RIFLESSIONE E RAPPRESENTAZIONE DEL FEMMINICIDIO IN “SE DOMANI NON TORNO”

NUOVE USCITE

di Alessandro Capecci

Il 19 novembre 2023, dopo la scoperta del femminicidio della sorella, Elena Cecchettin appare in diretta televisiva nel corso della trasmissione Dritto e rovescio ed esplicita con puntuale chiarezza gli elementi che hanno contribuito a plasmare l’identità dell’uomo che ha assassinato Giulia Cecchettin, tra cui la cultura dello stupro e l’assenza di un programma pubblico di educazione sessuo-affettiva. Una settimana dopo, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, milioni di persone femminilizzate rifiutano la norma del minuto di silenzio e rispondono alla chiamata di “fare rumore”, partecipando alle manifestazioni in tutta Italia con mazzi di chiavi e strumenti di ogni tipo.

Una manifestante indossa i nomi delle vittime di femminicidio in Italia nel 2023 durante la manifestazione di Non una di meno il 25 novembre 2023 a Roma

Se domani non torno (2026), ultimo film di Paola Randi, si inserisce all’interno dell’accusa rivolta al fenomeno del femminicidio in maniera semplice e diretta, partendo dall’opera biografica Cara Giulia. Quello che ho imparato da mia figlia (Gino Cecchettin e Marco Franzoso, 2024) per dare alla propria drammatizzazione finzionale un approccio didattico-educativo. Il film mantiene infatti un’aderenza quasi totale alla veridicità degli eventi e alle parole pronunciate dalla famiglia stessa in occasioni pubbliche – il discorso di Gino (Filippo Timi) o quello di Elena Cecchettin (Tecla Bossi) a cui si è fatto riferimento in apertura, trasposto fedelmente in una sequenza, ne sono un esempio –, provando a problematizzare il discorso in merito alla rape culture e al victim blaming ma rimanendo ancorato a un superficiale didascalismo, immobilizzando di fatto lo spettatore con un messaggio non da interpretare, bensì semplicemente da ricevere.

Tommaso Allione, Sabrina Martina e Tecla Bossi in una scena del film

Questo tentativo, in un lavoro filmico del genere, è da considerarsi comunque in parte apprezzabile, se si pensa che nella quasi totalità degli adattamenti cinematografici ispirati da recenti casi di cronaca italiani la volontà di proporre un’analisi sociale, politica o culturale più articolata in merito ai temi trattati sia deformata o del tutto assente. A titolo esemplificativo si potrebbe guardare al recente La città dei vivi (Edoardo Gabbriellini, 2026), tratto dall’omonimo romanzo di Nicola Lagioia: qui l’omicidio di Luca Varani, avvenuto a Roma nel marzo del 2016, viene rappresentato come una crudele casualità invece che il frutto delle dinamiche di potere – non raramente tese alla soppressione fisica – che si generano all’interno della parte più oscura della comunità gay e di alcune pratiche non consensuali del chemsex.

Nonostante inoltre la militanza femminista di Randi e l’esperienza della co-sceneggiatrice Lisa Nur Sultan in progetti di questo tipo – quest’ultima ha infatti realizzato la sceneggiatura di Sulla mia pelle (Alessio Cremonini, 2018), trasposizione cinematografica dell’omicidio di Stefano Cucchi, e di alcuni episodi di Circeo (Andrea Molaioli, 2022 – terminata), miniserie televisiva incentrata sul caso del Delitto del Circeo – la rappresentazione sul grande schermo di Giulia Cecchettin (Sabrina Martina) appare fuorviante e insufficiente. Se da una parte viene restituita dignità alla giovane donna, mostrando e raccontando la sua vita privata, sottraendola in tal modo al rivestimento dell’unico status di vittima, dall’altra – anche per mezzo della recitazione di Martina – si esasperano i sorrisi, la delicatezza e la bontà di Cecchettin, facendola apparire più come una Madonna angelicata che come una persona reale. L’effetto ottenuto, come si diceva, è fuorviante: sembra quasi che una donna debba essere in vita buona e innocente per poter condannare o aggiungere gravità al suo femminicidio.

Sabrina Martina in una scena del film

Al contrario, uno degli elementi migliori di Se domani non torno coincide con una sapiente scelta delle autrici. Nel film infatti, rinunciando alla morbosità che i media mainstream hanno riservato nei confronti della sua persona, viene completamente omessa la rappresentazione dell’uomo che ha assassinato Giulia Cecchettin. Non solo alle fattezze di F.T. è negata l’apparizione, ma anche il suo nome è del tutto assente e non viene pronunciato nemmeno in una sequenza. La scelta è esplicitamente politica: nella riflessione e nella rappresentazione del femminicidio non può esserci spazio per gli uomini. Questi ultimi devono riservare a loro stessi un altro spazio di analisi, caratterizzato dall’auto-educazione, dalla comprensione dei propri privilegi di genere e dallo smantellamento collettivo delle pratiche che costituiscono la cultura dello stupro, preludio del femminicidio. Solamente facendo questo si potrà cercare di cogliere una storia fatta di oppressioni e auspicare, in un’ultima istanza, un radicale cambiamento sociale.

Se domani non torno è ora al cinema.

Autore

  • Alessandro Capecci

    Nato nel 2001, laureato in Lettere moderne e studente del CITEM all’Università di Bologna. Alessandro vive a Bologna ed è appassionato di cinema e scrittura. Più che redigere recensioni, preferisce individuare e analizzare elementi suggestivi per parlare dei film che vede al cinema. Nel 2023 ha realizzato Narrazione, un cortometraggio sperimentale che si interroga sulla definizione di genere in ambito narrativo. Nel 2024 ha svolto il ruolo di maschera per il cinema in Piazza Maggiore durante la XXXVIII edizione del Cinema Ritrovato di Bologna. Nel 2025 è stato membro della giuria Young Critics durante la XXI edizione del Biografilm Festival di Bologna.


     

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