VENEZIA
Di Riccardo Morrone
Nessun dolore (Gianni Amelio, 2026) – Venice Open – Fuori Concorso
Amelio riparte da dove si era fermato, ovvero da quegli sguardi lacrimogeni sui bambini che occupavano indebitamente il finale del precedente Campo di battaglia (2024). Non basta cucire attorno a Borghi i panni di uno sciagurato libraio kafkiano e castare una schiera di attori esordienti per imbastire un discorso convincente che sia in grado di coniugare adeguatamente l’assurdo al senso di colpa e al tema dell’integrazione. Tanto si è ironizzato e si continuerà a farlo sul titolo, resta il fatto che l’opera non fa altro che girare a vuoto per buona parte della sua durata.

Boatbuilders (Luke Lorentzen, 2026) – Venice Open – Fuori Concorso
Un modo di vivere più che un modo di lavorare, presentato mediante un modo di osservare altrettanto essenziale, così rispettoso e dimesso. Luke Lorentzen, giovane e talentuoso documentarista statunitense, perpetua lo spirito wisemaniano per raccontare la realtà quotidiana degli operai del Brooklin Boat Yard, nel Maine, facendo del suo oggetto filmico una forma di piccolo artigianato culturale.

El Fantasma (Ignacio Masllorens e David Lamelas, 2026) – Giornate degli Autori
Rubén Santantonin, tra i nomi fondamentali dell’Avanguardia argentina anni Sessanta, è un enigma irrisolvibile. David Lamelas e Ignacio Masllorens lo sanno e non provano nemmeno a offrire risposte o soluzioni a questo enigma o a ricostruire – come è stato fatto con parte delle sue opere visto che gli originali erano stati da lui bruciati prima della sua prematura morte – la personalità di Santantonin e la sua storia. Col procedere della narrazione, El Fantasma abbandona infatti la vana ricerca nel passato di Santantonin e si concentra su Lamelas, altra figura dell’Avanguardia del periodo, e sul ricordo sopito di un’epoca che sembra lontanissima: quella dell’Instituto Torcuato Di Tella e della Menesunda.

Moonfish (Daniel Zvereff, 2026) – Biennale College
Solitudini nello spazio profondo. Il primo film animato nei 14 anni di esistenza del progetto Biennale College. Tecnicamente convincente rispetto al budget a disposizione (200.000 euro), narrativamente un po’ sciapo e confuso ma con una profonda radice animista davvero interessante.

To Be or Not to Be (Vogliamo vivere!, E. Lubitsch, 1942) – Venezia Classici
La definizione cinematografica di ‘immortale’. A Varsavia una banda di sconclusionati attori polacchi si fa beffe degli occupanti nazisti: li schernisce, li inganna e li raggira in tutti i modi possibili. Puro concentrato di perfezione filmica per ispirazione, qualità di scrittura, finezza della messa in scena e gestione dei tempi comici e degli spazi drammatici. Menzione d’onore per Carole Lombard: vera stella dimenticata della commedia sofisticasta hollywoodiana.

Lo zio di Brooklyn (Franco Maresco e Daniele Ciprì, 1995) – Venezia Classici
Oltre trent’anni fa Ciprì e Maresco inauguravano la loro iconoclasta carriera cinematografica trasportando sul grande schermo i luoghi, i corpi e le figure distorte di Cinico TV. Un cinema il loro che metteva una rigorosissima fotografia in bianco e nero al servizio di immagini mostruose e terribilmente intestinali, gesti triviali e suoni gutturali, sullo sfondo di una Sicilia desolante e desolata. A trent’anni di distanza si può dire che la loro iperbolica distopia fecale quasi post-apocalittica non abbia perso di intensità e vigore, nonostante sia ben più vicina all’odierna, avvilente realtà delle forme di comunicazione e rappresentazione.


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