NUOVE USCITE
di Davide Delledonne
La mattina scrivo è la “straduzione” e il tradimento del titolo originale con cui l’opera di Valérie Donzelli è stata presentata alla 82ª Biennale di Venezia. L’adattamento italiano, recuperato da una battuta del film, perde la profondità e le sfumature di significato del titolo francese: À pied d’œuvre, un titolo recuperato dall’omonimo romanzo autobiografico di Franck Courtès dal quale il film è tratto. Modus dicendi francese, derivante dal mondo dell’edilizia, che significa avere tutto per iniziare un lavoro, o ancora trovarsi sul posto di lavoro pronti ad agire.
I calcinacci saltano dalla parete. Il battere del martello si arresta all’aprirsi di un buco nel muro. Il foro, come l’apertura di un sipario, svela Paul (Bastien Bouillon). “Ero un fotografo e ho mollato per diventare scrittore. Ma rimanere scrittore è tutta un’altra storia”, racconta la sua voce fuori campo. Dopo essersi separato dalla moglie, trasferitasi in Canada con i figli, Paul vuole ritrovare la sua libertà. Inizia così a sbarazzarsi del troppo che lo circonda: le vecchie macchine fotografiche, una vecchia Vespa o le stanze di una casa troppo grande. Paul smaltisce le macerie della sua vita passata per fare spazio al nuovo e per concentrarsi sull’essenziale, ovvero la scrittura. Lavora l’indispensabile grazie ad un’applicazione disumanizzante, dove i lavoratori si sfidano ad abbassarsi la paga fino a cifre irrisorie, così da dedicare più tempo al suo libro. Paul sceglie la povertà al consumo, l’instabilità alla sicurezza, la libertà alla schiavitù ben retribuita, e decide di farlo per preservare lo sguardo pulito e lucido sul mondo.

Purtroppo, la ricostruzione della sua vita vacilla, poiché la povertà, che doveva renderlo libero, inizia a mangiargli tempo ed energie. Paul desidera lavorare per vivere e non vivere per lavorare, come invece fanno il padre e la sorella; preferisce sacrificarsi per continuare a sentirsi vivo e per continuare a essere in controllo di sé. Una tale posizione si colloca in un delicato equilibrio tra la povertà e la schiavitù, tra l’impossibilità di scrivere e la necessità di farlo. Solamente perdendo tutto, Paul comprende la sua ricchezza, riesce a riscoprire il valore della scrittura e il senso di raccontare partendo dalla prospettiva di una finestra ad altezza marciapiede. À pied d’œuvre, il romanzo scritto da Paul, è la trascrizione del mosaico visivo catturato dal suo occhio; con esso lo scrittore precario riesce a trasformare finalmente la sua vita nel suo lavoro. Le immagini sgranate che vengono proposte allo spettatore sono gli scorci e gli attimi in cui fiorisce l’atto poetico del catturare l’insignificante per caricarlo di senso. Dunque, il titolo À pied d’œuvre, oltre che richiamare la necessità dell’intellettuale di diventare bracciante, riposa proprio nella posizione sempre attiva dello scrittore, il cui lavoro non si limita all’atto dello scrivere, bensì ad una attività costante che coincide con una vita ai piedi dell’opera.
Il film di Valérie Donzelli, nella sua essenzialità, è un pulito sguardo alla realtà: capace di parlare di difficoltà e povertà evitando intellettualizzazioni o sentimentalismi. La prova di Bastien Bouillon è giustamente monotona nell’interpretazione di un personaggio affranto e incompreso dalle persone che gli stanno intorno. Vincitore del premio alla miglior sceneggiatura al Festival di Venezia, La mattina scrivo trova la sua forza nella fluidità di una scrittura semplicemente poetica.

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