N6 2025

FUORI

Di Sara Pellacani 

Fresco fresco dalla settantottesima edizione del Festival di Cannes, Fuori è il nuovo film di Mario Martone, tratto dal romanzo autobiografico del 1983 “L’università di Rebibbia” di Goliarda Sapienza. Proprio quest’ultima è la protagonista della pellicola: la vediamo alle prese con la vita dopo la detenzione per furto nel carcere di Rebibbia nel 1980.

Nonostante Goliarda (Valeria Golino) rimanga pochi giorni in carcere, l’esperienza la segna completamente, anche grazie alla conoscenza e al legame che stringe con altre donne incarcerate. Tra queste spiccano i nomi di Barbara (Elodie) ma soprattutto di Roberta (Matilda De Angelis), una giovane tossicodipendente. Martone non ci restituisce una mera biografia della scrittrice, ma un vero e proprio spaccato della vita di una donna autentica, eccentrica e tormentata, che trova una forte complicità e un grande senso di appartenenza con le donne conosciute a Rebibbia.

La vita nei cosiddetti “salotti letterari”, infatti, le risulta estranea e il tempo passato a Rebibbia diventa una piacevole fuga da una realtà crudele. Vediamo infatti come, una volta fuori dal carcere, Goliarda faccia fatica a trovare una stabilità, barcamenandosi tra la ricerca di un lavoro e la continua scrittura della sua opera “L’arte della gioia” (pubblicata integralmente postuma nel 1998).

La donna cerca così di rivivere quei momenti a Rebibbia e, in una Roma avvolta da una luce calda e da un alone di malinconia, Goliarda si ritrova a passare le sue giornate con l’irruente Roberta, un nome a cui non riusciamo a dare immediatamente un volto, in quanto inizialmente ci viene introdotta solamente attraverso la voce durante una telefonata con Goliarda. Durante la pellicola però, attraverso un’abile alternanza temporale che ci mostra non in ordine cronologico gli avvenimenti che si svolgono dentro e fuori dal carcere, vediamo sin da subito come Goliarda e Roberta instaurino una forte connessione, dando vita ad un rapporto tanto ambiguo quanto intenso che si traduce anche in un’attrazione reciproca, ma che, anche a causa dello stile di vita della giovane, sembra sempre sul punto di spezzarsi. 

Gran parte del film si incentra proprio su questa relazione, lasciando un po’ in secondo piano quella che è in primis l’individualità e la caratterizzazione di Goliarda, ma anche la sorellanza tra le donne di Rebibbia. Il film sembra quindi voler sempre cambiare rotta e lo spettatore non capisce quale sia la  direzione che la pellicola intenda prendere. Nonostante ciò, il film riesce comunque a risultare intenso e non scontato, soprattutto da un punto di vista emotivo. La sensazione, infatti, è quella di spaesamento, come se ci trovassimo in una realtà sospesa nello spazio e nel tempo, dove viene compiuta un’opera di sospensione della realtà. Vediamo infatti che, quando le amiche sono insieme, tutto ciò che sta fuori non importa, in quanto queste cercano ancora di ricreare quei momenti di spensieratezza che vivevano a Rebibbia.

Ciò che spicca all’interno della pellicola sono le interpretazioni, a partire da quella di Valeria Golino nei panni di Goliarda Sapienza. La Golino, infatti, rappresenta in maniera impeccabile il conflitto  interno vissuto da Goliarda, sempre in guerra con sé stessa. D’altronde, Valeria Golino ormai sembra conoscere molto bene l’enigmatica figura della scrittrice, dato che è stata proprio l’attrice a trasporre sotto forma di serie TV il celebre libro “L’arte della gioia”.

Altra nota di merito poi va all’interpretazione di Matilda De Angelis, che interpreta in maniera realistica e non troppo caricata il complesso e contraddittorio personaggio di Roberta, fatto di molte sfaccettature. La pellicola, quindi, riesce nell’intento di immergere lo spettatore in questa realtà malinconica, ma sembra prendere troppe direzioni, concentrando tutta l’attenzione sul rapporto tra i personaggi di Goliarda e Roberta.

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