NUOVE USCITE
di Davide Delledonne
Lasciare all’altro l’impegno dell’azione, della consumazione del desiderio o della potenza dell’amore è il ruolo di colui che guarda, sia egli regista o spettatore: nei suoi occhi vive ciò che è d’altri. Questo è il presupposto per comprendere Gli occhi degli altri, il nuovo film di Andrea De Sica, nella sua agghiacciante posizione morale. Il film rielabora liberamente il caso Casati Stampa, lasciando all’insolita e sorprendente collaborazione tra Filippo Timi e Jasmine Trinca il compito di dare corpo e voce ai suoi protagonisti: il marchese Lelio ed Elena. Il terzo film di Andrea De Sica riesce proprio nell’esaltazione del recitare tanto che, presentato alla Festa del Cinema di Roma 2025, è valso a Jasmine Trinca il premio Monica Vitti per la sua coraggiosa e sorprendente performance attoriale.


Il marchese Lelio trascorre la sua vita da isolano, isolato dal mondo, in compagnia della moglie. Il fine settimana organizza pompose feste con opportunisti e amici d’alta classe e proprio durante una di queste feste conosce Elena, moglie di uno degli invitati. Uno sguardo e i loro corpi iniziano a bramarsi voracemente e i due iniziano ad animare un legame nato sin dal principio da un erotismo macabro. Li ritroviamo anni dopo felicemente sposati e sempre indaffarati nelle solite attività dionisiache, anche se negli occhi di Elena inizia a nascere l’inquietudine di un’insoddisfazione su cui Lelio non avrà il controllo. In ciò lo sguardo di De Sica è interamente posato su Elena, sui suoi cambiamenti e sul suo corpo, cercando di sottolineare in quattro passaggi l’evoluzione dei suoi sentimenti verso un uomo, Lelio, statuario e puntato. Nello specifico, il corpo di Elena è il luogo dell’accanimento possessivo del marchese, che, ossessionato dalla perversione di vedere sua moglie sedotta e scopata da altri, la riprende in superotto sporchi e viscidi, usati dal regista per mettere alla prova gli occhi dello spettatore stesso (quelli degli altri, per l’appunto). Ciò restituisce al marchese un senso di controllo sul corpo della sua amata, alimentando la sua ossessione fino a trasformarla in malattia e successivamente in morte. L’isola diviene un luogo familiare in cui la natura incontaminata e libera, simboleggiata dal muflone, viene repressa e contaminata dalla presenza deiettiva dell’uomo; un ambiente che riprende, per caratteristiche e richiami stilistici nell’uso delle riprese, l’isola de L’avventura di Antonioni, con il quale condivide anche il senso di alienazione dei personaggi in questo panorama immacolato.

Andrea De Sica ha trovato con Gli occhi degli altri una forte ed estesa tensione tra il carnale e il macabro, che fin dall’apertura rimane alta e pungente – probabilmente grazie a uno sguardo centrato sulla materialità degli oggetti e dei soggetti, la cui presenza, dovuta anche alla sublime prova di Timi e Trinca, è riduttivamente pervasiva, tanto da rendere i dialoghi superflui rispetto alla potenza visiva del film. Inoltre, il film ha la dinamicità di adattarsi agli scandali recenti (su tutti gli Epstein Files) e di problematizzare il delirio e la malattia di cui è vittima l’uomo avvelenato dal potere, oltretutto mettendo al centro una femminilità ambigua e ammaliante, caduta vittima del “gioco” del possesso.

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