EDITORIALE

This entry is part 2 of 19 in the series N1 2026

di Edoardo Sampaoli e Giovanni “Fusco” Pinotti

Era il 24 gennaio 2025 quando Le Voyage Dams la Lune, il mensile cinematografico online degli studenti del DAMS di Bologna e ad essi destinato, graziava gli schermi con il suo primo numero, fatto di vampiri, esordi, tori scatenati e tante altre cose belle. A distanza di un anno, al decimo numero, la rivista è ancora più viva che mai, la passione che muove ogni redattrice e redattore divampa ancora nei nostri cuori e, soprattutto, la voglia di blaterare di cinema non ci ha affatto abbandonato. 

È quindi doveroso da parte nostra iniziare questo primo editoriale del 2026 con un sincero e sentito ringraziamento, rivolto sia a tutti coloro i quali continuano a scrivere per questo simpatico e umile Voyage Dams (e anche alle preziosissime new entries, che hanno già fornito contributi inestimabili), sia ai nostri stimatissimi lettori e lettrici, che siamo sicuri saranno entusiasti di saperci ancora alle prese con il mondo della critica amatoriale e studentesca. 

Ma bando alle ciance: di che si parla per il compleanno del Voyage Dams? A partire dal Fil Rouge, sono le trilogie a dominare questo breve ma intenso numero; in copertina campeggia fiera una stupenda inquadratura appartenente alla trilogia della Condizione Umana di Masaki Kobayashi, ma analizzeremo anche la Teen Apocalypse Trilogy del grande Gregg Araki, la trilogia esistenziale di Michelangelo Antonioni (letta attraverso la fondamentale figura di Monica Vitti), la poetica funeraria della trilogia di Apu di Satyajit Ray e, last but not least, la trilogia del dollaro di Sergio Leone, il regista preferito del vostro caro Fusco. 

Ma non solo di trilogie si discuterà, anzi; le Nuove Uscite recensiranno toccanti ritratti familiari quali La mia famiglia a Taipei La piccola Amélie, passando gli inquietanti paesaggi post-apocalittici di 28 anni dopo – Il tempio delle ossa e quelli di Pandora portati in vita da James Cameron in Avatar: Fuoco e cenere, per finire con il film in costume nostrano Primavera. Sulla scia della trilogia leoniana, il Muto si occuperà del celeberrimo western The Great Train Robbery; un film altrettanto – anzi, ancora più – famoso, Arancia meccanica di un certo Kubrick, sarà l’oggetto della rubrica dei Costumi, mentre gli Approfondimenti ci spiegheranno la storia del successo della campagna marketing di Marty Supreme

Menzione d’onore a una nuova rubrica, i Giorni Rac-contati: il 2026 non è entrato certo di soppiatto, anzi, si è portato appresso una rocambolesca serie di eventi che questa sezione della rivista, inaugurata dal nostro caro Olmo, cerca di interpretare attraverso una serie di film importanti e, oggi forse più che all’epoca della loro realizzazione, rilevanti per comprendere la storia. 

Insomma, parecchia carne al fuoco, malgrado l’esiguo numero di articoli. Non vi resta dunque che immergervi nelle pagine virtuali della rivista, con la speranza che questo nuovo anno possa portare a noi e a voi tante soddisfazioni personali e cinematografiche. 

Buona lettura! 

Navigazione serie<< N1 2026POESIA FUNERARIA: LA TRILOGIA DI APU >>

Autori

  • Giovanni Pinotti

    Tanto tempo fa (il 1998), in una galassia lontana, lontana (la Lombardia), nasceva Giovanni “Fusco” Pinotti, detentore dell’onore e dell’onere di essere co-direttore e caporedattore della rivista Le Voyage Dams la Lune. Tra le sue passioni cinematografiche figurano il western, la fantascienza, l’horror gotico, il tridente Leone-Eastwood-Morricone, Akira Kurosawa ed Elio Petri. Quando non scrive o parla di settima arte, è impegnato ad ammorbare i suoi conoscenti con filippiche marxiste o a giocare con il suo cane Ben.

  • Edoardo nasce da un padre cinefilo che in gioventù possedeva una videoteca. In quarantena lo accompagna in visioni di film come Arancia Meccanica.
    Edoardo prova a passare il tempo libero gettandosi sui primi film, come un Taxi Driver su altadefinizione, che per sentire bene l’audio attaccò una cassa al pc. Da lì innumerevoli i pomeriggi passati in ricerca continua degli angoli più remoti del cinema. Tra i tanti, predilige il muto, lo spiritualismo di Tarkovskij, la disamina di fede e famiglia di Bergman, le nevrosi dell’umanità di Cassavetes, l’esoterismo di Jodorowsky, la verità estatica di Herzog, la follia di Fassbinder… ci fermiamo qua. È infatti tipico di Edoardo guardare le persone con lo sguardo nella foto soprastante che gli parlano di cinema che non sia Fight Club o Interstellar.


     

     

     

Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *