27-99: GLI ESORDI NEL CINEMA
Di Alessia Vannini

Non si può parlare della storia del cinema senza citare quel capolavoro che ha ispirato e continua ad ispirare tutt’oggi in tutto il mondo milioni di registi, sceneggiatori, montatori, direttori della fotografia, attori e chi più ne ha più ne metta: Quarto Potere (Citizen Kane, 1941) di Orson Welles.
Ormai un fenomeno popolare per aver annunciato via radio la falsa notizia dello sbarco degli alieni sulla Terra, il ventiquattrenne Orson Welles venne messo sotto contratto dalla RKO e gli venne conferita una libertà esecutiva inaudita per l’epoca.
Con Quarto potere e la battaglia ingaggiata dal magnate della stampa William Randolph Hearst (che si vedeva ritratto nel personaggio di Charles Foster Kane), si corse il rischio che ne venisse impedita l’uscita, la quale comunque venne rinviata. Il film non venne inizialmente apprezzato ed anzi venne visto da molti come un modo per mettere in mostra le qualità ed il virtuosismo tecnico di un enfant prodige.
Con il pretesto di scoprire il significato della misteriosa parola “Rosabella”, pronunciata in extremis dal cittadino Charles Foster Kane, il film Quarto Potere ripercorre la vita di un uomo inseguendo, di flashback in flashback, un senso che resterà inafferrabile e sfuggente anche alla fine della ricerca intrapresa da un giornalista, desideroso di realizzare un buon cinegiornale sul famoso deceduto. Il giornalista incontra una serie di personaggi che, avendo conosciuto Kane, ci raccontano alcuni episodi della sua vita. Ognuno di essi si rivela però incompetente rispetto al mistero chiave del film, incapace di dare una risposta all’enigma di Rosabella.
Il lavoro dell’istanza narrante si nota nella manipolazione spazio-tempo e nella selezione e combinazione delle informazioni fornite allo spettatore. Orson Welles esibisce frammenti della vita di Kane e ci invita a combinarli e a ricostruirla. Alla fine, comprendiamo che Kane non è altro che un simulacro di apparenze e che unire i pezzi dell’enorme puzzle che è stato la sua complicata vita non servirebbe a molto.
Attraverso la vita del cittadino Kane vengono inquadrati cinquant’anni di storia americana. La perdita dell’infanzia di Charlie corrisponde anche al passaggio dell’America dall’età “pura” e incontaminata dei pionieri all’America dei lupi di Wall Street.
L’utilizzo della profondità di campo ritorna in auge grazie alla valorizzazione clamorosa che ne fecero Welles e il suo direttore della fotografia Gregg Toland. Tutto è sistematicamente gerarchizzato: all’interno della stessa inquadratura si svolgono più scene contemporaneamente. Ne è un esempio l’inquadratura in cui i genitori del piccolo Kane decidono di affidare il figlio al banchiere Thatcher affinché questi lo porti con sé in città. Vediamo il piccolo Kane giocare in mezzo alla neve ed un movimento di macchina indietro ci mostra poi la madre del bambino che lo sta osservando alla finestra.

Nel suo svilupparsi, l’inquadratura finisce con l’articolarsi su tre piani distinti, che ne strutturano la profondità.
Uno degli aspetti più significativi del film è la costruzione di un personaggio segnato da forti elementi di ambiguità e contraddizione: da una parte un uomo in grado di determinare le scelte politiche di un’intera nazione, dall’altra un individuo prigioniero della propria infanzia, la cui dimensione privata è destinata a una continua serie di fallimenti. Una sequenza assai stimolante per ciò che concerne il rapporto fra ambiente e figura è quella del comizio elettorale di Charles Foster Kane. Il contrasto fra l’immagine promozionale di Kane e la sua concreta realtà fisica (attraverso l’opposizione grande/piccolo) ha proprio la funzione di visualizzare la dimensione contraddittoria di tale personaggio. L’artificialità scenografica è così tutt’uno con l’artificialità della politica incarnata da Kane.
Giocano un ruolo primario le frequentissime angolazioni dal basso che attraversano l’intero film e che sono particolarmente evidenti nella scena che segue la sconfitta elettorale dello stesso Kane. Da una parte, tali angolazioni dal basso servono ad ingigantire il personaggio e a conferirgli tutta la sua forza di uomo di potere; ma dall’altra, l’uso insistito e così marcato delle angolazioni dal basso finisce col mettere in campo i soffitti degli interni, che sembrano gravare minacciosamente sul protagonista dando vita a spazi claustrofobici e oppressivi che esprimono l’imminenza della più generale sconfitta di Kane, della sua sostanziale debolezza e immaturità.
Chiaramente, iniziando il film con l’annuncio del decesso del suo stesso protagonista, il tema della morte è uno dei temi morali più centrali. La stessa disposizione in flashback del film, entro un tempo già passato, concretizza la percezione di morte che caratterizza l’intero film.
La lunga sequenza finale di Quarto Potere ha particolare funzione selettiva perché, assieme a tutti gli altri oggetti posseduti in vita dal protagonista, ci viene mostrata infine la slitta Rosabella, svelandoci così il significato della parola pronunciata da Kane in punto di morte. Posto nel prologo, tale enigma viene risolto solo nell’epilogo del film, non tuttavia da uno dei personaggi della diegesi, ma da un’entità ad essi superiore: l’istanza narrante.
Il film ci pone la domanda, “È possibile giudicare e definire l’intera vita di un uomo solo attraverso una parola?”.
Dal momento che alla fine la slitta brucia tra le fiamme ardenti, capiamo che, in definitiva, non è così. La slitta è simbolo dell’infanzia di Kane, la quale subisce un drastico ed irrevocabile cambiamento a seguito dell’incontro del piccolo Charlie con il tutore-banchiere Thatcher. La descrizione che viene fatta della sua vita sembra quindi un pretesto per svelare il significato dell’arcano, ma al contrario mira a farci vedere quanto Kane sia cambiato e come, pertanto, la sua infanzia (o ciò che la rappresenta) non sia sufficiente a definirlo come persona.
In questo capolavoro emerge quindi non solo il tema della relatività della verità e dell’impossibilità di giudicare un uomo, ma anche quello ben più pessimista della vanitas e della corruttibilità, della dissolubilità di gesti, azioni, comportamenti e pensieri nel nulla. Tutto prima o poi finisce nel dimenticatoio, persino quel pezzo di legno che aveva significato tanto per il piccolo Charles, e che ha ricordato al magnate Kane nella sua abnorme reggia di Xanadu, nel momento del suo ultimo respiro, la sua dolce, spensierata ed ormai distante infanzia.




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