VENEZIA
di Davide Delledonne

“Tutti abitiamo in una casa”. La chiamiamo “dimora” perché ci protegge e ci lega alla nostra famiglia e alla nostra storia. Nelle case sono custoditi i nostri ricordi. Ci aiutano a definire la nostra biografia e a plasmare la nostra identità.
Tali parole sono il commento al nuovo documentario presentato a Venezia da Wim Wenders, nonché la ragione di un’opera sull’architettura di Peter Zumthor e su un’indagine della prospettiva sul suo sguardo tra lo spazio e il suo abitare. L’architettura lavora con lo spazio, lo modella attraverso il materiale, gli attribuisce una funzione mutandolo in ambiente, permette all’uomo di riconoscere la sua forma illimitata attraverso lo scontro con la sua limitazione. Queste sono alcune delle fondamenta filosofiche che Zumthor, accompagnato da Wenders, lascia intendere nella presentazione dei propri progetti, ossia quei punti fondamentali su cui strutturare le proprie idee dell’abitare. Attraverso il 3D Wenders riesce, ancora una volta dopo Anselm (Anselm – Das Rauschen der Zeit, 2023 ), a valorizzare lo spazio catalizzando l’armonia della sua suddivisione per rendere nelle migliori condizioni la bellezza dell’arte architettonica dell’artista svizzero. Così facendo viene valorizzata l’armonia tra la costruzione e l’ambiente, tra la costruzione e la sua storicità e come vera e propria espressione della storia di uno spazio già sempre presente e già sempre abitato.
Inoltre, la realizzazione di un documentario crea una prospettica visione artistica, dove molteplici piani si intersecano creando un organismo meta-artistico in cui il film stesso costituisce una galleria d’arte, la cui artisticità è sia linguaggio quanto essenza, in cui l’arte di Zumthor viene esposta per il suo valore artistico tanto quanto luogo d’arte, spazio abitabile d’arte stessa, affidando a svariati artisti il suo abitare.
Una disposizione profonda sul ruolo dell’arte nel luogo della sua musealizzazione, dinamizzata nell’atto stesso di riempire questo spazio attraverso l’uso del linguaggio sempre espressamente dinamico del cinema. From Inside Out è opera d’arte sull’arte stessa ed allo stesso tempo è la messa in scena di uno spazio interno che esprime, attraverso il suo essere finito, l’infinita possibilità dello spazio fuori, quello che anche prima di costruire possiamo dire d’abitare.
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