NUOVE USCITE
di Sara Pellacani
Dopo tutte le polemiche e il chiacchiericcio, “Cime tempestose” (“Wuthering Heights”, 2026) di Emerald Fennell è finalmente arrivato nelle sale cinematografiche lo scorso 12 febbraio ed ha già spaccato il pubblico a metà. Sin dal primo teaser, infatti, la trasposizione cinematografica del classico di Emily Brontë ha portato con sé una scia di critiche per via delle evidenti differenze con il romanzo, soprattutto per quanto riguarda la scelta degli attori. Ma lasciando da parte il fatto che il film non sia fedele al libro (la regista infatti mette le mani avanti inserendo le virgolette nel titolo del film), Emerald Fennell sforna una versione inedita di Cime tempestose, sicuramente interessante da un punto di vista estetico ma che non convince fino in fondo.

Il film era stato presentato come la storia di un amore tossico, deteriorante ed ossessivo, il cui fulcro principale era la passione tra i due protagonisti Cathy (Margot Robbie) e Heathcliff (Jacob Elordi). Nulla di tutto ciò però è presente nella pellicola, che risulta essere abbastanza piatta e senza un adeguato approfondimento dei personaggi principali, i quali sembrano agire più per capriccio che per un reale sentimento, amoroso o morboso che sia. La tensione passionale tra i due non è ben costruita e si passa precipitosamente senza alcuna crescita graduale dall’affetto fanciullesco che lega i protagonisti al loro risveglio sessuale. Non che questo risveglio sia poi particolarmente erotico, dato che, al contrario di come era stato dichiarato, nel film non vi è nulla di particolarmente eccessivo, nonostante l’inizio in pompa magna dove a schermo nero si sentono solo gemiti apparentemente sessuali di un uomo che si rivela però un impiccato in fin di vita.

Nulla in questo film è quindi particolarmente sentito o sofferto: i due protagonisti dimostrano il loro amore enunciandolo senza sottigliezze e il tutto è oltremodo farsesco, un effetto forse voluto dalla regista ma che va a scapito della pellicola. Sembra infatti che si sia voluto regalare al pubblico una serie di scene romantiche con baci passionali ma che non trasmettono nulla, in quanto la chimica tra i due non è affatto potente, così come la tanto decantata ossessione e brama tra i corpi.
A colpire però è l’attenzione verso tutto ciò che riguarda la parte estetica del film, a partire dalla scenografia fino ai costumi ed il trucco. I richiami infatti sono tanti, a partire dal Marie Antoinette (2006) di Sofia Coppola fino a Via Col Vento (Gone with the Wind, Victor Fleming, 1939) – vedasi la scena in cui Heathcliff abbandona Cathy dopo che quest’ultima accetta la proposta di matrimonio da parte del ricco vicino Edgar Linton (Shazad Latif).
Inoltre, una particolare attenzione è data alla costruzione degli ambienti, che risaltano maggiormente nel momento in cui Cathy va a vivere a Thrushcross Grange, ovvero la sfarzosa tenuta del neo marito Linton: un esempio su tutti è la camera da letto della protagonista, le cui pareti riprendono il colore della pelle della donna, comprese le venature e le efelidi. La gabbia d’oro in cui si trova Catherine la accompagna nei suoi stati d’animo, come se fosse un prolungamento della sua anima che si infuoca nei momenti di scontro con la dama da compagnia Nelly (Hong Chau).


Proprio quest’ultima, insieme alla protetta di Linton Isabella (Alison Oliver), dimostra più complessità psicologica rispetto ai due protagonisti; in particolare, con Isabella si vuole dare un ulteriore twist kinky al film, in quanto la ragazza sembra disposta a tutto, anche a farsi sottomettere in maniera degradante, pur di avere le attenzioni di Heathcliff.
“Cime tempestose” di Emerald Fennell risulta quindi una pellicola dalla poca sostanza – come si suol dire, molto fumo e niente arrosto – dove si cerca di creare una carnalità attraverso l’uso di simbologie ed immagini legate alla visceralità dei corpi (come con le scene con la bava di lumaca o quella in cui Heathcliff affonda e fa scivolare le dita tra i tuorli delle uova rotte). In generale, si ha l’impressione di un film contornato da buoni elementi, ma che da soli non riescono a tenere in piedi la totalità della pellicola.



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