GIOVANI MADRI

This entry is part 21 of 35 in the series N8 2025

NUOVE USCITE

Di Gianluca Meotti

Ritornano i fratelli Dardenne! Ritornano, per la prima volta nella loro storia, con Giovani madri (Jeunes mères), un film corale che intreccia le storie di quattro ragazze madri e che narra del loro tentativo di calarsi nella maternità, lasciandosi dietro vite disastrate e legami intossicanti.


Perla (Lucie Laruelle), Jessica (Babette Verbeek), Julie (Elsa Houben) e Ariane (Janaïna Halloy Fokan) sono quattro ragazzine già madri o che lo stanno per diventare, ospiti di una casa accoglienza belga per essere assistite in un momento in cui non hanno nessuno, a parte se stesse, per gestire la situazione. Provengono tutte da background difficili, fatti di violenze, abusi, alcol, droga e abbandoni; ognuna con la sua personalità e con una propria idea di maternità (o di non maternità), dovranno cercare di rimettere in piedi la propria vita, senza crollare sotto il peso del passato.
I fratelli belgi avevano inizialmente immaginato una sceneggiatura con un’unica protagonista, concentrandosi sul suo rapporto con il figlio appena nato e sul ruolo dei servizi sociali nel trovare la soluzione di vita migliore per entrambi; tuttavia, durante le visite alle diverse case accoglienza per raccogliere materiali per il film, si sono ritrovati immersi in un mondo variegato, popolato da donne con storie molto diverse tra loro, e sono rimasti soprattutto affascinati dal clima comunitario che si respirava all’interno di queste strutture. Il film finisce così per essere profondamente permeato da questo clima speranzoso: nei rapporti fra le quattro protagoniste e il personale della casa accoglienza emerge un senso di dolce cameratismo, una trama di legami radicati nella fiducia e nella consapevolezza, da parte delle ragazze, di poter affidare completamente se stesse e i propri bambini alle donne della struttura, che assumono un ruolo quasi di madri ombra, diventando di fatto tutrici di maternità.


C’è poi, però, una gran parte del film che ha luogo fuori dalle mura della casa. Qui i Dardenne mettono le loro giovani protagoniste davanti alle loro vite problematiche e le seguono costantemente, pedinandole in una progressione che maschera anche i tagli di montaggio, tanto è fluida. In questo contesto c’è spazio anche per il loro profondo umanismo, che si lascia andare nei vari momenti ad alta intensità drammatica (il morso di Jessica all’infermiera, Perla che sviene piangendo perché è stata lasciata dal ragazzo, la paura del patrigno di Ariane, Julia che viene ricoverata per una quasi overdose e confessa le molestie subite da piccola), che garantiscono al film una valenza emotiva di cui si sarebbe sentita la mancanza se non fosse stata presente, dati i temi. Si tratta, dunque, di un film che gira e che funziona, in cui il movente sociale non soverchia mai l’intenzione filmica.

I Dardenne forniscono una grande lezione nella coniugazione di ritmo serrato e sentimento vero, coadiuvati dalle giovani attrici (tutte minorenni durante le riprese), che riescono a non essere mai fuori posto all’interno del flusso del duo belga.

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Autore

  • Studente DAMS di giorno; per il resto cinema, film e pellicole cinematografiche. Nella sua testa c’è sempre un piccolo Marshall McLuhan che gli dà ragione.


     

     

     

     

     

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