LUX ÆTERNA

FIL ROUGE: CINE-STREGHE

di Nora Zine

Con Lux Æterna (2019), Gaspar Noé trasforma il set cinematografico in uno spazio di conflitto, dove la creazione artistica si confonde progressivamente con l’esercizio del potere. Béatrice Dalle e Charlotte Gainsbourg, nei panni di versioni di sé stesse, partecipano alla realizzazione di un film sulle streghe, ma dietro la finzione si consuma un’altra forma di persecuzione: quella di un sistema produttivo incapace di sottrarsi alle proprie gerarchie e alle proprie ossessioni. Il rogo diventa così una metafora della violenza esercitata sui corpi, in particolare su quelli femminili, ma anche del sacrificio richiesto dal cinema stesso.

Lo schermo diviso, i dialoghi sovrapposti e la progressiva disgregazione del montaggio costruiscono un’esperienza che rifiuta ogni rassicurante continuità narrativa. Noé non si limita a rappresentare il caos, ma ne fa il principio formale del film, coinvolgendo lo spettatore in una visione sempre più instabile. Nel finale, le luci stroboscopiche e la saturazione sonora trasformano l’immagine in uno stimolo quasi insostenibile, mettendo alla prova la resistenza fisica di chi guarda. Il cinema diventa un dispositivo di aggressione sensoriale, capace di sedurre e respingere con la stessa intensità.

Lux Æterna è un’opera radicale e volutamente provocatoria, in cui la riflessione sul potere delle immagini coincide con la sua dimostrazione pratica. La luce evocata dal titolo non illumina né rivela: acceca, consuma, trasforma lo schermo in un rogo elettronico. Più che raccontare una storia, Noé costruisce un’esperienza limite, nella quale il cinema si interroga sulla propria capacità di manipolare lo sguardo. Un film imperfetto ma coerente, che trova proprio nell’eccesso la sua forma più autentica di espressione.

Autore

  • Studentessa al secondo anno di DAMS, Nora nasce nel lontano 2003 nella stridente Parigi, ma cresce per lo più tra i bar del Pratello da genitori appassionati di cinema. Il suo primo ricordo legato a quest’arte è la visione di La corazzata Potëmkin alla tenera età di quattro anni per ragioni ancora da chiarire. Forse nella speranza che si addormentasse. Non ha funzionato: anzi, ha solo alimentato la sua curiosità. Da quel giorno spulcia tutti i cinema, i festival, le mostre e le rassegne che incontra sul suo cammino.


     

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