FIL ROUGE: NATALE MA NON TROPPO
Di Alessandro Capecci
Se l’avvento del giorno di Natale porta con sé ideali morali di perdono o redenzione, come spesso avviene nelle storie sul grande schermo ambientate durante questo periodo – tra cui A Christmas Carol (Robert Zemeckis, 2009) o La vita è meravigliosa (It’s a Wonderful Life, Frank Capra, 1946), recensito in questo numero dalla redattrice Alessia Vannini – c’è un film italiano che ci ricorda come il fallimento, il tradimento e l’ipocrisia non vengano esorcizzati dalla notte natalizia, ma anzi permangano nella loro esistenza, calcificati nell’animo umano.
In Regalo di Natale (Pupi Avati, 1986) quattro amici di vecchia data organizzano un incontro per giocare a carte durante la sera della Vigilia di Natale, a Bologna. Le vite e la condizione economica di ognuno oscillano nell’incertezza: Ugo (Gianni Cavina) è divorziato dalla moglie e senza un soldo, e spera di recuperare il rapporto con l’amico Franco (Diego Abatantuono), con il quale non parla da anni; Gabriele (Alessandro Haber) scrive recensioni cinematografiche per un giornale, e nonostante la sua bontà è insoddisfatto e frustrato. Assieme a Stefano (George Eastman), tutti i compagni hanno un motivo personale che li spinge a partecipare alla partita, con la speranza di poter arraffare qualche soldo. La condizione favorevole è data dalla presenza dell’avvocato Santelia (Carlo Delle Piane), un ricco industriale invitato con l’inganno da Ugo, conosciuto nel giro per avere il feticcio di voler perdere.

Dieci anni dopo il terrificante La casa dalle finestre che ridono (1976), Pupi Avati riesce ad imprimere tensione ed inquietudine ad un film diametralmente opposto dal suo primo successo. L’albero innalzato in giardino dalla domestica della casa “prestata” poco prima dell’inizio della partita, il rintocco della mezzanotte, i sotterfugi messi in scena dai quattro amici e il carattere viscido e misterioso del personaggio di Carlo Delle Piane generano nello spettatore una sensazione di agitazione e disagio, consapevole che dall’esito della partita dipenda il destino dei quattro, di Ugo e Franco in particolare, vittime dell’abbaglio del benessere dato dall’Italia degli anni Ottanta. È un Paese di Campari e capitalismo, in cui viene meno ogni presunto ideale morale e dove anche il Natale è vissuto solo nell’ottica del consumo e del profitto. Solo il valore dell’amicizia sembra rimanere intoccato: Gabriele esprime grande affetto e nostalgia nell’essere di nuovo tutti assieme, mentre Ugo, dal canto suo, cerca con impegno il perdono di Franco, dopo essere andato a letto con la moglie e aver guastato il suo matrimonio anni prima.
Il tavolo da gioco diviene terreno di ricordo intimo, ma anche di riscatto attraverso il denaro, su cui è puntata l’attenzione dei personaggi e della macchina da presa: si percepisce bene la tensione mentre questa gira attorno ai giocatori, assiste alle loro imprudenti puntate, inquadra i punteggi delle carte con split screen e split diopter shot. Tuttavia, gli amici hanno una certezza: Franco è furbo e un professionista del gioco, mentre il loro avversario è lì solamente per provare l’eccitazione di essere sconfitto e sottomesso. Il discorso che compie l’avvocato Santelia durante la cena esprime esplicitamente la natura profondamente mascolina e performante di quell’incontro a carte: “Il gioco è un’avventura stupenda, molto maschile, ed io non potrei mai giocare ad un tavolo con delle signore”, dice. Lo scopo comune è, dunque, piegare lo status sociale dell’avvocato attraverso la sconfitta, ottenere il riscatto e sancire di nuovo il cameratismo perduto dei quattro amici.

Mentre la partita si compie, tra le vittorie di Franco e le interruzioni sempre più frequenti, le parole di Ugo sembrano riuscire a far breccia nell’animo di quel compagno un tempo così stretto: perché non dimenticare gli errori del passato e tornare come prima, affiatati e divertiti durante le avventure vissute insieme? E soprattutto, perché non mettere da parte l’ego e rinunciare a quella puntata di 250 milioni di lire, alla quale l’avvocato lo sfida dopo una mano fortunata? Franco può accettare di recuperare l’amicizia con Ugo, ma non può permettere ad uno sconosciuto di batterlo a carte: così, risponde alla puntata e perde ogni soldo. Il “regalo di Natale” che gli concede l’avvocato Santelia, dinnanzi a quella somma enorme, è semplice: Franco non dovrà dare nulla, a patto che abbandoni la partita senza scoprire il punteggio delle carte dell’avversario. Si può rendere più piccolo un uomo pieno di sé, chiedendogli di essere prudente e di farsi da parte? Forse no, ed infatti Franco cede alla provocazione e scopre le carte, perdendo di fatto ogni soldo e indebitandosi ancora di più.

La mattina di Natale ha raggiunto i quattro amici. Mentre l’avvocato Santelia abbandona la casa, i personaggi di Abatantuono e Cavina parlano un’ultima volta. Franco ha finalmente capito il “regalo di Natale” fattogli da Ugo: un ultimo tradimento, una partita con un professionista camuffato da eterno sconfitto, una dinamica dalla quale l’ego di Franco non si sarebbe mai fatto calpestare, unica occasione per Ugo per ottenere i soldi che desiderava. Nella mattina di Natale, il denaro è l’unico valore morale rimasto.
Regalo di Natale di Pupi Avati è in streaming gratuitamente su YouTube.

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