L’AGENTE SEGRETO

This entry is parte 18 di 23 in the series N2 2026

NUOVE USCITE

Il 1977 fu un anno particolare in Brasile…

di Alessandro Capecci

Lo storico Enzo Traverso, parlando di storia e memoria nei suoi lavori La tirannide dell’Io (2022) e Il passato: istruzioni per l’uso (2006), sottolinea come la memoria storica possa essere selettiva e identitaria, celebrativa in maniera sterile se porta al sacrificio della comprensione critica della storia. La storia dunque, nel suo eterno fluire e a prescindere dell’esistenza o meno di una memoria ad essa connessa, va concepita come un lavoro in divenire di interpretazione costante, come qualcosa che “non vuole passare”, usando le parole dello storico Ernst Nolte. L’agente segreto (O agente secreto, Kleber Mendonça Filho, 2025) sembra compiere proprio questa riflessione storiografica attraverso il mezzo del cinema.

Presentato in concorso al 78° Festival di Cannes – un festival che conferma la sua posizione identitaria in quanto luogo ideale di dibattito socio-politico attraverso il cinema, come confessa l’assegnazione della Palma d’oro all’iraniano Un semplice incidente (یک تصادف ساده‎ / Yak taṣādof-e sāde, Jafar Panahi, 2025), perché sì, tutto è politica e il cinema ha il diritto e il dovere di rivendicare il suo interesse nei confronti di quest’ultima, al contrario di quanto affermato pochi giorni fa dal regista Wim Wenders, in occasione dell’apertura della 76° edizione del Festival internazionale del cinema di Berlino, ancora in corso – L’agente segreto è forse il film più sorprendente fuoriuscito da questa edizione del festival e visto fino a questo momento nelle sale italiane.

La storia, ambientata nel Brasile del 1977 durante i festeggiamenti di Carnevale, segue la vicenda di Marcelo Alves (Wagner Moura), ex-professore universitario il cui vero nome è Armando. Armando ha infatti cambiato identità dopo una campagna diffamatoria ai suoi danni ed è ricercato dai sicari di Henrique Ghirotti (Luciano Chirolli), un imprenditore corrotto legato alla polizia, scontratosi con Armando per l’interruzione nei confronti del gruppo di ricerca del professore di alcuni finanziamenti, gestiti deliberatamente e a scopo personale da Ghirotti. Mentre vive in una fittizia comune, un rifugio segreto per richiedenti asilo politico, Marcelo/Armando racconta la sua storia ad Elza (Maria Fernanda Cândido), leader di un movimento di resistenza politica, che si impegna a fornirgli un passaporto falso per scappare dal Brasile.

Già solamente la struttura della sceneggiatura de L’agente segreto – scritta dallo stesso Mendonça Filho – rende difficoltoso parlare concretamente del film e del sorprendente coinvolgimento che crea nello spettatore: a quest’ultimo infatti, per più di un’ora di durata, vengono tenute nascoste le motivazioni che spingono i sicari a ricercare Marcelo, la vera identità di questo e del suo scontro con Ghirotti. Inoltre, in maniera ancor più sorprendente, per la medesima durata viene tenuto nascosto allo spettatore che gli eventi mostrati rappresentino una ricostruzione storica compiuta da due studentesse nel tempo presente, attraverso materiali d’archivio quali giornali e registrazioni audio, creati nel passato storico ma anche nel presente di una sezione della finzione filmica, cioè quella che vede protagonista Marcelo/Armando e il Brasile del 1977. In questi termini, come si diceva in apertura, L’agente segreto riesce a compiere una finissima ricerca storiografica in merito a ciò che rappresentano storia e memoria nella nostra contemporaneità. La memoria personale di Armando Alves, rimasta dimenticata fino al 2024, diviene strumento di creazione di una memoria collettiva, cioè un elemento microscopico che permette un lavoro di interpretazione sulla Storia dell’intero Paese. E ancora, permette attraverso la finzione filmica – gestita in maniera sapiente nella messa in scena, impreziosita da espedienti registici quali split-screen e split diopter shot, assieme ad una singolare gamba pelosa in CGI che rappresenta un gustosissimo leitmotiv di tutto il film – di mostrare quanto la storia e la riflessione collettiva su di essa non possano dirsi mai concluse, e quanto ogni memoria ad essa legata debba costantemente essere riscoperta e interrogata.

Espressione di quest’ultima riflessione è di certo la sequenza finale del film, in cui una studentessa ricostruisce parzialmente la storia di Marcelo/Armando, servendosi dei documenti d’archivio a sua disposizione, ed è spinta a incontrare suo figlio (interpretato nuovamente da Moura) nel tempo presente, solo per scoprire che questo non conosce nulla in merito alla storia del padre, ha accettato di ignorare e dunque di dimenticare le violenze della polizia, le persecuzioni politiche, le motivazioni che portarono all’uccisione del suo stesso padre. L’agente segreto è dunque un monito alla nostra contemporaneità: non c’è nulla di più mortifero che ignorare la storia ed accettare una memoria di essa precostruita.

N2 2026

LA GRAZIA IL TRIANGOLO DENTRO ALLA STELLA: WES ANDERSON E FANTASTIC MR. FOX (DIALOGO IMMAGINARIO CON HENRY SELICK E NEIL GAIMAN)

Autore

  • Nato nel 2001, laureato in Lettere moderne e studente del CITEM all’Università di Bologna. Alessandro vive a Bologna ed è appassionato di cinema e scrittura. Più che redigere recensioni, preferisce individuare e analizzare elementi suggestivi per parlare dei film che vede al cinema. Nel 2023 ha realizzato Narrazione, un cortometraggio sperimentale che si interroga sulla definizione di genere in ambito narrativo. Nel 2024 ha svolto il ruolo di maschera per il cinema in Piazza Maggiore durante la XXXVIII edizione del Cinema Ritrovato di Bologna. Nel 2025 è stato membro della giuria Young Critics durante la XXI edizione del Biografilm Festival di Bologna.


     

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