NUOVE USCITE
di Sara Pellacani
A distanza di vent’anni, Il diavolo veste Prada (The Devil Wears Prada, David Frankel, 2006) arriva al cinema con il suo attesissimo sequel. Firmato sempre da David Frankel, a fare il suo ritorno all’interno del film è anche il cast originale capitanato da Meryl Streep nel ruolo dell’iconica Miranda Priestley. D’altronde squadra che vince non si cambia, ed è proprio questa la direzione che prende Il diavolo veste Prada 2: Andy (Anne Hathaway), a seguito del licenziamento dal New York Vanguard, viene assunta come nuova features editor di Runway in quanto la rivista e la sua direttrice sono finite nell’occhio del ciclone a causa di un articolo promozionale su un brand che si è rivelato essere uno sweatshop. Spetta quindi ad Andy il compito di risollevare la credibilità della rivista, un difficile incarico per la giornalista che dovrà di nuovo mettersi alla prova con quel mondo che si era lasciata alle spalle vent’anni prima.

Così come la prima pellicola cercava di mostrare allo spettatore che non è tutto oro ciò che luccica e che anche il posto di lavoro più glamour può nascondere diverse insidie dietro una superficie patinata, anche in quest’ultima pellicola si cerca di affrontare la crisi che investe il giornalismo, sempre più vittima dei fondi tagliati.

Per tale ragione Runway si trova costretta ad abbandonare la carta stampata e a produrre solamente contenuti online streammabili e cliccabili, come dichiara lo stesso Nigel (Stanley Tucci) all’interno del film. Proprio questo paradossalmente risulta essere lo stesso problema del sequel che non solo è vittima dei trend social – vedi i momenti in cui si parla di quiet luxury oppure ancora gli evidenti product placements all’interno della pellicola – ma anche vittima della fama e dell’iconicità del primo film. Il tentativo infatti è quello di riproporre le scene più memorabili de Il diavolo veste Prada (un esempio è la sequenza in cui Nigel sceglie i capi di lusso da prestare ad Andy) senza però raggiungere la stessa autenticità. Le battute non sono più così sagaci e la pellicola risulta alquanto banale, aggiungendo elementi decisamente superflui come la storia d’amore tra Andy e Peter (Patrick Brammall), new entry di questo film. Tra i due infatti non vi è assolutamente chimica e la scelta di inserire il loro romance nella pellicola sembra completamente forzata.

Ciononostante la pellicola ha diversi elementi positivi, risultando comunque di grande intrattenimento grazie a tutta una serie di cameo(un esempio su tutti quelli di Donatella Versace e Lady Gaga) e alle tante sequenze dove i protagonisti partecipano a sfilate ed eventi a ritmo delle note di Vogue di Madonna.

A farla da padrone però sono i protagonisti, in particolare Nigel (uno Stanley Tucci sempre convincente) ed Emily (Emily Blunt), che finisce per essere la vera sorpresa della pellicola. Un quadretto vincente dove forse è proprio Miranda a risultare il personaggio più scalfito dal tempo: la direttrice infatti è sempre corretta per via del suo linguaggio non proprio politically correct e quelle che dovrebbero essere le sue battute più taglienti finiscono per essere piuttosto spente. Si assiste quindi ad un appiattimento generale non solo dal punto di vista dei contenuti, ma anche da quello visivo con un grigiume che aleggia su tutta la pellicola e degli outfit non proprio memorabili.

Da sottolineare però è come il film riesca comunque ad offrire anche alcuni spunti riflessivi interessanti, come l’IA nell’industria creativa ed il controllo delle multinazionali sui contenuti della rivista. Complessivamente quindi, Il diavolo veste Prada 2 riesce a fare il suo lavoro e a portare il pubblico in sala attraverso una commedia glamour che, a distanza di vent’anni, sa ancora parlare agli spettatori. Tuttavia, alla pellicola manca l’anima e la stessa vivacità che rendono così popolare il primo film ed il risultato finale è quello di una parata che unisce tutto ciò che è virale sui social.


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