STAND BY ME – RICORDO DI UN’ESTATE

This entry is part 5 of 35 in the series N8 2025

FIL ROUGE: I BAMBINI NEL CINEMA

Le nostalgiche estati preadolescenziali

Di Alessia Vannini

Stand by Me – Ricordo di un’estate (Stand by Me, 1986) è solo uno dei numerosi capolavori diretti da Rob Reiner, ed in egual misura solo uno tra i meravigliosi adattamenti cinematografici tratti da libri e racconti brevi scritti da Stephen King. Il presente film è infatti un adattamento del racconto Il corpo (The Body), contenuto nella raccolta di racconti Stagioni diverse (Different Seasons, 1982) di Stephen King.

Nostalgico come non mai, Stand by Me è il ritratto di un’adolescenza ribelle e turbolenta, che vede come protagonisti quattro ragazzini: Gordie Lachance (Wil Wheaton), Chris Chambers (River Phoenix), Teddy Duchamp (Corey Feldman) e Vern Tessio (Jerry O’Connell). Come suggerisce il titolo del racconto da cui è tratto, il film segue i passi del quartetto che, giunto a conoscenza del ritrovamento di un cadavere (e della mancata denuncia di esso) da parte del fratello di Vern, prende la decisione di andarlo a cercare.

Ben presto si capisce che il cuore pulsante del film non è tanto la destinazione (il ritrovamento del corpo), quanto piuttosto il tragitto per giungere ad essa. Nel film – come lo è stato durante tutta la storia del cinema e continua ad esserlo tutt’ora – il treno assume un valore simbolico: rappresenta il viaggio, un percorso dal valore non tanto pratico, ma pedagogico. I quattro, nel solo arco di due giornate circa, crescono più di quanto non abbiano mai fatto nella loro intera preadolescenza.

Quei due giorni e le esperienze che vivono e condividono segnano il vero e proprio passaggio tra la preadolescenza e l’adolescenza, tra l’ingenuità e la presa di coscienza (o almeno per quanto riguarda Gordie e Chris).

Gordie Lachance è una sorta di poeta dannato: con una grande passione e dote per la scrittura, il giovane cantastorie viene messo in ombra dal fratello maggiore Denny (John Cusack) sia mentre questi è in vita, sia dopo la sua morte. I genitori di Gordie e Denny, in particolare il padre, prediligono il primogenito perché portato per lo sport e di conseguenza visto come più cool, con una carriera promettente. Il signor Lachance non vede di buon occhio le aspirazioni di scrittore di Gordie e lo ignora costantemente. Quando Denny viene a mancare, quindi, non rappresenta solo un enorme vuoto nei cuori della madre e del padre, che hanno perso il loro prediletto. Il giovane Gordie ha perso non solo il fratello, ma anche il suo supporter numero uno, l’unica persona che in quella casa lo apprezzava per il suo talento e lo spronava a seguire i suoi sogni. Al ragazzo non resta quindi che il migliore amico Chris come fonte di supporto.

Ancor più drammatico è il sopracitato personaggio di Chris Chambers, interpretato da River Phoenix, il cui amaro destino riflette purtroppo quello dell’attore stesso. Il film si apre infatti con un Gordie ormai di mezza età, che dopo esser venuto a conoscenza della fatale nonché eroica morte di Chris, ripensa a quella lontana estate e fa ciò che gli riesce meglio: scrivere. Attraverso le parole di Gordie, ci immergiamo quindi in quella calda estate del ‘59. Il dolce ritratto che egli fa dell’amico ci fa capire subito quanto Chris sia stato importante per lui. Chris si comporta con Gordie un po’ come fa Chuckie Sullivan (Ben Affleck) con Will Hunting (Matt Damon) in Will Hunting – Genio ribelle (Good Will Hunting, Gus Van Sant, 1997). Entrambi epitomi del grado più alto di amicizia, supportano i loro amici a tal punto da augurare loro un futuro di successo, anche nel caso in cui quest’ultimo non dovesse includere loro e le loro strade dovessero separarsi. Chris e Chuckie vedono in Gordie e Will ciò che loro non vedono in se stessi: un enorme talento che non dovrebbe mai esser messo in ombra.

Passiamo poi a Teddy Duchamp, forse il personaggio più instabile tra i quattro. Millanta continuamente suo padre, dipingendolo come un eroe che ha preso d’assalto la spiaggia in Normandia. Tuttavia, veniamo presto a scoprire che in realtà il padre si trova in un istituto psichiatrico e questo, quasi certamente, costituisce il motivo maggiore per cui Teddy si comporta in questo modo. Non riesce ad accettare che l’uomo che dovrebbe essere per lui un modello, la figura che lui idolatra, è ritornato dal conflitto portando con sé un tremendo disturbo post-traumatico da stress. Teddy quindi, seppur privo di PTSD, ha istinti autodeleteri e si mostra come un nichilista con una facciata di eroismo. I suoi amici però riescono a vedere oltre la sua maschera di apparenza e cercano, per quanto possibile, di porre freno al tornado distruttivo che egli incarna, con scarsi successi.

Per concludere questo ritratto del quartetto incontriamo Vern Tessio, il tipico dodicenne che si aggrappa alle sue amicizie preadolescenziali tanto quanto si attaccherebbe ad una barretta di cioccolato. Preso in giro ad intervalli massimi di cinque minuti, Vern è un ragazzo dal cuore d’oro. È il tipo di persona che riesce a guardare oltre, ad intravedere le insicurezze più grandi tra le ferite non guarite anche se non lo dà a vedere. Nonostante la sua facciata di naïvité, Vern ha secondo me un grandissimo potenziale che in pochi percepiscono. Se Chris è lapalissiano nel comprendere ad aiutare gli altri nei momenti di difficoltà, Vern mostra il suo affetto agli amici — in particolare a Teddy — semplicemente standogli vicino. Sa che, a differenza di quanto potrebbe accadere con Chris e Gordie, le parole difficilmente riescono a penetrare la dura corazza difensiva di Teddy, che respinge le offese tanto quanto l’amore. Vern è l’amico silenzioso, colui che ti guarda negli occhi quando i tuoi stanno per strabordare di lacrime e, senza proferire parola, riesce a dirti tutto ciò che tu avevi bisogno di sentirti dire.

Che siano scrittori nati o poeti silenziosi, eroi senza mantello o guerrieri in armatura luccicante, tutti e quattro sono l’emblema dell’amicizia adolescenziale. Quel tipo di amicizia che affonda le sue radici nel degradare la madre altrui, perché c’è un certo senso di intimità ed amore nel bullizzarsi vicendevolmente anziché nel dire un semplice ma impronunciabile “Ti voglio bene, sono orgoglioso di te ed hai tutte le capacità per raggiungere i tuoi obiettivi”.

L’ho visto per la prima volta alle medie, l’ho riscoperto alle superiori, l’ho riguardato all’università e certamente mi accompagnerà anche durante l’età adulta. Ciò che è certo è che Stand by Me avrà sempre qualcosa da insegnarci, perché non si smette mai di imparare… soprattutto se i nostri insegnanti sono delle giovani anime.

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Autore

  • Alessia Vannini è una studentessa di cinema e aspirante regista, sceneggiatrice ed attrice cinematografica. Sin da quando era piccola ha recitato in musical nei teatri della sua città e adesso spera, un giorno, di esordire sul grande schermo, sia che si tratti di stare di fronte alla macchina da presa, sia che si tratti di stare dietro ad essa a dirigere gli attori in scena. Parla quattro lingue (per adesso) e nel tempo libero, oltre a guardare una quantità interminabile di film, le piace scrivere articoli e recensioni sulle pellicole, sulle serie o sui registi che apprezza di più. Le piace molto andare ai film festival e partecipare a incontri, masterclass o anteprime con le sue star preferite.
    Oltre ad essere una grande appassionata di film vecchi, ama anche la musica rock anni ’50-’80 e suona la chitarra. Cinema o musica che sia, ciò che è certo è che proverà almeno una volta tutti i generi, perché non puoi dire che non ti piace qualcosa finché non lo hai provato…


     

     

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