GABBIE E MACERIE. MORAGHEB (FALLING HOUSE) DI MOHSEN GHARAEI

VENEZIA

di Riccardo Morrone

Un paesaggio di rovine, una gabbia fatta di gerarchie soffocanti. O, meglio, una gabbia soffocante all’interno di un paesaggio di rovine: quello del modesto secondino Rashid e della casa che sta per abbandonare, più che la storia di una famiglia al collasso, finisce per essere il quadro sconfortante di un Paese di macerie – materiali e morali – e gabbie, non solo domestiche. Infatti, in Falling House (Moragheb, Mohsen Gharaei) un’abitazione che sta per essere abbattuta diventa il correlativo oggettivo del risentimento di chi la abita. Tra spazi chiusi, interrotti, non comunicanti – finestre in pezzi e porte scheggiate, grate e filo spinato, barriere e serrature – la casa diviene gabbia nella gabbia, prigione interna a quella prigione a cielo aperto che è l’Iran: un luogo assolutamente inospitale tanto per gli uomini frustrati e vessati dall’ingranaggio sociale quanto, a maggior ragione, per le giovani donne, a cui non sembra consentita altra possibilità che non sia la sottomissione o l’esilio. È ciò che di fatto si legge nel dolore e nello sconforto delle tre generazioni di donne che incontriamo: nell’attitudine al compromesso della madre, nell’inflessibilità della figlia maggiore Ensi e in una peculiare sintesi delle due nella piccola Janan, l’unica delle tre a non possedere ancora un destino segnato.

Con il suo sguardo preciso e squadrato Mohsen Gharaei – regista quarantaduenne al quarto lungometraggio – tiene le redini un dramma familiare di notevole intensità (talvolta addirittura troppa) che affida al suo laconico finale il fardello di guardare verso un futuro che possa essere diverso. In definitiva, Moragheb ha quel connubio tra rigore stilistico e sensibilità unica che caratterizza il miglior cinema iraniano e forse, in virtù della sua compiutezza, avrebbe meritato il concorso principale anziché esser relegato a quello di Orizzonti.  

Autore

  • Classe 2003, Riccardo è pigro, nato vecchio e convinto giochista. Aspirante nullafacente, prova a studiare cinema e trascorre i suoi giorni guardando cose (dal dubbio gusto e valore intellettuale), tra il cinema e lo stadio. Ha poche, granitiche certezze: di sicuro Scorsese come ispirazione e Lionel Messi come fede religiosa.


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