FIL ROUGE: CINEMBLEMA- I NOSTRI FILM PREFERITI
di Sara Pellacani
È l’otto febbraio 1969 e nella Coup de Ville di Rick Dalton (Leonardo DiCaprio) risuonano le note di Treat Her Right di Roy Head. Nel frattempo, all’aeroporto di Los Angeles atterrano due giovani promesse del cinema: l’attrice Sharon Tate (Margot Robbie) e suo marito Roman Polański (Rafal Zawierucha). Questa una delle sequenze iniziali di C’era una volta a… Hollywood (Once Upon a Time… in Hollywood, Quentin Tarantino, 2019), dove il montaggio ci mostra parallelamente le vicende di Rick Dalton e il suo fido stuntman nonché amico Cliff Booth (Brad Pitt, che per la sua interpretazione vincerà l’Oscar come miglior attore non protagonista), e la vita di Sharon Tate e Roman Polański, due astri nascenti della nuova Hollywood. Proprio qui sta il punto della pellicola: i primi due infatti sono rappresentanti di una vecchia Hollywood sul viale del tramonto, fatta di cowboy del piccolo schermo destinati agli spaghetti western. La coppia di coniugi, invece, arriva trionfante a Los Angeles dopo il successo di Rosemary’s Baby (Rosemary’s Baby – Nastro rosso a New York, 1968), film che consacra il giovane Polański, e dell’affermazione di Sharon Tate come attrice ne La valle delle bambole (Valley of the Dolls, Mark Robson, 1967). Due storie e due destini apparentemente diversi ma che si incontrano nella sfortunatamente celebre Cielo Drive.


In C’era una volta a… Hollywood, Tarantino catapulta lo spettatore nelle vite di Rick, Cliff e Sharon alternando i diversi momenti della giornata dei protagonisti e creando un quadro vivo della Los Angeles del 1969, fatta di canzoni alla radio, set e cinema. Il regista poi crea abilmente immaginari cinematografici all’interno della pellicola (vedi le numerose scene in cui vengono mostrati i vecchi film di Rick Dalton oppure ancora in cui la voce narrante di Kurt Russell ci accompagna nei vari flashback). Tutti questi elementi contribuiscono ad una perfetta caratterizzazione dei personaggi – si percepisce che il film inizialmente era stato pensato come un romanzo – e ad una efficace ricostruzione di una Los Angeles in un periodo di transizione non solo per quanto riguarda l’ambito cinematografico, ma anche per il contesto sociale, che vede un cambiamento radicale soprattutto tra i giovani americani.
La lente di ingrandimento infatti è posta sulla comune hippie capitanata da Charles Manson (Damon Herriman) e con cui Cliff Booth, a causa dell’incontro con la giovane Pussycat (Margaret Qualley), entra bruscamente in contatto. Sarà questo incontro a far unire i destini dei protagonisti mesi dopo, nella notte tra l’otto e il nove agosto 1969, quando i seguaci di Manson arriveranno alle porte di Cielo Drive con l’intento di uccidere Sharon Tate e tutti gli ospiti della villa. Ma è qui che la storia cambia, almeno nel film, in quanto Tarantino compie un ribaltamento storico (già lo aveva fatto in Bastardi senza gloria [Inglourious Basterds, 2009]) ed i membri della comune di Manson incapperanno in Cliff e Rick. Un lieto fine quindi che altera quella che purtroppo è stata una tragedia nella realtà.

C’era una volta a… Hollywood è lo spaccato di una Los Angeles in cambiamento ma anche una lettera d’amore al cinema grazie ai suoi personaggi, vero caposaldo della pellicola, e agli omaggi e citazioni cinematografiche che Tarantino inserisce all’interno del film.


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