’incomunicabilità.

“Incomunicabilità. Ecco un’altra parola che mi ha fatto fare, da anni, una ginnastica mentale per la quale non ero allenato. […] Io non ho mai parlato di incomunicabilità. Siete voi giornalisti che avete inventato questa parola.” (L’Europeo, n. 8, 1961).

La seguente analisi ha l’intenzione di mettere in relazione i film della trilogia concentrandosi unicamente sui personaggi interpretati da Monica Vitti, nel tentativo di individuare le tematiche principali dei tre film. L’attrice romana, lanciata come musa proprio da Antonioni con il personaggio di Claudia ne L’avventura, inizierà una collaborazione destinata a proseguire sino a Deserto Rosso (1964), attraversando come protagonista l’intera trilogia. Claudia, Valentina e Vittoria, i personaggi da lei interpretati, seppur con caratteristiche e modalità differenti, sono il nucleo gravitazionale delle tre vicende.

Dunque, come già detto in precedenza, la trilogia di Antonioni sembra avere forma dialogica il cui apice argomentativo è L’eclisse. I personaggi di Monica Vitti non fanno eccezione, pertanto Claudia e Valentina, rispettivamente ne L’avventura e La notte, trovano la loro sintesi in Vittoria, protagonista ne L’eclisse. Inoltre, Claudia e Valentina, essendo pur personaggi centrali, hanno un’importanza subentrante e mai totalizzante, diversamente da Vittoria, che è protagonista indiscussa dell’ultimo film. I primi due personaggi hanno, infatti, la caratteristica di subentrare alle relazioni preesistenti alla loro comparsa, senza mai smembrarle, inserendosi nei varchi aperti dalle relazioni. Nel primo caso Claudia, dopo la scomparsa dell’amica Anna (Lea Massari) alle isole Eolie, inizierà una relazione con Sandro, il compagno dell’amica interpretato da Gabriele Ferzetti, mentre sono impegnati nella sua ricerca. Invece Valentina, presentata a metà del film, è l’oggetto di tentazione dello scrittore Giovanni Pontano (Marcello Mastroianni) in un momento di profonda crisi con la moglie Lidia (Jeanne Moreau) che trova il suo apice proprio durante la notte di festa tra la borghesia milanese. Sebbene vicini nel ruolo, i due personaggi si dimostrano diversi nelle interazioni intrattenute con i componenti delle coppie a cui subentrano.

Claudia, la cui caratteristica è l’impersonalità, che le permette di essere camaleontica, viene attratta dalla trasportante desiderabilità di Anna fino al punto d’impersonarla, indossando simbolicamente la sua camicia. Claudia e Anna sono, però, completamente diverse: l’una è desiderio che attrae a sé l’oggetto, non si muove e mentre guarda immobile viene avvicinata, e l’altra sembra desiderare e muoversi in maniera inquieta per trovare ciò che cerca; per queste ragioni, nella scena della locanda girata a Noto, la cerchia di uomini che l’ammirano manifesta la sua inadeguatezza al possesso di un’aura non sua. La fuga all’interno del ferramenta non è tanto sfuggire all’incontro con l’amica, ma dall’umiliazione di sentirsi nuovamente senza posizione e non essere più l’oggetto del desiderio; una paura che si ripresenta anche nel momento in cui Sandro le propone il matrimonio. La risposta alla domanda “Vuoi sposarmi?” è negativa perché il dubbio che la affligge, racchiuso nella domanda “Sei sicuro di volermi sposare? Sei proprio sicuro… di voler sposare me?”, trasmette l’insicurezza di una posizione nebulosa ed instabile. Claudia nelle vesti di Anna si svuota della sua identità, non riconosce più il suo ruolo nel mondo e richiede certezze impossibili a cui aggrapparsi; risultato: raggiunta la completa anonimia, viene sostituita da un’altra donna.

Diversamente, cinica e determinata, Valentina vive immersa nelle sue crisi esistenziali e nel tedio di una mondanità schematica come la scacchiera su cui gioca. Padrona dei suoi sentimenti, stuzzica Giovanni sfidandolo al gioco, con tanto di pubblico, piuttosto che affrontarlo con le parole, rumori che non si può fare altro che subire, dichiarerà lei stessa, cosciente dei capricci di un uomo che ha scambiato il desiderio con l’amore. Valentina, ossessionata dai suoi dubbi, diversamente da Giovanni, troppo oppresso dal suo stesso ego, interiorizza la sua umana debolezza. Una fragilità legata alla facilità con cui l’uomo si abbandona alla sua mercificazione, perdendosi nel tutto che lo circonda (golf, tennis, macchine e party ecc.), vendendo, come Giovanni, la propria individualità all’interesse dell’azienda, assimilandosi sempre di più alla macchina e rinunciando anche al sentimento. La giovane è consapevole dell’aridità sentimentale di Giovanni e proprio tale consapevolezza, da cui scaturisce l’angoscia, le permette di entrare in complicità con Lidia nell’unica relazione apparentemente umana.

In conclusione, abbiamo la protagonista de L’avventura, Claudia, la cui interiorità è sigillata persino al personaggio stesso e dunque obbligata a perdere la sua individualità, divenendo la donna qualunque sempre passibile di sostituzione; e dall’altra parte Valentina, ne La notte, la quale, se pur cosciente della sua interiorità, costantemente problematizzata, fatica ad esteriorizzarla attraverso il linguaggio, e per questo non ce ne resta che la sagoma in controluce. Non rimane che analizzare Vittoria, che ne L’eclisse dimostra di congiungere le caratteristiche dei personaggi sopra trattati.

Vittoria è una giovane traduttrice romana decisa a lasciare il fidanzato Riccardo, per cui non prova più sentimenti; spogliatasi dal peso della relazione si diverte con la vicina di casa, cimentandosi con balli tribali tipici del Kenya o partecipando ad escursioni aeree. A ciò si alternano le visite alla Borsa di Roma, luogo caotico e alienante, per tentare di parlare alla madre, accanita giocatrice di Borsa; ed è proprio in questa caoticità che conosce Piero. Si tratta di un giovane azionista, interpretato da Alain Delon, con il quale intraprenderà una relazione difficile e confusa, poi destinata a terminare nella desolazione di un panorama urbano illuminato dall’eclisse, nonché teatro di un mancato appuntamento. Come detto precedentemente, Vittoria sembra essere il termine dialettico dei personaggi interpretati da Monica Vitti. Invero non sembra difficile allineare la scena iniziale, in cui Vittoria lascia Riccardo, alle caratteristiche di Valentina nel momento in cui rifiuta Giovanni: ovvero la capacità di sviluppare problemi interiori, come l’appassirsi di un amore, ma la contemporanea incapacità di comunicarli, o ancora non essere impaurita bensì angosciata davanti alla drammaticità di una situazione statica che le provoca noia. In aggiunta, con Valentina condivide un forte pragmatismo nell’affrontare l’uomo e una modalità comunicativa enigmatica inaccessibile a Piero. Invece da Claudia recupera un’individualità smarrita alla cieca ricerca di un posto da trovare, e il conseguente squilibrio di tale processo. Così si ritrova ad imitare le lontane danze keniote, a perdersi tra le nuvole della pianura veronese, a immergersi nella caoticità ipnotica della Borsa di Roma ed infine ad innamorarsi di un ragazzo vuoto; tuttavia, una volta avvicinatasi all’oggetto del desiderio a cui si rende disponibile, preferirebbe “non amarlo o amarlo meglio” e quindi lo abbandona, impaurita dalla stabilità o forse dall’incapacità di amare realmente. I personaggi de L’avventura e La notte si eclissano all’interno di Vittoria, donandole una lucidità a loro mancante che le permette di restare padrona di se stessa, fintanto che è il film stesso a lasciare il suo punto di riferimento, spostandosi alla prospettiva degli oggetti senza soggetto.

In definitiva Vittoria, come Claudia e Valentina, è immersa in un mondo di individui ermetici, all’apparenza rotti, ma in realtà semplicemente svuotati da ogni emozione; un ambiente nel quale percepisce la dissonanza e il disadattamento. Gli uomini si muovono perché desiderano, nel senso più animale del termine, senza essere effettivamente pervasi da alcun sentimento, mentre i personaggi di Monica Vitti accusano, controllano o si adeguano alla situazione, in base al gradiente di consapevolezza che gli appartiene. È interessante osservare i numerosi punti di dialogo trovati in questa brevissima analisi e come, limitandosi ai tre personaggi, siano emersi i temi centrali di tutta la trilogia: l’aridità, l’impossibilità d’amare, la mancanza di rapporti, l’estraneità, l’alienazione e l’incomunicabilità; sintomo di una stretta connessione tra i tre film e della capacità di Antonioni di liberare in ogni elemento la sua poetica e la sua filosofia. Pare doveroso teminare questa analisi con un’ulteriore osservazione della sua protagonista:

I personaggi di Michelangelo sono dei passionali impauriti, forse delusi ma pronti a ricadere nel vortice del quale non possono fare a meno.”
Monica Vitti

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Autore

  • Nato nel 2004 a Bologna, Davide Delledonne si ritrova oggi a studiare filosofia, anche se la sua vera passione sono le arti, nello specifico il cinema. Quando non è in sala trascorre il suo tempo leggendo libri pesanti e noiosi, ascoltando canzoni di artisti ormai sepolti e frequentando mostre che fà finta di capire. Ma d’altronde come prendere sul serio un ventenne che filosofeggia ancora con carta e penna? Non si può! Infatti, nessuno, compreso sé stesso, lo prende sul serio. Battezzato al cinema da Peter Jackson all’età di tre anni, non si è più ripreso dalla religione del film e si ritrova oggi a comprare più Dvd di quelli che una persona può umanamente guardare e più libri di quelli che effettivamente legge.


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