I GUARDIANI DEL SILENZIO, OVVERO RESISTERE ALLA STORIA

This entry is parte 11 di 16 in the series N4 2026

APPROFONDIMENTI

di Edoardo Sampaoli

Incendi, interi archivi persi e rotture di pellicola, il cinema è condannato alla morte dal principio.
L’immortalità della Storia impressa sulla pellicola, quella non-morte che solo il cinema può donare con l’impressione fisica della presenza dell’essere umano su questa desolata terra, cede in contraddizione con le sue promesse mediante l’autodistruzione.
Oltre il 75% di Storia è perduta. Speranze, storie, testimonianze vengono spazzate via come misere foglie autunnali dal vento prepotente.
Pezzi di arte e vita si smaterializzano e con essa la possibilità di deporre il documento della vita per i posteri, tanto importante per il misero essere umano che cerca le fievoli impronte del suo percorso per conoscere e comprendere le proprie radici.
Il restante materiale sopravvissuto, poco ma più che sufficiente, sarà comunque una scintilla che continuerà a infuocare quella maledetta storia..la Storia del cinema.
La storia di quel giocattolo, in quel cafè che trasmetteva i “dal vero”¹, vero e proprio miracolo tecnologico che avrebbe sorvolato e controllato con occhio critico, accompagnando, la storia fino ad oggi.
Nato informe, votato alla malattia dalla nascita, con problemi di sfarfallio sullo schermo tanto fastidioso per gli occhi che rendeva la visione faticosa, con il decentramento del quadro e le interruzioni continue per il cambio di pellicola (lunga 17 metri, equivalente a un minuto di visione), quell’informe ha resistito a ogni urto arrivando fino a noi.
Nell’oceano della storia più importante, o più precisamente quella più ricordata e analizzata, minuscole imbarcazioni ergono, immerse perennemente nella tempesta. Sono i guardiani della storia, silenziosi, riservati e umili, ma non per questo privi di tenacia.
La tenacia e la forza di sorreggere la storia, di ricostruirla, per raccogliere tutti i pezzi di una cornice per ricomporre il dipinto sulla tela.
Silenziosi ed efficaci, pronti a consegnare il puzzle, ora completo, e permettere al futuro prossimo di analizzare, contestualizzare, rielaborare, omaggiare e sovvertire.
Si può rimettere il debito del cinema degli albori, il cinema del silenzio, il cinema dell’immagine, ancora al cinema di oggi? Certo.
Perché anche se la parentela non è prossima, ripercorrendo minuziosamente la storia si rivela non adatta agli intolleranti, la contaminazione è onnipresente.
Il cinema, l’arte e la vita, visceralmente intrecciati tra loro, niente sono che la rielaborazione, l’evoluzione o involuzione, di se stessi.
In ciò può operare il caso, l’imprevisto, la sorpresa, la rivelazione? Certo, come quella camera che si inceppa e poi riparte dando vita a una delle prime magie del cinema, il trucco dell’arresto e sostituzione, firmato da un signore con un chiosco di dolci e giocattoli alla stazione di Parigi Montparnasse².
Anche quest’ultimo però ha bisogno di essere conservato per essere tramandato all’eternità.
Nascosti nei vicoli, avvolti dal buio lontani dagli scintillanti neon, o dalle maestose locandine dei film, nella storia del cinema hanno operato laboratori di lavorazione e/o conservazione delle pellicole prima, dei dcp ora, che nella anonimia hanno resistito.
Resistenza alla storia, così fragile, così fugace, per non farla morire ma vivere, per sempre.
Perché la storia non è stata, e non è ancora tutt’ora, solo la pellicola, il film. La storia è il passaggio di così tanti esseri umani su questa terra che hanno lasciato piccole tracce sparse qua e là. Ecco così che tutti i documenti possibili in un’epoca con una burocrazia molto più assente, vanno a ricostruire il film, la testimonianza, molto spesso frammentata..
Il restauro e la conservazione non è solamente operare con un materiale già predisposto. Anzi potremmo azzardarci che arrivati a quel punto, al restauro chimico e/o digitale, la parte più grande di lavoro è compiuta. 
Ripercorrere le tracce. 
Conservare, conservare ancora. 
La conservazione, il restauro niente rappresentano che il nostro cammino, alla continua ricerca della riunione di pezzi non uniti all’interno di noi. 
Siamo frammentati come il cinema e la vita.
Dal profondo della Russia tuonano le parole di Tarkovskij “[…] Ma prima di tutto cos’è il cinema? Il Cinema è un mosaico fatto dal tempo”. Ecco che allora il tempo, il tempo della vita diventa un mosaico nel cinema. E così come noi, eternamente scissi, eternamente in collisione interna, ricostruiamo i pezzi per il divenire di noi, così si ricostruisce il cinema.
Così si fa rivivere, anche solo per un po’ di tempo, il passaggio di persone come noi, che ormai non sono più la fuori al fianco nostro.
Resistere. Resistere alla storia che rischia di lasciarci morire. Ricordare, conservare e divulgare è allora un atto rivoluzionario, è comprensione dell’oggi, è responsabilità di noi cittadini del mondo.
Resistere e vivere, è l’imperativo dei nostri giorni.
Non dimenticare lettore, resisti ed esisti.

¹ Nel cinema degli albori, prima ancora delle prime ricostruzioni dunque fiction (anche se ne è già presente una nei primi film dei Lumière ovvero “L’innaffiatore innaffiato” del 1895, nel primo pacchetto di film prodotti per la prima visione della storia) la maggior parte erano riprese del quotidiano, documentate dal vivo, da qui il nome “dal vero”. 
²Georges Méliès, padre del cinema fantastico. Il più celebre è “Le Voyage Dans la Lune” (1902).

N4 2026

PRISCILLA: LA REGINA DEL DESERTO LA STRATEGIA DELL’ATTENZIONE

Autore

  • Edoardo nasce da un padre cinefilo che in gioventù possedeva una videoteca. In quarantena lo accompagna in visioni di film come Arancia Meccanica.
    Edoardo prova a passare il tempo libero gettandosi sui primi film, come un Taxi Driver su altadefinizione, che per sentire bene l’audio attaccò una cassa al pc. Da lì innumerevoli i pomeriggi passati in ricerca continua degli angoli più remoti del cinema. Tra i tanti, predilige il muto, lo spiritualismo di Tarkovskij, la disamina di fede e famiglia di Bergman, le nevrosi dell’umanità di Cassavetes, l’esoterismo di Jodorowsky, la verità estatica di Herzog, la follia di Fassbinder… ci fermiamo qua. È infatti tipico di Edoardo guardare le persone con lo sguardo nella foto soprastante che gli parlano di cinema che non sia Fight Club o Interstellar.


     

     

     

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