NUOVE USCITE
BALLERINA
di Giovanni “Fusco” Pinotti
Quella di John Wick è una delle saghe cinematografiche action più coinvolgenti e di successo degli ultimi dieci anni, amata persino dal sottoscritto, che ha apprezzato e si è divertito con tutti e quattro i capitoli. La cura per le coreografie, un monolitico, convincente e ormai iconico Keanu Reeves, una violenza fantasiosa e slapstick, la creazione di un mondo parallelo di killers con regole e codici inviolabili, la rielaborazione pop delle influenze del cinema d’azione orientale e del western: tutti questi fattori hanno contribuito alle fortune di critica e al botteghino della serie, che ha richiesto al suo pubblico – forse da sempre, ma soprattutto a partire dal secondo capitolo – anche una dose non indifferente di sospensione dell’incredulità e ginnastica mentale per funzionare. Le logiche del mondo quotidiano non appartengono all’universo Wick, e questo recentissimo spin-off diretto da Len Wiseman, Ballerina, non fa di certo eccezione.

Il film si piazza cronologicamente durante e dopo gli eventi di John Wick 3 – Parabellum (John Wick: Chapter 3 –Parabellum, Chad Stahelski, 2019), concentrandosi sul sindacato criminale della Ruska Roma, già introdotto nel terzo episodio e la cui Direttrice (Anjelica Huston) compie il suo ritorno sullo schermo – e non è la sola: rivediamo in piccole parti personaggi a noi ben noti quali Winston (Ian McShane), Charon (il compianto Lance Reddick) e, ovviamente, John Wick (Reeves).
Rimasta orfana da bambina dopo che il Cancelliere (Gabriel Byrne) di una misteriosa setta ha liquidato suo padre (David Castañeda), Eve Macarro (Ana de Armas) viene accolta entro i ranghi della Ruska Roma. Per dodici anni, la giovane viene addestrata come ballerina e killer/protettrice, fino a quando non le viene assegnato il primo incarico. Dopo due mesi di remunerativi contratti portati a termine, durante una missione Eve elimina un sicario che porta sul polso lo stesso simbolo della setta responsabile dell’assassinio di suo padre. Contro gli ordini della Direttrice, la nostra Kikimora (così vengono chiamate le allieve dell’accademia, riprendendo, dopo la Baba Jaga, un’altra figura della mitologia slava) intraprende un distruttivo cammino di vendetta, durante il quale incontrerà un altro assassino in fuga dalla Setta, Daniel Pine (Norman Reedus), e verrà a conoscenza di insospettabili segreti sul suo passato.
Non c’è quasi mai tempo per respirare e rilassarsi durante Ballerina: l’azione è pressoché costante e occupa almeno tre quarti abbondanti della durata del film. Una violenza quasi ininterrotta, insomma, che riesce a non risultare troppo noiosa, grazie anche alla fantasia nelle esecuzioni e all’oculato lavoro coreografico che accompagna le carneficine. Da tempo, ormai, la saga del killer cinofilo, pur non scadendo mai nella stupidaggine e quasi mai nell’autoironia, è riuscita a farci capire che non dobbiamo prendere troppo sul serio ciò a cui assistiamo sullo schermo; i super-killer dell’universo Wick, dotati di forza, abilità e resistenza sovrumane, non hanno il compito di trasmettere messaggi intricati, di convogliare pulsioni intellettuali o di colpire per il realismo nella messinscena, bensì quello di divertire grazie all’esagerazione e alla capacità di sfruttare il corpo e il loro equipaggiamento con voluta e danzante esagerazione. E così, ecco che in Ballerina la violenza slapstick – termine non utilizzato casualmente e citato brevemente anche dal film durante una veemente gag visiva –diventa il motore trainante dell’azione, con la nostra Eve che dispensa morte a destra e a manca adoperando armi tradizionali come pistole, fucili d’assalto, granate e lanciafiamme e altre decisamente meno convenzionali quali dei pattini da ghiaccio, cocci aguzzi di piatti rotti e persino il telecomando di un televisore. Queste sequenze, dirette con una buona mano da Wiseman (anche se parrebbe che Stahelski, qui accreditato solo come produttore, abbia messo mano a diverse sequenze durante una fase aggiuntiva di riprese), svolgono con mestiere ciò che si prefiggono di portare a termine: intrattenere senza pretese uno spettatore consapevole.
Persino lo spazio dell’introspezione è affidato all’azione: a de Armas non vengono concessi monologhi o dialoghi atti a sviluppare il suo personaggio, che cresce man mano davanti ai nostri occhi solo durante le scene di violenza. Quest’ultima la accompagna sin da quando era bambina, un retroscena tragico che le consente di instaurare un rapporto parallelo con la figlia di Daniel, Ella (Ava McCarthy), una delle tante vittime della Setta in cui la nostra Ballerina si rivede; una scelta narrativa, quest’ultima, che pare fin troppo ovvia e scontata per soddisfare appieno, una volta raggiunta l’inevitabile e poco meritata ricompensa di tale investimento emotivo.

Il personaggio di de Armas trova la sua vendetta e le risposte di cui ha bisogno in un continuo scontro in cui, come le ricorda la sua mentore Nogi (Sharon Duncan-Brewster), dev’essere lei a definire e ridefinire i termini; una scelta che, dal punto di vista del rapporto di forza tra i personaggi, non può che generare soddisfazione, in quanto finalmente non assistiamo a una supereroina invincibile sin da subito, ma a una protagonista che sta muovendo i primi passi nel mondo sotterraneo dei sicari e che deve agire con cautela, calcolando con precisione ogni singola mossa. Questo fattore rende ancora più densi e sentiti dei combattimenti che altrimenti, pur con tutta la cura coreografica del mondo, sarebbero risultati sterili e vuoti; non solo, l’addestramento di Eve, che sembrava aver raggiunto il proprio vittorioso culmine, viene rapidamente ridimensionato quando si trova faccia a faccia con John Wick, il quale, pur prendendola in relativa simpatia, la rimette rapidamente al proprio posto, ricordando tanto al pubblico quanto ai personaggi del suo universo cinematografico il motivo per cui tutti temono l’Uomo Nero.

In conclusione, la visione di Ballerina non può lasciare insoddisfatti gli amanti della saga, e neppure – almeno credo – gli appassionati del cinema action. Certo, non tutto funziona a dovere o come avrei preferito: le motivazioni e le origini della misteriosa Setta guidata dal Cancelliere ci rimangono del tutto ignote, la bidimensionalità nella scrittura regna pressoché incontrastata e i “picchi” emotivi del film mancano della stessa efficacia e forza delle scene d’azione di cui sono al servizio; tuttavia, la cura nei dettagli e il divertimento spensierato, a cui contribuiscono anche le ottime musiche dei compositori Tyler Bates e Joel J. Richard (ormai veterani della serie) e la fotografia – perfettamente in linea con i precedenti episodi – di Romain Lacourbas, che dà del suo meglio soprattutto nelle scene notturne e nei nightclub, prevalgono sui difetti, rendendo la pellicola una buona aggiunta al franchise.
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