27-99: GLI ESORDI NEL CINEMA
Di Giovanni “Fusco” Pinotti

Carmel-by-the-Sea, California, primissimi anni Settanta: l’avvenente Dave Garver (Clint Eastwood) lavora come DJ notturno per una radio locale, proponendo musica jazz spesso accompagnata da brani poetici.
Recatosi dopo il lavoro presso il suo bar di fiducia, Dave incontra la giovane Evelyn Draper (Jessica Walter), che viene rapidamente riconosciuta dal nostro protagonista come la ragazza che, nel corso del suo programma radio, chiama spesso lo studio per richiedere che venga mandata in onda sempre la stessa canzone, uno standard jazz del 1954 scritto dal pianista Erroll Garner: Misty. Dave seduce e al contempo viene sedotto dalla sua insistente fan, ma quella che ritiene essere una semplice storia di una notte si trascinerà sempre più avanti nel tempo, in una vicenda fatta di stalking, ossessione e squilibrio mentale che comprometterà non solo potenziali opportunità di carriera, ma anche la sua altalenante relazione con Tobie (Donna Mills) e, in un crescendo di tensione, la sua stessa vita.
Thriller forte di un sincretismo tra l’ispirazione hitchcockiana e l’impronta narrativo-tematica della New Hollywood, Brivido nella notte (Play Misty for Me, 1971) è l’esordio alla regia di uno dei mostri sacri della Settima Arte, Clint Eastwood, motivato per questa impresa dalla propria maturazione ed evoluzione artistica, che lo convince a mettersi alla prova dietro alla macchina da presa. Intenzionato a mettere a frutto le lezioni positive trasmesse dai suoi maestri, Sergio Leone e Don Siegel, e a porre personalmente rimedio a quelle negative di cui era stato testimone nel corso della sua esperienza quale attore televisivo, Eastwood decide di farsi director in un anno che darà una svolta decisiva alla sua carriera; è il 1971, anno di uscita non solo di Brivido nella notte, ma di altri due film della coppia formata da Siegel e dall’attore californiano: dapprima La notte brava del soldato Jonathan (The Beguiled), affascinante thriller psico-romantico in costume ambientato durante la guerra civile americana, poi il poliziesco d’azione Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo! (Dirty Harry), controverso successo al botteghino che lancerà una saga che accompagnerà il nostro per altri quattro film nell’arco di diciassette anni. Questo trittico di opere restituisce un’evoluzione tanto contraddittoria quanto fondamentale (per la sua permanenza nella filmografia del regista) del percorso cinematografico di Eastwood: da un lato, Brivido e La notte brava mettono in discussione il machismo ormai strettamente associato al classico character eastwoodiano, concezione derivante dal laconico e moralmente ambiguo pistolero da egli interpretato nella leoniana trilogia del dollaro; dall’altro, il clamoroso successo dell’ispettore Callaghan dimostra che il pubblico (statunitense e non) non è ancora pronto a rinunciare al duro e sornione giustiziere che ha imparato ad amare, da cui il ricorso a personaggi sempre più simili al poliziotto di San Francisco.
Ciò che ci interessa in questa sede è principalmente il modo in cui Eastwood tratta il suo personaggio, e quindi la sua figura filmica, in Brivido nella notte: il disc jockey Dave Garver è un uomo quasi totalmente in balìa degli eventi, una vittima quasi impotente di una travolgente ossessione, portata alle estreme conseguenze dalla tormentata Evelyn, interpretata magistralmente da Jessica Walter (che riceverà una candidatura ai Golden Globes per questo ruolo). Mentre Dave è un uomo calmo e rilassato, Evelyn è una stalker implacabile, una donna tanto psicologicamente tormentata quanto disposta a spingersi ad atti possessivi, autolesionistici e violenti, motivati dalla feroce infatuazione per Garver e dalla cieca gelosia nei confronti della di lui compagna, Tobie.

La decostruzione della persona filmica eastwoodiana, quindi, comincia anche e soprattutto da questa strabordante personalità femminile, che domina la pellicola e soffoca il regolare svolgimento della vita del pacato conduttore radiofonico; tutto questo è messo in luce da una sceneggiatura, firmata da Jo Heims e Dean Riesner, che è tanto essenziale nei dialoghi quanto precisa nell’evoluzione dell’intreccio.
Un gioco divertente (perlomeno per i cinefili) quando si è di fronte a un’opera prima di un autore consiste nell’individuare le componenti, siano queste stilistiche o tematiche, che diventeranno leitmotiv nella filmografia di un dato regista; in questo senso, Brivido nella notte presenta diversi topoi del cinema di Clint Eastwood: innanzitutto, lo stile asciutto ed essenziale della regia, priva di virtuosismi fini a sé stessi e funzionale non solo alla valorizzazione degli attori, ma anche a quella delle risorse produttive (il regista californiano è noto per terminare i propri film risparmiando sul budget iniziale e con una buona dose di anticipo rispetto alla data prefissata, preferendo pochissimi ciak per ogni scena; Brivido non fa eccezione); temi ricorrenti diventeranno anche la passione per la musica jazz (qui protagonista non solo a partire dalla canzone del titolo, ma anche di un’intera sequenza girata al Monterey Jazz Festival del 1970), l’ambientazione californiana (ricordandoci che, dal 1986 al 1988, Eastwood servirà come sindaco di Carmel- by-the-Sea, sede delle vicende del film) e il summenzionato ridimensionamento, fino alla messa in dubbio e alla decostruzione, della figura classica del macho, spesso ridiscussa anche a partire da forti e volitivi personaggi femminili. Inizia (o continua) poi la collaborazione artistica di Eastwood con diversi membri della troupe, come la già menzionata sceneggiatrice Jo Heims, il produttore Robert Daley, il DOP Bruce Surtees (il quale contribuisce all’ottimo look della pellicola, che fa del paesaggio costiero e del mare stesso dei punti di forza) e il compositore (sempre jazz) Dee Barton. Interessante poi notare come Eastwood non sia l’unico a fare un esordio: il suo stesso amico e maestro, Don Siegel, interpreta il suo primo, vero ruolo da attore, vestendo i panni del barman con il quale Dave si confida e insieme a cui gioca a un tanto curioso quanto indecifrabile gioco fatto con i tappi delle bottiglie.

Complessivamente, Brivido nella notte non è uno dei migliori esordi della storia del cinema, e forse nemmeno uno dei migliori film dell’autore californiano, appesantito in diverse sequenze da un ritmo incostante; si tratta comunque di un film riuscito, forte di un’ottima componente thriller, della straordinaria prova attoriale di Walter e, cosa non da poco per il proseguimento pratico della carriera di un artista, di un discreto successo al botteghino.
Tra jazz, turbamenti psico-relazionali e una villain che può ricordare Norman Bates, è ormai cominciato il grande viaggio autoriale di Clint Eastwood.

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