CONCLAVE

This entry is part 11 of 32 in the series N1 2025

NUOVE USCITE

Quando la fede si piega al dubbio (e al potere)

Di Miriam Padovan

Se pensavate che l’elezione del Papa fosse un atto di pura spiritualità e preghiera, Conclave di Edward Berger è qui per smentirvi con la grazia di un macigno lanciato su una vetrata gotica.

Tratto dal romanzo di Robert Harris, il film si presenta come un thriller morale che, tra intrighi e colpi di scena, si diverte a sezionare le dinamiche interne della Chiesa cattolica, un’istituzione che qui appare più simile a un consiglio d’amministrazione di una multinazionale che a un luogo di devozione.

L’idea di Harris di trasformare il Conclave in una sorta di giallo senza cadaveri, con il cardinale decano Lawrence (un Ralph Fiennes magistrale) nel ruolo del “detective”, è sicuramente intrigante. Il vero mistero, però, non è chi ha ucciso chi, ma piuttosto chi ha nascosto cosa per arrivare all’ambito soglio pontificio. I candidati si scontrano in un gioco al massacro fatto di ambizione e ipocrisia, mentre le maschere – nemmeno troppo ben incollate – cadono una dopo l’altra.

La sceneggiatura di Peter Straughan si muove tra tensioni politiche, giochi di potere e riflessioni sulla fede con una certa eleganza, ma non senza inciampare. I colpi di scena, sebbene numerosi, finiscono per sembrare forzati, e il finale, che sfocia nel fantapolitico alla Dan Brown, lascia un sapore amaro. Un deus ex machina poco sviluppato spezza l’immersione, rendendo vano il crescendo di suspense costruito con fatica.
E qui il film eccelle: i dialoghi tra i cardinali, intrisi di astio e sarcasmo, sembrano quasi usciti da una puntata di Succession, solo che invece di giocare con miliardi, giocano con le anime. A tratti, però, la verbosità sfiora il comico involontario, e l’ironia si trasforma in una lama che colpisce (forse troppo) la Chiesa.

Il cast: un’arma a doppio taglio
Con attori del calibro di Fiennes, Stanley Tucci e Isabella Rossellini, ci si aspetta un’opera memorabile.
Tuttavia, il rischio di un cast “troppo stellare” è reale: ognuno sembra voler rubare la scena, e il risultato è una sinfonia che a volte suona più come una cacofonia. Certo, Fiennes si distingue per la sua capacità di rendere credibile ogni sfumatura del tormento interiore di Lawrence, ma gli altri, nonostante performance solide, rischiano di apparire caricaturali. Nota di merito per Castellitto, il cui cardinale Tedesco è una versione clericale di Donald Trump.

Berger: la Marie Kondo di Netflix
La regia di Berger, che aveva impressionato in Niente di nuovo sul fronte occidentale (Im Westen nichts Neues, 2022), qui sembra meno ispirata. La scelta di uno stile sobrio, quasi scolastico, con movimenti di macchina eleganti ma prevedibili, lascia il film privo di quel tocco di genio che ci si aspetterebbe da una produzione di questa portata. La fotografia, però, firmata da Stéphane Fontaine, è un capolavoro: i giochi di chiaroscuro rendono la Cappella Sistina e i corridoi vaticani protagonisti silenziosi ma onnipresenti.

Il solito film woke?
Uno degli aspetti più discutibili del film è il suo approccio ai temi contemporanei come femminismo, inclusività e scandali vaticani. Mentre Isabella Rossellini offre una vibrante reprimenda femminista, il tutto si riduce spesso a slogan e battute lapidarie che mancano di profondità. La rivelazione finale sulla sessualità del neoeletto Pontefice, pur coraggiosa, sembra più un’operazione di marketing che una scelta narrativa genuina.
Alla fine, ciò che resta è un film sul dubbio. Dubbio sulla fede, sulle istituzioni, sulle certezze che ci raccontiamo per andare avanti. È questo il cuore pulsante di Conclave, un’opera che, nonostante i suoi difetti, riesce a offrire uno spaccato umano e crudo su un’istituzione che da secoli plasma il mondo. Un dubbio che affligge persino il tormentato Lawrence, il quale si chiede se la sua stessa riluttanza a diventare Papa sia una forma di umiltà o una sottile vanità.

Una promessa
non completamente mantenuta
Da avida appassionata di true crime e pedofilia vaticana, sono rimasta un po’ delusa. Conclave non è un capolavoro, ma nemmeno un disastro.

È un thriller che intrattiene e fa riflettere, ma che manca di quel quid necessario per lasciare un’impronta duratura. Le sue ambizioni sono alte, ma il risultato è spesso superficiale, quasi come se avesse paura di spingersi troppo oltre. Insomma, Berger, spill the tea.

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Autore

  • Padovan Miriam nasce e decide di fare l’artista. Dopo un’infarinatura decisamente disomogenea, pensa di voler diventare una qualsiasi regista indie femminista ma il suo anno da fotografa per matrimoni le fa cambiare subito idea. Inizia a bingewatchare video di Barbero e scopre la sua vera passione: dare aria alla bocca. Approda al DAMS e, dopo essersi guadagnata la fama grazie al suo spaccio di appunti (secchiona e pure sottona), finisce per diventare redattrice di questa rivista.
    Il suo sogno sarebbe continuare a fare quello che fa adesso, ma da pagata: stare seduta sul proprio culo lamentandosi di come gli altri potrebbero fare meglio. Ha una terribile ironia ed i gusti artistici di una sedicenne: un’intellettuale wannabe che ha ancora troppo da imparare per avere un’opinione ma che, tra una cazzata e l’altra, a volte, ha ragione.


     

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