ARMAND

This entry is part 17 of 32 in the series N1 2025

NUOVE USCITE

Di Gianluca Meotti

Quante volte negli ultimi anni si sono trovati in sala film che trattano, direttamente o meno, il mondo scolastico elementare?

Privilegiato è sempre il punto di vista degli studenti, ragazzi e ragazze in età preadolescenziale che affrontano temi adulti e scoprono le dinamiche della vita grazie al rapporto con l’istituzione scolastica. Pellicole come L’amore secondo Dalva (Dalva, Emmanuelle Nicot, 2022), L’innocenza (Kaibutsu, Hirokazu Kore’eda, 2023) e La sala professori (Das Lehrerzimmer, İlker Çatak, 2023) da un lato, problematizzano la figura del bambino, mentre, dall’altro, offrono riflessioni nuove sulla figura della scuola e degli insegnanti.
Armand di Halfdan Ullmann Tøndel (Caméra d’Or nella sezione Un Certain Regard dell’ultimo festival di Cannes) si inserisce all’interno di questo canone, osando nei temi e nella forma, ma allo stesso tempo portando il suddetto filone a vette fino ad ora inesplorate.

Lo fa sostanzialmente scegliendo un approccio narrativo inusuale per questo tipo di storie, creando un rapporto fra i personaggi e gli spazi attraversati da questi che denota un senso di costruzione dell’immagine raro per un’opera prima.
Elizabeth (Renate Reinsve) è un’attrice che arriva da un brutto periodo personale e lavorativo; quando viene convocata alla scuola del figlio senza spiegazioni, la donna si agita. Arrivata sul luogo, le viene spiegato che il motivo della sua presenza è dovuto al fatto che suo figlio di sei anni, Armand, è accusato di aver avuto atteggiamenti sessualmente spinti con un compagno, Jon. All’incontro sono presenti anche i genitori del bambino presuntamente molestato, Sarah e Anders. Fra le due famiglie si frappone Sunna, un’insegnate dell’istituto che deve capire cos’è realmente accaduto. Nel corso delle lunghe ore spese a confrontarsi e discutere, verranno alla luce intrighi e risentimenti covati da tempo.

Sembra essere due film in uno, Armand: un cambiamento tanto netto dalle premesse iniziali che destabilizza, ma che nel complesso convince. L’impianto che Tøndel sembra voler dare da subito è quello teso del thriller morale, in cui non esiste una verità unica, ma tanti punti di vista dello stesso fatto. Già il dinamismo della prima scena sembra voler puntare in questa direzione: l’auto rossa di Elizabeth, che sfreccia a velocità elevata su una strada tortuosa e bagnata, porta con sé una dose di apprensione che imposta il tono del film; tono che rimane tale per tutta la prima parte, dato che, riprendendo un canovaccio consolidato, vengono messi in scena litigi fra genitori, grandi sfuriate e grandi rivelazioni, in attesa che si arrivi ad un qualche risultato.

Ma proprio di quest’ultimo il film, molto coraggiosamente, si disinteressa sempre di più, operando un cambio di focus dei soggetti: dai bambini ai genitori. Infatti, la cosa che più sorprende (ma può lasciar delusi) di Armand è che elegge le figure degli adulti ad interesse principale, trasformandosi in un dramma borghese che trae la sua forza dal passato dei personaggi e dalle loro esperienze comuni. Nulla di nuovo e originale di per sé, ma che ha il pregio di rinfrescare degli stilemi consolidati con degli espedienti narrativi molto vicini ad un certo tipo di thriller psicologico in cui si è in bilico tra realtà e finzione, tra spazi della mente e del corpo.

La spavalderia ostentata del personaggio di Renate Reinsve, caustica come non mai, si rivela presto come la risposta ad un trauma irrisolto, paragonabile a quello che ha vissuto la sua “avversaria” Sarah. Nei corridoi spogli o nelle aule solitarie investite di luci al neon, il passato si ripresenta come un dolore enorme che deve necessariamente essere represso o sfogato su qualcun altro. Ed è proprio quando i personaggi si aggirano languidamente in questi enormi spazi vuoti che Halfdan Ullmann Tøndel regala delle inquadrature densamente cariche di disperazione e solitudine, provando, oltre che la sua genealogia, di sapere cosa inquadrare e come.

Nonostante la riuscita alterna (molto meglio la seconda parte della prima), Armand ha portato freschezza e idee interessanti, che fanno ben sperare per la carriera del suo giovane regista.

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Autore

  • Studente DAMS di giorno; per il resto cinema, film e pellicole cinematografiche. Nella sua testa c’è sempre un piccolo Marshall McLuhan che gli dà ragione.


     

     

     

     

     

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