EDITORIALE

This entry is parte 1 di 16 in the series N4 2026

di Edoardo Sampaoli e Giovanni “Fusco” Pinotti

Dopo un mese di assenza e accompagnato da un caldo torrido, il Voyage Dams è tornato più forte che mai, pronto a tenervi compagnia anche in questi ultimi giorni di maggio. Nel corso del nostro periodo di pausa, mentre ci chiedevamo da dove ripartire con il Fil Rouge, ci siamo interrogati su una delle domande che più spesso vengono poste agli appassionati di cinema: ma qual è il tuo film preferito? Ed è proprio a partire da questo quesito che alcuni dei nostri redattori hanno adoperato una precisa – e senza dubbio difficile, data la mole enorme di film preferiti trascurati – selezione, che spazia da film più recenti come Titane di Julia Ducournau, Bacurau di Kleber Mendonça Filho e C’era una volta a… Hollywood di Quentin Tarantino a esponenti delle nouvelle vague statunitensi e giapponesi quali Il laureato di Mike Nichols e lo scandaloso Ecco l’impero dei sensi di Nagisa Ōshima, senza trascurare Il treno per il Darjeeling di Wes Anderson e il celebrato Yi Yi del maestro taiwanese Edward Yang, scomparso fin troppo prematuramente.

Le nostre rubriche non tratteranno di film preferiti, spingendo piuttosto il livello della loro analisi in profondità che non possono che risultare accattivanti. In primo luogo, la Tecnica ci mostrerà come ha funzionato l’adattamento da romanzo a film nel caso di Todo modo, spiegandoci come la sinergia d’intenti tra Leonardo Sciascia ed Elio Petri abbia dato vita a un’opera scandalosa e profetica di abbattimento pressoché totale dei vertici corrotti della Democrazia Cristiana, allora una sorta di partito unico innamorato del potere. I Giorni Rac-contati, sempre sull’onda di scrutinio preciso e graffiante critica politica a cui ci hanno ormai abituato, illustreranno, attraverso la selezione di pellicole utili per comprendere la contemporaneità, come i potenti di oggi – come quelli di ieri della DC – cerchino di deviare l’attenzione lontano dai problemi reali del paese; film come Sbatti il mostro in prima pagina, Lilja 4-ever, Salut les Cubains e Hunger rispecchiano gli eventi della nostra attualità sempre più tragica, fornendo un orientamento prezioso in quello che sembra un marasma incomprensibile di drammi. Grazie al contributo fondamentale di una nuova redattrice, Ludovica (a cui diamo ufficialmente il benvenuto, così come lo diamo a Iris, la quale ha già scritto diversi articoli per le Nuove Uscite che vi invitiamo a recuperare), tornano anche gli Approfondimenti, che si concentrano su film cult quali Priscilla, la regina del deserto, l’ormai iconico film queer australiano, e Les Carabiniers, manifesto cinefilo e antibellico di Jean-Luc Godard; ci sarà spazio non solo per l’analisi, ma anche per “I guardiani del silenzio, ovvero resistere alla Storia”, un testo semi-poetico che esplora ontologicamente la settima arte, la sua natura flebile e (im)mortale.

Come al solito, e ringraziando tutti quelli che sono rimasti con noi anche dopo un breve periodo di assenza, non ci resta che augurarvi una buona lettura!

N4 2026

IL LAUREATOECCO L’IMPERO DEI SENSI >>

Autori

  • Giovanni "Fusco" Pinotti

    Tanto tempo fa (il 1998), in una galassia lontana, lontana (la Lombardia), nasceva Giovanni “Fusco” Pinotti, detentore dell’onore e dell’onere di essere co-direttore e caporedattore della rivista Le Voyage Dams la Lune. Tra le sue passioni cinematografiche figurano il western, la fantascienza, l’horror gotico, il tridente Leone-Eastwood-Morricone, Akira Kurosawa ed Elio Petri. Quando non scrive o parla di settima arte, è impegnato ad ammorbare i suoi conoscenti con filippiche marxiste o a giocare con il suo cane Ben.

  • Edoardo nasce da un padre cinefilo che in gioventù possedeva una videoteca. In quarantena lo accompagna in visioni di film come Arancia Meccanica.
    Edoardo prova a passare il tempo libero gettandosi sui primi film, come un Taxi Driver su altadefinizione, che per sentire bene l’audio attaccò una cassa al pc. Da lì innumerevoli i pomeriggi passati in ricerca continua degli angoli più remoti del cinema. Tra i tanti, predilige il muto, lo spiritualismo di Tarkovskij, la disamina di fede e famiglia di Bergman, le nevrosi dell’umanità di Cassavetes, l’esoterismo di Jodorowsky, la verità estatica di Herzog, la follia di Fassbinder… ci fermiamo qua. È infatti tipico di Edoardo guardare le persone con lo sguardo nella foto soprastante che gli parlano di cinema che non sia Fight Club o Interstellar.


     

     

     

Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *