LO SGUARDO DI EMMA

NUOVE USCITE

di Iris Cetrulo

Lo sguardo di Emma (À bras-le-corps, 2025), esordio alla regia di Marie-Elsa Sgualdo e presentato alla 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, si presenta come un dramma di formazione ambientato nella Svizzera rurale degli anni Quaranta, immerso in un’Europa lacerata dalla guerra. Al centro della narrazione c’è Emma (interpretata con intensità dalla giovane Lila Gueneau), una ragazza costretta a crescere troppo in fretta, intrappolata in un contesto familiare fragile e in una società rigidamente patriarcale. Il film costruisce il suo percorso come un lento risveglio alla consapevolezza, segnato da eventi traumatici che incrinano l’illusione di un’innocenza possibile, fino a spezzarla definitivamente.

La storia si apre su una quotidianità solo apparentemente stabile: Emma vive con il padre e le sorelle minori dopo l’allontanamento della madre e lavora per la famiglia del pastore del villaggio. Ma sotto questa superficie ordinata si muove un mondo regolato da codici morali oppressivi, dove la purezza femminile è un’ossessione sociale e la libertà individuale resta un orizzonte lontano. L’incontro con un giovane borghese proveniente dalla città si trasforma in un punto di rottura irreversibile: quella che doveva essere una semplice parentesi di leggerezza diventa infatti un’esperienza traumatica che segna profondamente la protagonista. Da quel momento, la narrazione smette di essere semplice crescita e diventa resistenza: non contro un singolo colpevole, ma contro un intero sistema di sguardi che decidono cosa sia giusto, puro, accettabile.

Il film affronta senza ambiguità il tema dello stupro e delle sue conseguenze, inserendolo in una riflessione più ampia sulla condizione femminile e sul peso delle strutture patriarcali. La gravidanza inattesa di Emma diventa così il motore narrativo di una progressiva presa di coscienza, in cui la protagonista si trova costretta a confrontarsi con una società che pretende di definire il suo destino in nome della moralità e della rispettabilità. In questo percorso, anche le figure maschili apparentemente benevole non riescono a sottrarsi a una logica di dominio radicata e sistemica.

Uno degli elementi più interessanti del film è la sua ambientazione storica, che non si limita a fare da sfondo, ma diventa parte integrante del discorso politico e sociale. La Svizzera neutrale della Seconda guerra mondiale viene mostrata anche nelle sue zone d’ombra, con accenni significativi alla respinta dei profughi ebrei e a una neutralità che non equivale affatto a innocenza. Questo sguardo storico allarga il racconto personale di Emma a una dimensione collettiva.

Dal punto di vista narrativo e stilistico, Lo sguardo di Emma si inserisce nel solco del cinema di formazione e dei racconti di emancipazione femminile, ricordando per temi e impostazione opere recenti come Vermiglio (Maura Delpero, 2024). Anche qui troviamo una giovane protagonista immersa in un microcosmo montano chiuso e regolato da leggi non scritte, e anche qui la maternità forzata diventa snodo centrale di una scelta di autodeterminazione. Tuttavia, mentre altri lavori riescono a spingersi verso ambiguità più stratificate, l’opera di Sgualdo resta ancorata a una linearità più controllata. Il racconto è essenziale, quasi basilare, ma trova la sua forza proprio nella regia: sobria, misurata, capace di abitare e raccontare i vuoti. A volte, infatti, non c’è niente di più comunicativo dei silenzi rabbiosi e malinconici.

Se da un lato questa chiarezza rischia di rendere il percorso prevedibile, dall’altro permette al film di mantenere una coerenza rara. Al centro resta una volontà limpida: raccontare la trasformazione del trauma in consapevolezza e la possibilità di ricostruire sé stessi anche dopo la violenza. In questo senso, il film si configura come una dichiarazione d’intenti forte e coerente, che trova la sua espressione più efficace proprio nella figura della protagonista, nel suo progressivo rifiuto di essere definita dagli altri e nel suo ostinato tentativo di appropriarsi della propria esistenza.

Lo sguardo di Emma è così un film che racconta la libertà femminile non come concetto astratto, ma come conquista dolorosa e concreta. Un’opera prima solida e sincera, che convince meno per ciò che racconta (territorio già molto esplorato dal cinema contemporaneo) e più per la sua sensibilità visiva, capace di dire molto senza alzare mai la voce.

Autore

  • Ha studiato al liceo scientifico e ora frequenta il DAMS. Grande appassionata di cinema e buona musica. Nei film, la prima cosa che nota è la fotografia. Ama i dettagli, le luci, i colori. Crede che ogni inquadratura racconti una storia. La musica accompagna le sue emozioni e ispira il suo sguardo creativo.

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