VENEZIA
Di Alessandro Capecci
Una donna misteriosa appare nella cappella di un ospedale. Non sappiamo chi sia – e continueremo a non saperlo – ma offre soluzioni dalle fattezze soprannaturali alle tragedie che si abbattono sul nucleo di una famiglia borghese dalla fine degli anni Novanta. La donna (Valeria Bruni Tedeschi) è in realtà antidoto e veleno insieme, causa ed effetto di una spirale di fatti sempre più catastrofici che minacciano la sopravvivenza e il buon nome della famiglia Colonna.
Anna (Jasmine Trinca) si reca a Roma per visitare la figlia Alice (Romana Maggiora Vergano), decisa una volta per tutte a rivelarle l’oscuro segreto legato alla loro famiglia, quello di una sconosciuta giunta all’improvviso nelle loro esistenze.
L’ultimo film di Paolo Strippoli è, ancora una volta, la dimostrazione dello straordinario talento che il regista pugliese ha da offrire al cinema italiano contemporaneo. Chiudendo la “trilogia della pioggia” – aperta con Piove (2022) e proseguita con La valle dei sorrisi (2025), anch’esso presentato alla Biennale cinema nella sezione Fuori concorso – L’estranea è un thriller-horror in cui il trauma familiare, la rimozione di questo e la sua complessa elaborazione sono nuovamente al centro della narrazione. Se ne La valle dei sorrisi la sofferenza umana poteva essere, seppur per breve tempo, alleviata attraverso il trasferimento di essa al protagonista Matteo (Giulio Feltri), qui è il personaggio dell’estranea ad avanzare mistiche risoluzioni e a paventare il presagio delle loro conseguenze. Valeria Bruni Tedeschi, sinistra e grottesca come mai si era vista sul grande schermo, riesce a costruisce con credibilità un Rasputin odierno in cui la minaccia e la risata si fondono, una forza malevola che assomiglia per certi versi a quella di Damien, il bambino demoniaco protagonista del cult-horror Il presagio (The Omen, Richard Donner, 1976).
Ciò su cui il personaggio dell’estranea riesce con forza a fare leva è la paura e il terrore veicolati dall’aspettativa del pensiero degli altri, da cui Anna e Walter (Adriano Giannini) sembrano essere ossessionati. Anche in questo senso il film di Strippoli è profondamente legato a certi aspetti della cultura e della società italiane, come lo era il suo debutto in co-regia con Roberto De Feo, A Classic Horror Story (2021): reprimere le scomodità del privato, garantire la brillantezza dell’apparenza e concedersi ad ogni cosa pur di mantenere l’equilibrio tra questi due poli rappresentano dinamiche perverse insite in ogni famiglia, non solo nel Sud Italia. “I panni sporchi si lavano in famiglia”, come recita dopotutto un celebre proverbio.
Il cancro che vive all’interno del nucleo dei Colonna sembra tuttavia assumere una totale dimensione catastrofica – la tempesta che travolge la città di Roma è simile alla “melmosa” e rabbiosa epidemia di Piove – contribuendo alla rappresentazione spaziale dei pensieri egoriferiti di Anna e Walter. Colei che costringe la madre a fare i conti con sé stessa e con le proprie azioni è la giovane Alice: come accadeva già in altri film di Strippoli, sono i personaggi appartenenti alla Gen Z o in generale quelli anagraficamente più giovani ad offrirsi come chiave di volta per la risoluzione delle dinamiche delle narrazioni. Qui Strippoli rende Romana Maggiora Vergano, una delle attrici più valide del cinema italiano contemporaneo, forza vitale e riflesso in cui Anna è obbligata a specchiarsi, ricoprendo il ruolo che nessun figlio dovrebbe assumere per il proprio genitore: quello di un incubatore di traumi irrisolti prima e di terapista dopo.
Lo straordinario L’estranea di Paolo Strippoli arriva al cinema a partire dall’8 ottobre.


Lascia un commento