HIGHEST 2 LOWEST

This entry is part 17 of 34 in the series N7 2025

NUOVE USCITE

Spike Lee tenta di raggiungere l’apice di Akira Kurosawa, ma precipita in basso

Di Alessia Vannini

L’adattamento contemporaneo di Spike Lee di Anatomia di un rapimento (天国と地獄 / Tengoku to Jigoku) di Akira Kurosawa non si avvicina nemmeno lontanamente alla grandezza del capolavoro del regista giapponese. Ambientato nella New York City odierna, il film del 2025 è molto diverso dal suo predecessore del 1963, eppure non riesce mai a distinguersi per la sua originalità.

La messa in scena del rapimento, che avviene fuori campo, è estremamente frettolosa e tutti i personaggi vicini al rapito si comportano come se fosse solo un altro evento comune della loro vita quotidiana. Mentre veniamo catapultati nella narrazione, siamo cullati da una colonna sonora sentimentale che cerca disperatamente — e con una certa insistenza — di farci entrare in empatia con la storia e i suoi personaggi.

Solo perché il personaggio è un pezzo grosso dell’industria musicale non significa necessariamente che le canzoni debbano essere suonate a tutto volume, al punto da finire persino per mettere in ombra i dialoghi stessi… Non mi è sembrato che il Kingo Gondo di Toshirō Mifune ci sbattesse in faccia il fatto di essere un venditore di scarpe e di conseguenza incentrando tutto su quel singolo fattore.

Tutto sommato, non si può dire nulla di Denzel Washington o Jeffrey Wright, perché entrambi brillano ogni volta che viene data loro la possibilità di apparire sullo schermo. Ciononostante, mentre Kingo di Toshirō Mifune, nonostante i dubbi iniziali, smuoveva il cielo e la terra per il suo figlioccio Shinichi, il David King di Denzel Washington spicca per essere un uomo egoista e ossessionato dai soldi, che antepone i suoi interessi finanziari alla vita del figlio del suo braccio destro ed autista Paul Christopher (Wright).

Difatti, è così che il figlio di David, Trey (Aubrey Joseph), descrive suo padre:

David King. Mio padre, l’uomo con le orecchie migliori del settore… ma con il cuore più freddo.”

Tra le star presenti c’è Craig Castaldo, aka Radioman, che è una vera istituzione di New York City ed è apparso in diversi film dopo che l’amabile ed altruista Robin Williams ha preso lui (ed altri senzatetto) sotto la sua ala protettrice, firmando contratti che includessero una clausola per far sì che i film assumessero senzatetto come comparse, dando loro lavoro e dignità.

Anche se siamo già abituati alla rottura della quarta parete da parte di Spike Lee, a volte il film impiega un montaggio non convenzionale, con più inquadrature dello stesso evento ma da punti di vista diversi. Se questo potrebbe essere considerato uno stile personale o una tecnica di editing, in fin dei conti appare come un errore tecnico, alla maniera di Life of an American Fireman (1903) di Edwin S. Porter.

Ciò che non mi sarei mai aspettata di vedere è stata sicuramente la battaglia freestyle tra Denzel Washington e A$AP Rocky. E quello che avevo previsto ancora meno era che avrei letteralmente assistito ad un videoclip del rapper, che è parte integrante di una narrazione già fortemente blanda.

Prima che lo chiediate: no, non è un montaggio amatoriale che ho reperito sul web, è (purtroppo) un fotogramma del film…

Francamente, sono molto combattuta sul fatto se sia più ridicola la rottura della quarta parete di Guè Pequeno in La grazia (2025) di Paolo Sorrentino, con la performance a cappella della sua Le bimbe piangono, o il videoclip di A$AP Rocky con tanto di culi sculettanti.

Nonostante si tratti dell’ennesima performance musicale, l’ultima scena è forse uno dei pochi momenti in cui Spike Lee riesce finalmente a fare sua la trama e non rilegarla ad un mero adattamento contemporaneo. Il finale racchiude magnificamente l’essenza dello stile del regista e il suo amore profondo e radicato per la musica, soprattutto la musica nera. Tuttavia, anche in questo caso, non si possono evitare critiche, poiché l’arco narrativo del personaggio di King è fortemente sottosviluppato, nonostante la durata piuttosto estesa del film.

In ultima istanza, Highest 2 Lowest è, senza dubbio, un prodotto di Apple TV+ — e inteso nel modo meno lusinghiero e più mainstream possibile. D’altronde, non c’è da stupirsi della bassezza di questo film dopo che Spike Lee, nel 2013, a distanza di soli dieci anni dall’uscita dell’omonimo film di Park Chan-wook, fece uscire l’atroce remake di Oldboy (올드보이, 2003) che, nonostante il suo cast pluristellato, si è rivelato un imbarazzante e mediocre esercizio di stile.

Se posso vagamente comprendere i remake di film molto vecchi che non incontrano i gusti odierni, non capisco la necessità di realizzare una nuova versione di un film che ha a malapena un decennio d’età, soprattutto quando la pellicola originale era già un capolavoro senza tempo di per sé. Forse Highest 2 Lowest non è terribile quanto Oldboy (2013), ma certamente ci si avvicina molto.

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Autore

  • Alessia Vannini è una studentessa di cinema e aspirante regista, sceneggiatrice ed attrice cinematografica. Sin da quando era piccola ha recitato in musical nei teatri della sua città e adesso spera, un giorno, di esordire sul grande schermo, sia che si tratti di stare di fronte alla macchina da presa, sia che si tratti di stare dietro ad essa a dirigere gli attori in scena. Parla quattro lingue (per adesso) e nel tempo libero, oltre a guardare una quantità interminabile di film, le piace scrivere articoli e recensioni sulle pellicole, sulle serie o sui registi che apprezza di più. Le piace molto andare ai film festival e partecipare a incontri, masterclass o anteprime con le sue star preferite.
    Oltre ad essere una grande appassionata di film vecchi, ama anche la musica rock anni ’50-’80 e suona la chitarra. Cinema o musica che sia, ciò che è certo è che proverà almeno una volta tutti i generi, perché non puoi dire che non ti piace qualcosa finché non lo hai provato…


     

     

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