KARATE KID: LEGENDS
Di Alessia Vannini
La saga di Karate Kid spazia oggi più di quattro decadi ed è composta da sei film e una serie TV di sei stagioni, Cobra Kai (Hayden Schlosberg, Jon Hurwitz, 2018-2025). Questa saga ha fatto appassionare diverse generazioni al karate, alimentando in ognuno di noi il desiderio di mettere al tappeto chi ci importuna. Vale la pena, quindi, ricostruire tutta la sua storia e domandarsi quanto ancora di nuovo questo universo narrativo abbia da offrire. Non passano troppi minuti di proiezione prima che ci si renda conto che, ormai, la zuppa è sempre la stessa: un ragazzino si trasferisce in una nuova città con la mamma, nella speranza di trovare un futuro migliore. Lì il ragazzo, in quanto “nuovo arrivato”, è vittima di bullismo da parte di un altro ragazzo e viene ripetutamente messo a terra dalle abilità nelle arti marziali del suo nemico. Inoltre, il nostro protagonista si innamora anche di una ragazza, che non molto più tardi si rivela essere l’ex fidanzata del suo bullo. Il personaggio principale è aiutato da un uomo anziano – che si dà il caso sia anche un sensei – e viene iniziato alle arti marziali. Sia il protagonista che il suo bullo si iscrivono a un torneo di arti marziali. Durante l’ultimo turno, si affrontano e, naturalmente, il protagonista, una volta un novellino, vince il torneo ed il cuore della ragazza.

Proprio così, la stessa identica trama si applica sia a Per vincere domani – The Karate Kid (The Karate Kid, John G. Avildsen) del 1984, sia all’omonimo del 2010 e anche a Karate Kid: Legends (Jonathan Entwistle, 2025). Ognuno dei tre film riesce, in qualche modo, a differenziarsi dagli altri.
Tuttavia, la struttura narrativa rimane esattamente la stessa, e sebbene cerchino di differenziare i protagonisti alterando il loro background di origine — con il personaggio di Ralph Macchio di origini italiane, quello di Jaden Smith statunitensi e quello di Ben Wang cinesi — fallisce miseramente il loro tentativo di originalità.
Karate Kid: Legends non è necessariamente un brutto film come standalone, ma portando sulle sue spalle il peso di una saga già ampiamente sviluppata, si rivela inevitabilmente incatenato a una storia che ha già dato dimostrazione di funzionare e di essere apprezzata. Il film è divertente a tratti, e le scene di combattimento sono accattivanti – anche se non così ben eseguite come quelle dei film precedenti o come in Cobra Kai – ma siamo sicuri che ciò sia sufficiente arrivati a questo punto?

Io sono personalmente in conflitto quando si tratta di sequel di franchise che amo, perché se da un lato ci sono affezionata e la nostalgia me li fa piacere un po’ di più, dall’altro sto anche iniziando a stancarmi di dover tenere il passo con ogni saga che sia mai stata rilasciata al fine di godermi appieno pressoché ogni film che viene rilasciato nelle sale ultimamente.

Ad ogni modo, Ben Wang è una rivelazione piuttosto interessante e credo che con questo film si sia ormai spianato la strada per una – mi auguro per lui – carriera di successo. Per quanto riguarda Jackie Chan, interpreta il suo solito archetipo di personaggio, e non è né deludente né particolarmente d’impatto. Poi c’è Ralph Macchio, che io personalmente amo, ma che non fa la sua apparizione nel film se non almeno prima che il secondo atto sia già quasi in procinto di terminare. È interessante vedere Sensei Han e Sensei LaRusso interagire e sicuramente costituiscono un duo divertente e coinvolgente, ma non sono del tutto sicura che un apprendista abbia bisogno di due sensei ad insegnargli, soprattutto se uno pratica karate e l’altro kung fu (e non chiedetemi nemmeno perché il Karate Kid del 2010, con protagonisti Jackie Chan e Jaden Smith, si chiami “Karate Kid” se lo sport che praticano è letteralmente kung fu…).

Per concludere, Karate Kid: Legends innegabilmente offre dell’intrattenimento, ma che si tratti di ramen o pizza con la crosta ripiena, cominciano a diventare piuttosto insipidi col tempo. Anche se l’appetito per questi piatti nostalgici non manca mai del tutto, forse è giunto il momento di servire qualcosa di veramente nuovo.
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