COSTUMI
Di Morgana Maria Mosconi
Il Grinch (How the Grinch Stole Christmas, Ron Howard, 2000) ha sempre rappresentato il mio film natalizio del cuore. Parte del mio apprezzamento veniva probabilmente dalla figura del Grinch in sé, da cui mi sono sempre sentita rappresentata, lo ammetto. Ma nonostante la caratterizzazione di questo antieroe, la pellicola mi ha sempre donato un sentimento di magia, quasi un’allucinazione. Riguardandolo recentemente, sono finalmente riuscita a capirne il motivo. La costumista che ha lavorato ai design del film è Rita Ryack, nominata agli Oscar e vincitrice del CDG Award e Golden Satellite Award, insieme ad altri premi e candidature.
Il suo lavoro è la maggior ragione grazie alla quale Chinonsò è nata e ha acquistato una caratterizzazione così iconica e importante, insieme ovviamente al set design. Qualsiasi costume contiene dettagli indefinibili, davvero difficili da distinguere con attenzione attraverso la sola visione della pellicola. Sono però particolari che insieme creano quell’aura massimalista, colorata e scintillante che ritroviamo in tutta la durata, ciò che assimiliamo ma non riusciamo ad afferrare con certezza finché non ci soffermiamo ad osservare i costumi nel loro singolo. Il film rappresenta una trasposizione live-action del libro di Dr. Seuss, How the Grinch Stole Christmas, e non deve essere stato affatto facile trasportare i personaggi e soprattutto la loro estetica, in quanto nella versione originale del 1957 i Nonsochi sono praticamente nudi. La Universal Pictures voleva che gli abitanti del villaggio natalizio rappresentassero una comunità di icone culturali contemporanee, ma non è stata la decisione presa dalla costumista. Ryack ha invece voltato lo sguardo verso i libri di cucina americani degli anni Cinquanta, dai quali ha preso la maggiore ispirazione. Importanti sono state sicuramente le illustrazioni delle donne e il loro vestiario all’interno dei ricettari, ma la parte più decisiva è stata occupata dai veri e propri cibi presenti. Le scene sono cosparse da maglioni, abiti, gonne, cappotti e quant’altro che presentano cibi di natale attaccati ad essi. Possiamo ad esempio notare un bellissimo copricapo surrealista indossato dalla piccola protagonista Cindy Lou (Taylor Momsen) a forma di tazza con piattino e biscotti annessi, con all’interno vero eggnog che sembra stia per cadere in qualsiasi momento.

Possiamo anche notare, in una scena piuttosto breve, il padre di Cindy, Lou Lou Who (Bill Irwin) indossare una sottospecie di cappotto a mantella di un tessuto simile ad una tovaglia da tavolo natalizia, con sopra posti piatti contenenti cibi e posate.

Per il film sono stati creati 450 costumi in totale, per i quali Ryack ha girato con attenzione in mercatini vintage e dell’usato per trovare tessuti ed accessori adatti. Particolare attenzione è stata data ai bottoni, che grazie all’insieme danno un senso di pregiato e per nulla economico o finto. Per la maglieria a pois, a zigzag e a strisce, estremamente utilizzata, Ryack ha chiesto aiuto a New York dalla designer Maria Ficalora e a Los Angeles da Susanne Cousins. In particolare, grazie a Cousins i maglioni e tutto ciò che ne concerne prendono molto dalla cultura svedese, essendo la designer nativa della Svezia. Lei, insieme a due collaboratori, hanno lavorato alla maggior parte della maglieria utilizzata, creando più di 250 pezzi per il film in 120 giorni, inclusi otto maglioni identici per il protagonista, tutto rigorosamente fatto a mano artigianalmente e con estrema attenzione ai particolari. Un pezzo creato è il maglione fatto indossare al Grinch (Jim Carrey) durante la Chibilanza, con maniche a strisce bianche e rosse e un disegno di un albero di Natale con annesse vere campanelle e lucine. In un’intervista, Cousins afferma che volesse creare qualcosa che il Grinch avrebbe odiato ma comunque indossato a malincuore.

La costumista del film afferma in un’intervista che l’aspetto homemade dei vestiti sia fatto apposta. Parla di come, poiché gli abitanti di Chinonsò aspettano tutto l’anno Natale, pensasse che insieme alle decorazioni avrebbero creato anche i vestiti fatti personalmente da loro. Per questo effetto in particolare chiese aiuto a studenti del secondo anno della Ventura County Brookside Elementary School, che crearono la maggior parte degli abbellimenti infantili.

Una parte molto importante quando si lavora al costume design consiste anche nel calcolare il modo in cui i vestiti cadranno addosso ai personaggi e come si muoveranno, in base al senso che si vuole dare. In questo caso, ciò che si cercava era chiaramente un movimento quasi animato, sicuramente infantile ed energico. Oltre ai costumi e alla silhouette, creata da Ryack con delle imbottiture nella parte inferiore del corpo dei Nonsochi per dare quel caratteristico fisico a pera, la produzione si è assicurata che molti dei personaggi di sfondo provenissero dal Cirque du Soleil. L’intero cast, anche gli attori che avevano un passato da acrobati, hanno dovuto frequentare dei corsi che li aiutassero a muoversi come dei veri abitanti della cittadina.
È chiaramente impossibile, poi, non citare l’iconica tuta verde indossata da Jim Carrey. È stata creata con vero pelo di Yak tinto di verde e “abbellita” in alcune scene da altri costumi indossati dalla creatura durante il film. A riguardo, la costumista commenta la tuta indossata dicendo che non rendesse giustizia al resto dei costumi, che avrebbero potuto aggiungere qualche dettaglio in più, criticando la scarsa qualità o immaginazione di chi se n’è occupato. Oltre a ciò, il costume in sé – insieme al trucco – diede non pochi problemi durante la realizzazione del film, tanto che Jim Carrey lamentò più volte la difficoltà delle lunghe sessioni di trucco e un giorno il regista si presentò sul set in anticipo per farsi truccare in segno di solidarietà e apprezzamento verso gli sforzi all’attore.
Per essere un film di Natale, questo è, in un certo senso, particolarmente alternativo. Ritroviamo quell’atmosfera colorata, esagerata, festiva e calda, anche se in un paesaggio ricoperto di neve, ma in una modalità diversa dal solito. Non abbiamo i soliti “brutti maglioni natalizi” fatti da nonne o zie, non abbiamo sciarpe di colori un po’ troppo retrò. Ryack è riuscita a trasformare la tradizionale idea natalizia in qualcosa di più glamour, sofisticato anche se pacchiano, ricercato e artigianale. Vista la vera mano d’opera, si percepisce anche senza troppo sforzo la preziosità di bottoni, merletti o stoffe e la cura in ogni centimetro di tessuto. Ogni personaggio è caratterizzato a livello estetico con vesti particolarmente personali, anche se ognuno veste con lo stesso senso natalizio. Un esempio lo troviamo in Martha May Chi (Christine Baranski), la ricca compagna del sindaco, particolarmente stilosa e curata. Grazie a lei, si ha un’immagine quasi rinnovata dell’estetica natalizia, che non deve per forza essere pesante e casalinga, ma può essere anche libera e raffinata. Uno dei caratteri più interessanti del film è sicuramente l’anima surrealista (potrebbe forse strizzare l’occhio a Schiaparelli e i suoi infiniti prodotti a forma di oggetti improbabili?), rappresentata ad esempio dal copricapo a tazza già citato o dai bigodini indossati da Betty Lou Chi (Molly Shannon) a forma di caramelle americane, un dettaglio geniale e particolarmente in linea con le idee bizzarre della costumista.

In generale, la pellicola è particolarmente avanti dal punto di vista dello stile. All’inizio del film vediamo un gruppo di ragazzi, due maschi e due femmine, che passeggiano per la foresta con l’intenzione di bussare alla porta del Grinch. In loro si ha una rivisitazione di quelli che potevano essere gli adolescenti negli anni 2000: i due ragazzi hanno uno capelli sparati, che un po’ ricordano quelli dei punk, e l’altro capelli ricci rasati ai lati, come lo stereotipo del motociclista anni Cinquanta, insieme a costumi giovanili che oscillano tra l’hip hop e lo streetwear. Le due ragazze hanno molto dello stile degli anni 2000 nei loro capi, quella bionda in particolare, vestita interamente di rosa quasi come fosse una Barbie.




La costumista Rita Ryack è riuscita perfettamente a costruire un intero piccolo mondo, completo sotto il piano estetico, conferendo ad ogni personaggio la sua unicità nonostante il tema piuttosto difficile con il quale lavorare; Ryack crea la magia che circonda tutto il film e ci avvolge senza il bisogno di contemplazioni. Ma se si vuole osservare con attenzione, si scoprirà qualcosa di nuovo ad ogni sguardo.

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