HAMNET – NEL NOME DEL FIGLIO

This entry is parte 12 di 23 in the series N2 2026

NUOVE USCITE

di Sara Pellacani

Tratto dall’omonimo romanzo del 2020 di Maggie O’Farrell, Hamnet – Nel nome del figlio (Hamnet) della regista Chloé Zhao esplora con grande maestria quella che è la tragedia familiare che colpisce William Shakespeare (Paul Mescal) e sua moglie Agnes (Jessie Buckley). Già da una delle prime inquadrature del film è possibile comprendere il forte legame che lega i personaggi, in particolare quello di Agnes, con la natura: la donna infatti è in posizione fetale all’interno di un bosco, avvolta dalle radici degli alberi che la accudiscono, quasi a formare il grembo di una madre. Da un lato quindi una natura materna che custodisce l’amore tra William ed Agnes e che diventa teatro della nascita della loro primogenita Susanna (Bodhi Rae Breathnach); dall’altro invece una natura matrigna che non fa sconti e che toglie la vita al piccolo Hamnet (Jacobi Jupe).

Chloé Zhao realizza un film dalle note liriche (di richiamo “Malickiano” – vedasi soprattutto The Tree of Life, 2011) dove la soggettività prevale ed ogni inquadratura risulta evocativa. Non si cade mai in un sentimentalismo banale, ma si cerca di strutturare un discorso profondo sul lutto senza mai risultare scontati (complice forse anche la partecipazione di Maggie O’Farrell nella sceneggiatura). Inoltre, la regista usa la natura come cassa di risonanza delle emozioni provate dai protagonisti, lasciando all’interno del film un ampio spazio per quanto riguarda i suoni e le immagini naturalistiche (come già era successo in Nomadland del 2020, della stessa Zhao).

Non c’è nessuna spettacolarizzazione del dolore all’interno della pellicola, che trova come sue colonne portanti anche le ottime performance attoriali di Jessie Buckley e Paul Mescal nei rispettivi panni di Agnes e William, due personaggi diversi tra loro: lei spirituale ma anche decisa e volitiva, lui un uomo dall’animo buono che man mano viene tormentato dalla sua stessa arte. In particolare, Jessie Buckley riesce a cogliere pienamente lo spirito della protagonista, regalando un’interpretazione cruda ed estremamente viva di una donna che lotta contro il fatale destino del figlio. Nota di merito poi va anche al giovane attore Jacobi Jupe, che interpreta Hamnet con grande intensità. 

Altro elemento fondamentale del film è poi il tema dell’arte come mezzo per incanalare il dolore legato alla perdita: Shakespeare utilizza la propria arte per elaborare il lutto, rendendo immortale il figlio attraverso la tragedia di Hamlet. Si compie quindi una catarsi per Agnes e William, i quali, con la rappresentazione dell’opera, affrontano il dolore e commemorano la vita del piccolo Hamnet assieme al pubblico che, alla fine dello spettacolo, afferra le mani del protagonista della tragedia (Noah Jupe, fratello di Jacobi), in un momento che trascende la dimensione teatrale ma che celebra la vita stessa.

La pellicola di Chloé Zhao, candidata all’Oscar come Miglior film, è un’intensa esperienza cinematografica che, per via della sua sensibilità artistica, riesce a colpire in profondità le corde dell’animo umano. 

N2 2026

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Autore

  • Diplomata al liceo linguistico e iscritta al DAMS. Ama seguire le novità sul mondo dello spettacolo ed è un’assidua frequentatrice di cinema. Le piace stare al passo con le più recenti tendenze cinematografiche ed è interessata particolarmente al mondo della critica spaziando tra i vari generi. Inoltre, è anche una grande appassionata di pop culture e di curiosità su attori e registi.


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