EDITORIALE

This entry is parte 1 di 23 in the series N2 2026

di Edoardo Sampaoli e Giovanni “Fusco” Pinotti

Il secondo numero del Voyage Dams, giunto con un leggero ritardo rispetto al solito appuntamento mensile, arriva ammantato da una grande dose di dolore. Nell’ultimo mese, soprattutto nel giro di pochi giorni, gli amanti della settima arte hanno assistito impotenti a una serie di scomparse che hanno lasciato tutti noi sconvolti: Catherine O’Hara, parte indimenticabile e fondamentale di cult assoluti quali Beetlejuice Mamma, ho perso l’aereo, ci ha lasciati il 30 gennaio, seguita, l’11 febbraio, da James Van Der Beek e Bud Cort; il 14 febbraio è arrivata l’ora di Pino Colizzi, storico attore, doppiatore e direttore del doppiaggio, mentre il 15 febbraio è toccato al (non) critico Federico Frusciante – una perdita scioccante di un gigante del panorama cinefilo (anche e soprattutto di genere) italiano, grazie al quale molti (incluso chi scrive) hanno deciso di rendere la propria passione per il cinema una potenziale carriera – e a Robert Duvall, leggenda della New Hollywood dalla ricchissima filmografia; il giorno dopo, un altro titano, il regista e documentarista Frederick Wiseman, è passato a miglior vita; come amara conclusione di questa ecatombe cinematografica, infine, il 23 febbraio Robert Carradine si è tolto la vita. 

La redazione del Voyage Dams, pur scombussolata da questa traumatica catena di eventi, ha cercato di onorare nel suo piccolissimo la memoria di questi fondamentali personaggi facendo quello che le riesce meglio (o così si spera): scrivere di cinema. Ad aprire le danze delle pagine virtuali della rivista, come di consueto, è la sezione del Fil Rouge, che adotta un criterio la cui attualità non si è mai attenuata, quello della paranoia. Quest’ultima è stata trattata più volte e in maniera diversa da uno stuolo di cinefili: nell’ambito del cinema nordamericano, ha visto forse il suo periodo d’oro negli anni Settanta, un periodo ricco di angoscia e sfiducia che ha dato vita alla celeberrima trilogia della paranoia di Alan J. Pakula; gli strascichi della paranoia si sono poi allungati fino agli anni Novanta statunitensi e nipponici, ed ecco quindi che tra i titoli recensiti e analizzati compaiono da una parte Allucinazione perversa Un giorno di ordinaria follia (che vede, come è noto, la partecipazione del compianto Duvall), dall’altra Bullet Ballet del geniale Shin’ya Tsukamoto. Il focus “paranoico”, però, non riguarda soltanto il cinema del passato, ma anche quello più vicino a noi: troverete dunque articoli validissimi e ricchi di sostanza su film come Dogville di Lars Von Trier, Reality di Matteo Garrone, Lo sciacallo – Nightcrawler di Dan Gilroy e The Beast di Bertrand Bonello. 

Per quanto riguarda le Nuove Uscite, sono assolutamente imperdibili le recensioni dei tanto attesi ritorni al cinema di Sam Raimi e Gus Van Sant, con (rispettivamente) Send Help Il filo del ricatto – Dead Man’s Wire, così come non sono affatto da trascurare gli articoli su film celebrati o meno come Hamnet – Nel nome del figlioL’agente segretoLa grazia, Sentimental ValuePillion – Amore senza freni“Cime tempestose” Le cose non dette

Il succo dell’originalità di questo numero, tuttavia, è da ricercarsi nelle nostre amate rubriche: in primo luogo, la Tecnica ci porterà nei mondi affascinanti della stop-motion, collegando tre geniali personalità artistiche come Wes Anderson (con particolare riguardo per il suo meraviglioso Fantastic Mr. Fox), Henry Selick e Neil Gaiman; successivamente, la Musica sarà nostro Virgilio in un altro viaggio di analisi, stavolta nell’universo di Stanley Kubrick (nello specifico, studiando le colonne sonore di 2001: Odissea nello spazioArancia meccanicaShining ed Eyes Wide Shut); last but not least, i Giorni Rac-contati, preziosa rubrica di cinema e attualità, indagherà alcuni degli eventi più scottanti della nostra travagliata contemporaneità – gli Epstein Files, Vannacci, Niscemi, gli scontri di Torino, l’ICE, il Rojava – alla luce di film in grado di predire o (come da titolo) raccontare con agghiacciante lucidità il presente. 

Gli spunti interessanti, insomma, non mancano nemmeno in questo mese di febbraio. Da parte nostra, non ci rimane che augurarvi, come di consueto, una buona lettura, nella speranza di darvi occasione tanto di riflettere quanto di sollevare le vostre menti e i vostri cuori da un periodo indubbiamente pesante. C’è senz’altro bisogno di entrambe le cose. 

N2 2026

LA PARANOIA SECONDO ALAN J. PAKULA

Autori

  • Giovanni Pinotti

    Tanto tempo fa (il 1998), in una galassia lontana, lontana (la Lombardia), nasceva Giovanni “Fusco” Pinotti, detentore dell’onore e dell’onere di essere co-direttore e caporedattore della rivista Le Voyage Dams la Lune. Tra le sue passioni cinematografiche figurano il western, la fantascienza, l’horror gotico, il tridente Leone-Eastwood-Morricone, Akira Kurosawa ed Elio Petri. Quando non scrive o parla di settima arte, è impegnato ad ammorbare i suoi conoscenti con filippiche marxiste o a giocare con il suo cane Ben.

  • Edoardo nasce da un padre cinefilo che in gioventù possedeva una videoteca. In quarantena lo accompagna in visioni di film come Arancia Meccanica.
    Edoardo prova a passare il tempo libero gettandosi sui primi film, come un Taxi Driver su altadefinizione, che per sentire bene l’audio attaccò una cassa al pc. Da lì innumerevoli i pomeriggi passati in ricerca continua degli angoli più remoti del cinema. Tra i tanti, predilige il muto, lo spiritualismo di Tarkovskij, la disamina di fede e famiglia di Bergman, le nevrosi dell’umanità di Cassavetes, l’esoterismo di Jodorowsky, la verità estatica di Herzog, la follia di Fassbinder… ci fermiamo qua. È infatti tipico di Edoardo guardare le persone con lo sguardo nella foto soprastante che gli parlano di cinema che non sia Fight Club o Interstellar.


     

     

     

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