IMMORTALITÀ DEL TESSUTO : I COSTUMI DI “SOLO GLI AMANTI SOPRAVVIVONO”

This entry is part 28 of 35 in the series N8 2025

COSTUMI

Di Morgana Maria Mosconi

“Buy less, choose well, make it last”, dice Vivienne Westwood in un’intervista del 2014 al The Guardian. Nonostante i costumi del film Solo gli amanti sopravvivono (Only Lovers Left Alive, 2013) di Jim Jarmusch non siano stati ideati dalla stilista, incarnano perfettamente la sua idea contro il massimo consumismo in quella che è l’anima dei capi indossati da Eve (Tilda Swinton) e Adam (Tom Hiddleston).
Il film di Jarmusch non è ciò che normalmente ci si aspetta da un film sui vampiri. I tempi sono lenti, la trama non è poi così contorta o melodrammatica come sono soliti essere i classici di questo genere e tutto ciò viene comunicato e contornato grazie al principio secondo il quale sono stati pensati gli indumenti della costumista Bina Daigeler, già collaboratrice sia di Jarmusch che di Swinton in The Limits of Control (2009). In un’intervista per The Cut, Daigeler spiega il punto di partenza dell’ideazione di tutti i capi presenti nel film. “I think he [Jarmusch] was looking for something without a specific period, with very simple and clean lines. At this moment, the vampires don’t really care about the clothes, you know? They lived that in all other periods, so they wear something very simple but protective… On the other side, of course, they are like animals. They have their second skin with their clothes […], that’s like the second skin they got during so many years of living.”

In effetti, queste parole si percepiscono durante tutta la visione: i vestiti indossati non sembrano avere un’epoca precisa di riferimento, almeno per quanto riguarda la continuità dei look per ogni personaggio. In particolare, i costumi indossati da Eve sono un agglomerato di tante culture e periodi storici diversi. Raccontano una storia, il tempo, che di certo non è ciò che manca ad un vampiro, impiegato a costruire un qualcosa che possa durare nel tempo, che diventi tutt’uno con l’individuo che lo indossa.
Il suo personaggio è vivace – per quanto riguarda gli standard vampirici, perlomeno –, curioso, propositivo e ama circondarsi di cultura. L’immortalità le dà modo di immergersi appieno in un paese, come sta facendo a Tangeri durante il film, viverlo e coglierne il bagaglio culturale che alla fine lei stessa decide di adottare, costruendo nella sua vita lenta ed eterna un insieme di storie raccontate proprio dai costumi che indossa.
Rientrare in uno specifico periodo della storia non le interessa. Non si identifica in un solo periodo, movimento o aspetto estetico, ma aspetta che sia l’insieme di tutti ciò che fa parte di lei a creare la sua complessa e longeva identità.

Questo non significa che il suo personaggio sia perso tra una miriade di storie ed estetiche; al contrario, è conscia di ciò che è, o meglio, è diventata vivendo negli anni, costruendo la sua persona e inglobando tutto quello che la facesse sentire rappresentata. Di conseguenza accumulando abiti probabilmente cuciti nei secoli precedenti, tutti quelli che hanno contribuito a costruire la collezione, perché alla fine è ciò di cui parliamo. Questa sensazione, in particolare, è caratterizzante della pellicola.

Molti film dello stesso genere rischiano spesso di diventare quasi fashion film per la classica figura affascinante, curata e stilosa dell’essere mitologico, che segue quel singolo tipo di estetica basato sui luoghi comuni portati avanti dalle opere più famose, creatrici ormai di un brand non ufficialmente riconosciuto, ma che caratterizza ogni figura vampirica celebre. Nonostante la figura del dandy-vampiro faccia comunque parte del genere di cui stiamo parlando, la mitologia e il folklore precedenti a questo modello moderno hanno tanto altro da raccontare oltre che mantelli, merletti e camicie vittoriane.

Nel girato di Jarmusch, invece, non ci chiediamo quale sia il designer di quella borsa o il brand di quella giacca; sembra tutto più vero, personale e autentico, qualcosa che ha avuto bisogno di tempo per essere costruito e apprezzato. Vediamo spesso Eve con addosso colori molto chiari, diafani come i suoi capelli e la sua carnagione, con qualche tocco di sfumature pastello. I pezzi presentano degli impreziosimenti oro, comunicanti con la figura di “raggio di sole” che impreziosisce il mondo spento e opaco di Adam. Al contrario di quest’ultimo, Eve esce in pubblico e incontra i suoi amici vampiri, indossando outfit quasi completamente bianchi e coprendosi il viso senza molta cura con una sciarpa per sfidare il vento polveroso di Tangeri. Lo stile di Eve è affascinante su diversi livelli: uno di questi riguarda il modo in cui lei sia in grado di cambiarlo e adottare ciò che le sta intorno, come se fosse una spugna di informazioni esterne; quando si sposta a Detroit per incontrare Adam, inizia ad adottare lo stile più scuro e trasandato dell’amante. Quando invece è sola, circondata dai suoi libri e la cultura di Tangeri, i suoi colori sono vividi e le stoffe sontuose.

Troviamo invece l’opposto speculare di Eve in Adam. Al contrario della compagna, egli è introspettivo e decadente (nonostante pressoché qualsiasi costume lo sia all’interno del film), filosofico e poco propositivo. È circondato da musica, cosa che chiaramente rimanda agli abiti indossati. Ha uno stile che ricorda le rock star che lui ha o potrebbe aver incontrato negli anni e di cui, di conseguenza, ha fatto proprio lo stile, inserendo un tocco di romanticismo che equilibra e rende davvero suo ciò che indossa. Il suo vestiario non è né una presa di posizione né un fashion statement; sembra che i tessuti servano a lui esclusivamente per coprirsi. Indossa camicie non abbottonate o abbottonate per metà e jeans con della pittura sopra, spesso scalzo. I colori, come anche i tessuti e le strutture, sono pesanti, scuri e profondi, proprio come il suo modo di essere e di vivere. È un personaggio molto preoccupato per il mondo che lo circonda, ma poco interessato al mondo attuale, nonostante la sua dipendenza da esso. Possiamo percepirlo dalla passione per gli oggetti vintage, che usa rifiutando completamente la nuova tecnologia, anche quando questi non sembrano funzionare. Il vestiario è antico e ricco soprattutto dentro casa, con tessuti pregiati e toni scuri che vanno dal nero all’ocra, che possiamo trovare nella vestaglia indossata poi dall’amante. Percepiamo i costumi cadergli addosso, come un telo bagnato e pregno. Nel suo repertorio, talvolta notiamo dei marroncini e delle righe, ma non vediamo colori accessi in assenza di Eve.

Il modo in cui le sfumature diverse di entrambi si incontrano e allontanano in base alla distanza che li separa marca ancora di più l’amore sconfinato e secolare che provano l’uno per l’altra.
È sicuramente interessante notare come alcuni capi utilizzati da un personaggio vengano ripetuti in svariate scene, spesso accostati a capi diversi dai precedenti, sottolineando l’importanza temporale data dai loro padroni e la lunga storia dietro ogni stoffa. In entrambi i casi, la pelle, utilizzata in particolar modo per le giacche e i guanti, è molto presente, con una funzione ben precisa. Nonostante siano di colori opposti, i due protagonisti la utilizzano spesso, soprattutto quando escono di casa. È chiaro che vogliano loro stessi mantenere la propria identità, anche se in due modi differenti. La stessa costumista parla di come una sua idea sia stata quella di creare una vera e propria “seconda pelle”, una caratteristica che dona loro sicurezza e rappresenta tutto ciò che hanno costruito nei lunghissimi anni vissuti.

Un personaggio che invece non ha pelle è Ava (Mia Wasikowska), la sorella minore di Eve. È allegra, sbadata, rumorosa e spensierata. Alla vita artistica e ritirata che vive la coppia preferisce di gran lunga una vita giovanile, fatta di club e musica alla moda. La costumista ci tiene a precisare come sia l’unico personaggio senza pelle proprio perché persa: non conosce la sua identità e la cerca in qualche singolo periodo che la affascina, senza pensare a costruire la sua vera persona complessa e completa, accettando sinceramente ciò che è. Predilige abiti moderni rispetto alla coppia, colorati e contrastanti fra loro, anche se più che dalla colorazione è attratta dai pattern. Non ha problemi nel combinare calze a pois con un mini abito floreale arancione e viola.

Solo gli amanti sopravvivono è un inno contro il consumismo, intenzionale o meno che sia, una piccola voce che spiega l’importanza di un’identità costruita attraverso anni di esperienze e assimilazioni. Gli abiti indossati dagli attori spaziano da un’estetica all’altra, ma riuscendo comunque a trovare uniformità nel loro insieme, diventando un tratto distintivo di una storia d’amore complessa, completa ed eterna, ma ancora in fase di costruzione e in continuo mutamento, proprio come il guardaroba degli amanti continuerà ad essere.

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Autore

  • Tutto parte da un amore per la moda. Con un riguardo particolare verso le sottoculture, quella gotica come capostipite tramandato dalla famiglia, l’interesse di Morgana sfocia poi nel costumismo (volente o nolente, vista la cerchia sociale costruita al DAMS). Se non sta spulciando tra gli archivi di Maison Margiela, Balenciaga, Vivienne Westwood o Alexander McQueen potete trovarla intenta a cucire e conseguentemente piangere, attività preferita dalla redattrice. Si impegnerà con la sua rubrica a dare risalto ad un settore cinematografico spesso sottovalutato.


     

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