IN BRUGES – LA COSCIENZA DELL’ASSASSINO

This entry is part 12 of 29 in the series N9 2025

FIL ROUGE : NATALE MA NON TROPPO

Di Sara Pellacani

A Natale siamo tutti più buoni: beh, questo non è il caso dei protagonisti di In Bruges – La coscienza dell’assassino (In Bruges), pellicola del 2008 scritta e diretta da Martin McDonagh ambientata durante le festività natalizie nell’omonima città belga.

McDonagh sforna come suo primo lungometraggio un thriller che rappresenta il germe di quella che sarà la poetica del regista, fatta di dialoghi dissacranti ed uno humour piuttosto grottesco. Emblematici di ciò sono i protagonisti Ray (Colin Farrell) e Ken (Brendan Gleeson), due killer costretti ad andare a Bruges a seguito di un colpo finito male: Ray, infatti, ha ucciso per errore un bambino ed è continuamente divorato dal senso di colpa. McDonagh riesce abilmente a caratterizzare i personaggi, portando lo spettatore ad empatizzare con loro nonostante le azioni terribili che i due hanno commesso: Ray e Ken sono infatti disposti a cambiare in questo loro periodo di redenzione a Bruges. Proprio qui sta la forza della sceneggiatura, che riesce a smontare la figura dei sicari killer rendendoli simpatici, quasi buffi attraverso le loro disavventure, come accade durante le scene con il nano continuamente deriso da Ray. Inoltre, è anche la scelta di Colin Farrell e Brendan Gleeson come protagonisti che contribuisce alla credibilità dei personaggi: lo sfacciato e maldestro Ray è interpretato abilmente da Farrell, che riesce a conferire al personaggio un fare capriccioso e quasi bambinesco nei confronti dell’accigliato Ken, ma che dimostra comunque profondità d’animo nei momenti più seri. Da mettere in evidenza è infatti la grande chimica tra i due, che dimostrano fedeltà l’uno all’altro nel momento in cui il loro boss Harry (Ralph Fiennes) ordina a Ken di uccidere Ray. La coppia Farrell-Gleeson funziona a tal punto che sarà riproposta dallo stesso McDonagh nella pellicola Gli spiriti dell’isola (The Banshees of Inisherin, 2022) e che varrà una candidatura all’Oscar come miglior attore protagonista a Colin Farrell.

Altra grande protagonista del film è poi la stessa città che dona il titolo alla pellicola, ovvero Bruges: dapprima tanto agognata da Ray, a tal punto che si rifiuta di visitarla insieme a Ken, ma che si rivela proprio lo scenario del ‘’miracolo di Natale’’, un momento epifanico per i due, soprattutto nel caso di Ray, il quale nella città trova finalmente l’amore. McDonagh, quindi, non solo riesce a plasmare dei personaggi carismatici, ma colpisce lo spettatore con una narrazione imprevedibile, che prende pieghe inaspettate da un momento all’altro, scardinando tutte le aspettative del pubblico soprattutto verso il finale, piuttosto amaro ma allo stesso tempo catartico ed ironico per i protagonisti, dato che, nel momento di lotta tra la vita e la morte, il giovane sicario si trova sul set del film di nani che tanto aveva preso in giro durante la sua permanenza nella città.
Si può quindi concludere dicendo che è proprio in una delle sequenze iniziali del film, in cui i protagonisti discutono animatamente sulla città, mentre la macchina da presa sembra camminare assieme a loro seguendoli passo per passo, che si racchiude tutta l’essenza del cinema di McDonagh, regista per cui In Bruges rappresenta una perfetta piattaforma di lancio nel mondo del cinema.

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Autore

  • Diplomata al liceo linguistico e iscritta al DAMS. Ama seguire le novità sul mondo dello spettacolo ed è un’assidua frequentatrice di cinema. Le piace stare al passo con le più recenti tendenze cinematografiche ed è interessata particolarmente al mondo della critica spaziando tra i vari generi. Inoltre, è anche una grande appassionata di pop culture e di curiosità su attori e registi.


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