LA RAGAZZA CON LA VALIGIA

This entry is parte 7 di 16 in the series N3 2026

FIL ROUGE: CINE-BOOM

di Davide Delledonne

Il “boom economico” arriva sfrecciante alle porte degli anni Sessanta, sospinto dalle ingenti iniezioni di denaro dagli Stati Uniti, e l’Italia si trova così al bivio di un nuovo mondo pronto a travolgere le tradizioni, i costumi e la moralità degli italiani. Il film di Valerio Zurlini La ragazza con la valigia, uscito proprio nel 1961, rappresenta il processo di metamorfosi italiano. Al centro di tali cambiamenti ci sono la giovane cantante Aida, interpretata dalla magnetica Claudia Cardinale, e la sua danza tra il mondo resistente e moralmente integro di Parma e quello verticale ed esuberante di Riccione. La sua valigia è un elemento essenziale quanto assente, poiché, una volta presentata nel prologo, diviene l’apertura alla metafora di un viaggio figurato nella caduta del sentimento e nella perdita di una purezza ancora illesa dalle logiche selvagge del denaro.

Aida è stata sedotta da Marcello (Corrado Pani), un giovane senza scrupoli che non esita ad abbandonarla in un’autorimessa. La ragazza, alla ricerca di quest’uomo cinico e distaccato, si imbatte, senza saperlo, nel fratello minore di lui, Lorenzo (Jacques Perrin); costui, ammaliato dalla bellezza di Aida e mortificato dalla sua situazione, inizia ad aiutarla. Pian piano il giovane, ingenuamente, si innamora ma, ignorato dalla cantante e geloso delle sue frequentazioni tossiche, decide di rivelarle il suo segreto, confessandole la sua parentela con Marcello. Aida capisce di star danneggiando la vita di Lorenzo e decide allora di ripartire per Riccione, dove cercherà di riallacciare il rapporto con l’ex amante (Gian Maria Volonté) e dove avrà un ultimo dolce-amaro incontro con Lorenzo. Considerando e analizzando il rapporto tra Aida e Lorenzo, o ancora tra Aida e i suoi spasimanti, è possibile far emergere come Zurlini sia riuscito a isolare i cambiamenti della società di quegli anni.

Una macchina sfreccia lungo una strada di campagna, costeggiando la ferrovia dove un treno si muove nella direzione opposta. L’automobile si ferma e Aida scende dall’auto e si infila dentro a un cespuglio. Marcello accende la radio e Fever di Piero Piccioni risuona, mentre l’uomo scende a scaricare la valigia per abbandonare la giovane ragazza ma, assalito da un briciolo di umanità, ci ripensa. I due ripartono insieme. Il film di Zurlini si apre con questa scena, che già racconta molto del viaggio che ci farà intraprendere. In primo luogo, già dal movimento della Mdp, dove vengono messi in relazione il treno e la macchina, e in cui l’uno si allontana e l’altra si avvicina, viene raccontato l’allontanarsi di una vecchia modalità del vivere, più lenta e collettiva, e l’avvicinarsi di una nuova modalità, al contrario veloce e individuale. In secondo luogo, la musica di Piccioni, fortemente influenzata dal jazz americano e cantata da Lydia MacDonald, rimanda alla presenza americana come sottofondo al dilagante cinismo del nuovo italiano industriale. In ultimo luogo, il ripensamento di Marcello lascia emergere un briciolo di speranza e una sottile possibilità di riconnettersi con la sua moralità.

Tale speranza viene poi incarnata da Lorenzo, che ancora non è stato contagiato dalla nuova società italiana. Difatti, nella piccola e provinciale Parma degli anni Sessanta in cui vive, Lorenzo viene educato da un parroco capace di insegnare la teoria ma incapace di metterla in atto, e chiuso nella sua villa viene isolato nell’ottocentesca cultura di una classe aristocratica in decadenza. L’incontro con Aida diviene il momento d’apertura a un mondo sconosciuto ed estraneo a cui è completamente avverso. La cantante, davanti ai modi del ragazzo, ritrova una purezza che appartiene al suo passato, ai tempi in cui frequentava il Duca di Edimburgo, ma che non riesce più a gestire perché ormai troppo abituata a danzare nel cinismo dell’uomo moderno. Aida ha imparato a sopravvivere sfruttando l’interesse utilitarista degli uomini nei suoi confronti, assimilando dentro di sé tale cinismo e riversandolo anche sul povero Lorenzo, il quale, pur provando a instaurare un legame sincero, si ritrova sopraffatto e superato dall’arroganza dell’uomo industriale.

Inoltre, nel disegnare l’Italia degli anni Sessanta Zurlini utilizza la musica italiana. Da Impazzivo per te a Tintarella di luna sino a Il cielo in una stanza o ancora Rock Matto, Il nostro concerto o Zebra a pois, la canzone italiana diviene un ulteriore livello interpretativo dei mutamenti del paese. Nella fattispecie, se la si confronta con l’aria verdiana Celeste Aida, una romanza dal tono patetico e sentimentale dedicata da Lorenzo alla sua Aida, si crea una connessione tra le loro tematiche. Infatti, la nuova musica si lascia andare al ritmo sempre più leggero e popolare del jazz, rispecchiando la nuova società ma mantenendo comunque lo spirito poetico e il tono del romantico italiano. Zurlini mette dunque in evidenza come il cambiamento della società non sia legato solo alla percezione delle classi sociali, all’ampliamento dell’industria e all’annichilimento della morale, ma anzi vada a toccare in profondità la cultura e l’immaginario storico dell’Italia.

La ragazza con la valigia diviene anche il romanzo di formazione di Lorenzo e della sua amata Aida, ma più genericamente dell’Italia intera. Il processo di disillusione di Lorenzo davanti ad un mondo disumanizzato dalla società industriale e dall’avidità dell’uomo accecato dal denaro è identico a quello con cui Aida ha già fatto i conti. Impotenti davanti all’avanzata del nuovo tempo, sono levati a simbolo di un’umanità sorpassata, rassegnati ad una lettera riempita di insignificante contenuto. Alla luce di questa lettura del film, si può dire che, attraverso le relazioni umane, i rapporti con gli spazi e le dinamiche di vita, il film possa essere considerato uno dei molteplici esempi di un cinema impegnato a raccontare il dilagare inarrestabile della società veloce e drammaticamente positivista del “boom economico”.

N3 2026

DIVORZIO ALL’ITALIANA I FIDANZATI

Autore

  • Nato nel 2004 a Bologna, Davide Delledonne si ritrova oggi a studiare filosofia, anche se la sua vera passione sono le arti, nello specifico il cinema. Quando non è in sala trascorre il suo tempo leggendo libri pesanti e noiosi, ascoltando canzoni di artisti ormai sepolti e frequentando mostre che fà finta di capire. Ma d’altronde come prendere sul serio un ventenne che filosofeggia ancora con carta e penna? Non si può! Infatti, nessuno, compreso sé stesso, lo prende sul serio. Battezzato al cinema da Peter Jackson all’età di tre anni, non si è più ripreso dalla religione del film e si ritrova oggi a comprare più Dvd di quelli che una persona può umanamente guardare e più libri di quelli che effettivamente legge.


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