DOGVILLE

This entry is parte 6 di 23 in the series N2 2026

FIL ROUGE: CINE-PARANOIA

Per me si va ne la città dolente, per me si va ne l’etterno dolore, per me si va tra la perduta gente

di Alessandro Capecci

Quando meno ne siamo consapevoli, o nei momenti più gioiosi, l’esistenza umana sa rivelarsi nelle sue accezioni più abiette. Lo sa bene Lars Von Trier, le cui storie sembrano giungere come una disgrazia nel pieno della felicità. Dogville (Lars Von Trier, 2003) segue la storia di Grace (Nicole Kidman), una giovane donna che arriva, fuggendo una notte da alcuni gangster, nell’omonimo paese. Da placida cittadina, Dogville finisce per trasformarsi in una Sodoma biblica, un vero e proprio girone infernale – di cui la frase incisa sulla miniera “dictum ac factum” sembra essere una grottesca parodia – capace di tormentare fino allo sfinimento fisico e psicologico l’innocente Grace.

La donna sembra frutto di una purezza che neppure la vita di città è riuscita ad intaccare, un candido agnello perso nei boschi che è riuscito a sfuggire alle mani del suo esecutore. Come un Isacco salvato in extremis dall’angelo di Dio, Grace viene portata in salvo da Tom (Paul Bettany), uno degli abitanti di Dogville, che propone poco dopo agli altri quattordici di offrirle ospitalità. Ecco il modo in cui si presenta questa misteriosa e castissima protagonista, sconosciuta, fuggitiva e ospite, ricercata e allo stesso alla ricerca di una dimora. Ma la natura umana, nella sua accezione più vera e profonda, non è fatta per donare gratuitamente o accettare con facilità l’uguaglianza: essa è sempre portata a stabilire un rapporto gerarchico tra il più forte e il più debole, tra colui che detta le regole e colui che le rispetta, in un’ossessione costante che confluisce in una sfrenata paranoia. Dunque i cittadini di Dogville accettano, ma per il rischio e il pericolo da loro corsi desiderano qualcosa in cambio: Grace deve offrire il proprio aiuto in svariati compiti, che diventeranno via via veri e propri doveri da assolvere entro la fine della giornata. Ha così inizio la furia nichilistica della città, che da una Grace sconosciuta e poi teneramente amica trasforma la donna in serva, schiava da insultare, oggetto da punire e incatenare, concubina da abusare.

I cittadini di Dogville, che nascondono la loro vera natura dietro un fittizio aspetto innocente, sfogano le loro pulsioni più abiette, giustificate dalla paranoia che li conduce a sospettare di Grace: Tom, che aveva promesso fuga, amore e silenzio alla donna intrappolata in quella punizione immeritata, si rivela un Giano bifronte, un uomo piccolo chiuso nelle sue stolte convinzioni e terrorizzato dal pensiero di tradire i suoi omertosi concittadini; la stoica Vera (Patricia Clarkson), che rifiuta la violenza nell’impartizione dell’educazione dei propri figli, non solo mente a sé stessa in merito allo stupro compiuto dal marito ai danni di Grace, ma giunge addirittura a torturarla durante una notte, rompendo tutte le statuine di porcellana che la donna aveva collezionato con passione. L’ospite è stato tradito, ed è tempo che la punizione divina si abbatta sulla città.

In un tripudio di riferimenti alla Genesi e alla mitologia greca, Dogville termina con una scioccante rivelazione: il gangster alla disperata ricerca del personaggio di Grace era in realtà suo padre, il quale l’aveva vista fuggire dopo che quest’ultima aveva rifiutato la vita malavitosa. Grace si rivela dunque Abramo, giunto idealmente nella città di Sodoma dopo che Dio aveva espresso la sua volontà di distruggerla; ma se nel film di Von Trier il ruolo di Lot è ricoperto da Tom, quest’ultimo non tenta di salvare il proprio ospite dalla violenza degli abitanti della città, ma al contrario lo consegna nelle loro mani affinché essi possano abusarne. Dogville/Sodoma viene dunque data alle fiamme, distrutta completamente e i suoi abitanti uccisi, poiché il loro peccato, il tradimento dell’ospitalità, rappresenta qualcosa di “molto grave” e “il grido che saliva dalla loro città era troppo grande”. L’unico sopravvissuto allo sterminio è il cane Mosè, che prende vita solamente negli ultimi instanti del film.

L’umanità, fagocitata dalla violenza, dal tradimento, dal sospetto e dalla messa in sacrificio dei propri fratelli, ha irreversibilmente perduto la propria salvezza.

N2 2026

BULLET BALLET: ANATOMIA DI UNA PARANOIA DI CLASSE LA PARANOIA DEL REALITY

Autore

  • Nato nel 2001, laureato in Lettere moderne e studente del CITEM all’Università di Bologna. Alessandro vive a Bologna ed è appassionato di cinema e scrittura. Più che redigere recensioni, preferisce individuare e analizzare elementi suggestivi per parlare dei film che vede al cinema. Nel 2023 ha realizzato Narrazione, un cortometraggio sperimentale che si interroga sulla definizione di genere in ambito narrativo. Nel 2024 ha svolto il ruolo di maschera per il cinema in Piazza Maggiore durante la XXXVIII edizione del Cinema Ritrovato di Bologna. Nel 2025 è stato membro della giuria Young Critics durante la XXI edizione del Biografilm Festival di Bologna.


     

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