NUOVE USCITE
Di Sara Pellacani
‘’Lo sport è un teatro in cui ogni cosa è reale’’: così si apre Him, la nuova pellicola diretta da Justin Tipping e prodotta da Jordan Peele. La storia è quella di Cameron (Tyriq Withers), nuova promessa del football che, in procinto di partecipare allo scouting combine della NFL, subisce un trauma cranico a seguito dell’aggressione da parte di una figura misteriosa. La carriera del ragazzo sembra così arrivare ad un punto di rottura, ma la proposta di allenarsi insieme al suo idolo Isaiah White (Marlon Wayans), ex quarterback campione di football, cambia le carte in tavola per il giovane, che ha la possibilità di rimettersi in gioco. Non è tutto oro ciò che luccica, però; infatti, Cameron, isolato per una settimana nel lussuoso compound di Isaiah, è sottoposto ad allenamenti estremi e a continue manipolazioni da parte dell’ex campione, che lo porteranno a non distinguere il confine tra realtà ed allucinazioni.

Proprio queste ultime sono il fulcro principale del film. Tipping, infatti, cerca di mettere in scena un teatro dell’assurdo fatto di luci stroboscopiche ed esagerazione, rimanendo però confinato a questo, cioè a un assurdo scenario camp fatto di reference alla pop culture (rappresentativo di ciò è il personaggio di Elise, moglie influencer di Isaiah interpretata da Julia Fox) che riesce a intrattenere il pubblico, sì, ma niente di più. La confusione regna sovrana, specialmente nel montaggio che, soprattutto nelle scene di festa in cui Cameron è completamente assuefatto e drogato, risulta essere pasticciato e caotico.

La pellicola, poi, ripropone il solito schema del protagonista isolato dal resto del mondo, senza cellulare e intrappolato da una sottospecie di setta che cerca di ucciderlo. Solo quest’ultimo anno una pellicola molto simile è stata Opus (Mark Anthony Green, 2025), che al posto del culto dello sport mette quello delle celebrità, in particolare delle popstar. Impossibile poi non pensare a Scappa – Get Out (Get Out, Jordan Peele, 2017); Tipping, infatti, un po’ come Peele ma senza essere altrettanto efficace, critica alcuni degli elementi tossici della cultura americana: in questo caso, il regista di Him si concentra sulla tossicità dell’ambiente sportivo statunitense, che spinge gli atleti allo stremo pur di riuscire a diventare il cosiddetto GOAT (acronimo di Greatest Of All Time). Sin dall’inizio del film, invero, assistiamo a come già in tenera età la famiglia di Cameron abbia spinto il ragazzo a dover essere il migliore a tutti i costi. In particolare è il padre, poi defunto, ad avere un ruolo fondamentale nella crescita del giovane, trasmettendogli l’ossessione di dover essere il più forte nel football, cosa che condiziona il protagonista per tutta la durata del film.
Due quindi sono le figure principali della pellicola: da un lato Cameron, alla continua ricerca di approvazione da parte del suo mito, e dall’altra Isaiah, che vuole mantenere il suo posto sul trono. E’ proprio quest’ultimo ad essere interpretato dall’attore di punta del film, Marlon Wayans, noto volto comico celebre per il suo ruolo in White Chicks (Keenen Ivory Wayans, 2004), che riveste discretamente bene i panni del villain dopato di questa storia. Fatta eccezione per qualche spunto riflessivo interessante, Him finisce per perdersi nella sua stessa esagerazione e non riesce ad essere efficace, soprattutto dal punto di vista narrativo.


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