DISCLOSURE DAY

NUOVE USCITE

Il nuovo film di Spielberg sugli alieni è tutto ciò che potremmo desiderare

di Alessia Vannini

Non c’è emozione più bella di tornare al cinema a vedere un nuovo film di uno dei più grandi maestri della settima arte e che ci ha fatti appassionare a questa disciplina. Steven Spielberg è stato, forse per tutti noi, un accompagnatore nei nostri percorsi di vita, regalandoci emozioni con i suoi numerosissimi e celeberrimi film.

Oggi, torna in sala con una nuova opera cinematografica che riprende uno dei filoni più cari alla sua poetica, quello del cinema degli alieni. Avendo cominciato con il primo Incontri ravvicinati del terzo tipo (Close Encounters of the Third Kind, Steven Spielberg, 1977) – che è stato un vero rinnovatore del genere fantascientifico di quegli anni – ha poi proseguito il suo lavoro con due altri film che hanno per protagonisti dei personaggi alieni: ET l’Extra Terrestre (E.T. the Extra-Terrestrial, Steven Spielberg, 1982) e La guerra dei mondi (War of the Worlds, Steven Spielberg, 2005).

Con il primo di questi film, Incontri ravvicinati, Spielberg si è distaccato da quella tendenza anni Cinquanta e Sessanta che vedeva inevitabilmente gli extraterrestri come una minaccia incombente sulla Terra – a cui però ha fatto lui stesso ritorno, anni dopo, con La guerra dei mondi, che è infatti un remake attualizzato alla contemporaneità dell’omonimo cult del cinema orrorifico anni ‘50 La guerra dei mondi (The War of the Worlds, Byron Haskin, 1953).

In maniera forse più preponderante di quanto non avesse fatto il suo film del 1977, E.T. ha messo al centro l’innocenza e la curiosità infantile, e il pretesto dell’arrivo di un extraterrestre sul nostro pianeta si è fatto veicolo per parlare di qualcos’altro: di noi, della nostra società, del nostro atteggiamento verso l’ignoto. Il regista ha dato impulso ad uno sci-fi che non avesse più come centro tematico lo scontro con l’altro, ma piuttosto l’instaurazione di un rapporto amicale.

Ecco, tutto questo excursus è importante per capire veramente il nuovo Disclosure Day (Steven Spielberg, 2026), per comprendere il suo ruolo all’interno di un panorama ben più vasto e per rendersi conto del ruolo che questa sua ultima pellicola gioca all’interno di tutta produzione cinematografica spielberghiana.

Inutile dire, a questo punto, che la fascinazione per gli alieni di Spielberg è stata centrale nella sua vita, e non solamente in quella lavorativa. Infatti, egli ha più volte ammesso di sostenere fermamente che non siamo soli nell’universo. In una recente intervista con Alberto Angela su il venerdì di Repubblica per l’uscita del nuovo film, alla domanda se crede che ci sia vita su altri pianeti lui ha risposto così:

“Sì, assolutamente. Penso sia matematicamente e scientificamente impossibile che siamo l’unico organismo biologico nel cosmo.

Come spiega nella già citata intervista con Angela, la domanda che pone al centro del film è se siamo mai stati visitati da civiltà avanzate di altri pianeti. Disclosure Day è un film che si rivolge fortemente al nostro periodo storico. Spielberg sostiene infatti che l’incontro con altre forme di vita non terrestri ci permetterebbe di ridimensionarci, di capire che non siamo il centro dell’universo e di essere, quindi, più empatici nei confronti del grande ignoto. La scoperta però del fatto che queste creature possano aver abitato il nostro pianeta a lungo è qualcosa di ancora più sconvolgente, che spinge inevitabilmente le persone a rileggere in chiave diversa il proprio vissuto personale. È interessante a tal proposito il cambiamento di prospettiva rispetto a un film come Incontri ravvicinati del terzo tipo che Spielberg esprime nell’intervista:

Mentre giravo Incontri ravvicinati del terzo tipo mi chiedevo: non sarebbe meraviglioso se tutto questo si rivelasse vero? E ora, cinquant’anni dopo, penso: non sarebbe meraviglioso se finalmente la gente scoprisse che tutto questo è vero?

Disclosure Day ipotizza che la Wardex Corporation, un’ala segreta del governo americano, sia a conoscenza di fatti sconcertanti che ha deciso di tenere nascosti a tutto il mondo: gli alieni sono tra noi da ormai ben 79 anni, dal celeberrimo incidente Roswell, e sono stati vittime di brutali esperimenti da parte del governo statunitense. Fatta eccezione per le persone al potere che hanno avuto modo di interagire con loro, i comuni mortali non li hanno mai visti perché gli extraterrestri si camuffano sottoforma di animali, come cardellini o cervi, per non spaventare le persone.

Si seguono quindi le vicende di un esperto di sicurezza informatica – Daniel Kellner (Josh O’Connor) – intenzionato a diffondere la notizia e di una meteorologa – Margaret Fairchild (Emily Blunt) – che improvvisamente, dopo l’incontro con un cardellino, inizia a comprendere ogni lingua e a sapere tutto della vita di tutti.

Il dubbio centrale che il film pone al centro è se, nel caso in cui tutto ciò si rivelasse essere vero, il mondo sarebbe veramente pronto ad accogliere una tale notizia. Spielberg porta in sala un’opera che si domanda chi abbia veramente il diritto di sapere, chi decide cosa diffondere e quando e, in ultima istanza, lui dichiara che tutto il mondo dovrebbe avere il diritto di conoscere la verità. Attraverso il mondo fittizio che si trova in subbuglio proprio come il nostro, il regista fornisce anche una critica al sistema che spesso e volentieri abusa del suo potere e si pone al di sopra del resto dei cittadini, privandoli dei loro diritti naturali.

Con la massima “non aver paura di ciò che non conosci”, il regista ci invita ad essere più aperti di mente e più clementi nei confronti di ciò che ci è sconosciuto. In questo senso, il suo nuovo film non vuole essere solo uno dei più grandi ritorni al cinema di uno degli autori più amati universalmente, ma anche uno spunto di riflessione su noi stessi. Disclosure Day è un’opera che pondera sulla contemporaneità e non si perita a criticarla. Tuttavia, Spielberg è come sempre animato da una forte fiducia nei confronti dell’umanità e spera che, un giorno, tutti possiamo imparare ad essere più comprensivi come riescono a fare, alla fine, i personaggi dei suoi mondi.

È molto curioso come un intervistatore abbia ironicamente detto al regista che questo è un documentario sulla nostra realtà, e lui abbia sorriso e condiviso il pensiero. Nella storia del cinema, l’escamotage dell’alieno è stato frutto di riflessioni sul razzismo. Film come Fratello di un altro pianeta (The Brother from Another Planet, John Sayles, 1984) e District 9 (Neill Blomkamp, 2009) si sono proposti di criticare aspramente il razzismo e di mettere in scena la nostra xenofobia e violenza contro le minoranze prendendo come vittima sacrificale l’alieno. In questo senso, potremmo far ricadere anche Disclosure Day in questa categoria.

Le pellicole sopracitate – ma come anche la saga di Men in Black – e molto probabilmente anche il nuovo film di Spielberg giocano sul doppio significato nella lingua inglese della parola “alien”, che significa contemporaneamente sia “alieno” che “straniero”. È quasi del tutto certo, quindi, che il regista riutilizzi questo presupposto per denunciare i nostri ignobili atteggiamenti verso gli altri.

Per i fan di Spielberg, e soprattutto dei suoi film sugli alieni, sarà davvero sensazionale poter tornare in sala ed assistere ad un’opera tanto ricca di nostalgia quanto d’innovazione. Ci sono tutti i più tipici elementi del genere: i cerchi nel grano; l’iconografia che li vede come umanoidi grigi, dalla silhouette bislunga e con i giganteschi occhi neri; differenti visioni sul rapporto da instaurare con gli alieni; complottismo e segretezza; l’incidente di Roswell e chi più ne ha più ne metta.

Emily Blunt torna ad interpretare il ruolo protagonista in un film sugli alieni dopo il grande successo ottenuto con i film A Quiet Place – Un posto tranquillo (A Quiet Place, John Krasinski, 2018) e A Quiet Place II – Un Posto Tranquillo Parte 2 (A Quiet Place Part II, John Krasinski, 2020), diretti e interpretati dal marito John Krasinski. Il suo range attoriale è decisamente sensazionale: parla differenti lingue (persino aliene) e passa dall’essere gioiosa ed esuberante a triste ed in preda di attacchi di panico da un momento all’altro. Ha un’espressività davvero significativa e la sua notevole performance è uno dei tanti aspetti che contribuisce a mantenerci con gli occhi incollati allo schermo. È veramente degno di nota sapere come l’attrice si sia rifiutata di utilizzare l’intelligenza artificiale per realizzare quegli strani suoni alieni che il suo personaggio emette, preferendo invece mettersi in gioco. In un’intervista si è espressa così:

There’s various ways you could do it. You could go the AI route, which I’m a bit terrified of. I thought I could make some real, really strange sounds. So, I said, ‘Maybe I could come in and we’ll just do a range of weird sounds.’ And it’s what we did. I did sort of the clicking sounds. I did sort of humming sounds, consonant sounds, breathing-strange sounds.


Ci sono vari modi in cui si potrebbe farlo. Si potrebbe seguire la strada dell’intelligenza artificiale, di cui sono un po’ terrorizzata. Pensavo di poter emettere dei suoni reali, davvero strani. Allora ho detto: ‘Forse potrei entrare e fare una serie di suoni strani.’ Ed è quello che abbiamo fatto. Ho fatto una specie di suoni a schiocco. Ho fatto una specie di ronzio, suoni consonantici, suoni strani di respiri.

Josh O’Connor funge da ottima controparte maschile per Blunt, riuscendo in realtà ad emergere forse anche di più nelle sue scene in solitario. Riesce a dare vita al personaggio in maniera inaudita, facendoci come sempre affezionare estremamente ai ruoli che interpreta. L’intelligenza e perspicacia di Daniel emergono con forza anche dalla sua fisicità. La sua presenza scenica non passa mai inosservata ed anzi si conquista un ruolo significativo all’interno del film. La minuziosità tipica del personaggio si rispecchia perfettamente nella prova attoriale di O’Connor.

Molto interessante è l’interpretazione di Colin Firth, che esce un po’ dai suoi ruoli standard di loverboy inglese per interpretare un temibile cattivo, intenzionato a far di tutto pur di mantenere segreti i filmati sugli alieni. È imponente come forse non lo è mai stato, e dà una strepitosa dimostrazione della sua versatilità, dimostrandosi all’altezza di ruoli da eroe tanto quanto da villain.

Colman Domingo è invece davvero sorprendente nel suo ruolo minoritario ma decisamente influente a livello di trama. Infatti, Domingo interpreta Hugo Wakefield, colui che farà sì che Margaret Fairchild (Emily Blunt) e Daniel Kellner (Josh O’Connor) finalmente si incontrino, mettendo insieme i pezzi di due storie che sembravano fino ad allora sconclusionate ma che poi si riveleranno più legate di quanto ci si aspettasse.

Sensazionale è anche la colonna sonora originale di John Williams che, a ben 94 anni d’età, torna a collaborare con il suo regista storico, per il quale ha realizzato nel tempo numerose soundtrack.

Devo ammettere che guardarlo la sera prima di consegnare ufficialmente la mia tesi di laurea sugli alieni – in cui ho dedicato un intero sottocapitolo a Spielberg – è stata davvero un’esperienza catartica.

E quindi, come mai gli alieni sono giunti sulla Terra? Qual è il senso della vita, dell’universo e tutto quanto? Magari… 42?

Autore

  • Alessia Vannini è una studentessa di cinema e aspirante regista, sceneggiatrice ed attrice cinematografica. Sin da quando era piccola ha recitato in musical nei teatri della sua città e adesso spera, un giorno, di esordire sul grande schermo, sia che si tratti di stare di fronte alla macchina da presa, sia che si tratti di stare dietro ad essa a dirigere gli attori in scena. Parla quattro lingue (per adesso) e nel tempo libero, oltre a guardare una quantità interminabile di film, le piace scrivere articoli e recensioni sulle pellicole, sulle serie o sui registi che apprezza di più. Le piace molto andare ai film festival e partecipare a incontri, masterclass o anteprime con le sue star preferite.
    Oltre ad essere una grande appassionata di film vecchi, ama anche la musica rock anni ’50-’80 e suona la chitarra. Cinema o musica che sia, ciò che è certo è che proverà almeno una volta tutti i generi, perché non puoi dire che non ti piace qualcosa finché non lo hai provato…

     

     

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