VENEZIA
di Riccardo Morrone

Arcobaleni di cartapesta
Quello di Succederà questa notte è un Nanni Moretti sotto di due ottave. Vale per il Moretti-interprete, ancor più flemmatico che mai nella sua verve recitativa, ma pur sempre in grado di lasciare un segno sullo schermo e strappare qualche risata, ma vale soprattutto per il Moretti-regista, che dietro la mdp mostra ormai evidenti segni di stanchezza – e non è forse la prima volta che ciò accade. Certo, non mancano sprazzi di buon cinema, morettismi e una selezione musicale all’altezza, ma tutto questo è diluito nel grigiore di uno scheletro narrativo fossilizzato che, tra rigidi balzi in avanti e personaggi altrettanto ingessati, si trascina faticosamente prima di approdare ad un finale altrettanto spento. Poco prima, in uno dei brani più riusciti del film, assistiamo ad una messa in scena paratattica in cui un gruppo di attori recita il contenuto di alcune ignote corrispondenze epistolari (con tanto di data e luogo). Lì sembra esserci proprio tutto ciò che manca al meccanico racconto ipotattico di Moretti: inventiva, ambiguità, fluidità.
È, invece, perennemente due ottave sopra Jasmine Trinca che, nel ruolo della co-protagonista Greta, fatica a convincere ed incanta solo per quanto riguarda i fondamentali tennistici (volée comprese). La sua prova è il sintomo più evidente di una narrazione generalmente troppo compromessa con le note gonfie e gravi del drammone familiare. Queste rischiano, infatti, di fagocitare un’opera che spesso non sa bene quale strada voglia intraprendere, indecisa com’è tra la leggerezza tipica della commedia francese (concentrata per lo più nella prima metà) e il marcato sentimentalismo che domina la seconda parte.
Ispirato alla raccolta di racconti Legami dello scrittore israeliano Eshkol Nevo, Succederà questa notte ci ricorda che non sempre longevità, ispirazione e qualità procedono di pari passo: non ci sembra il caso di andare a ripescare ciò che lui stesso strillava una cinquantina d’anni fa (poiché evidentemente sarebbe ingiusto nei suoi confronti) o tirare in ballo, come è stato già fatto, l’espressione “cinéma de papa”, ma è pur vero che la pellicola appare livellata – quantomeno sul piano tematico – allo standard del panorama produttivo italiano, già ampiamente saturo di drammi, inverosimili famiglie borghesi e noiosi amori extraconiugali – ma, soprattutto, latitante di valide idee.

Lascia un commento