FIL ROUGE: CINE-PARANOIA
La guerra del Vietnam e il disturbo post-traumatico da stress
di Alessia Vannini

“Se abbiamo paura di morire e ci aggrappiamo di più alla vita, vedremo i diavoli strapparcela via. Ma se raggiungiamo la pace i diavoli diventeranno angeli che ci liberano dalle cose umane. È solo un problema d’approccio, capisci?”
Allucinazione perversa (Jacob’s Ladder, Adrian Lyne, 1990) non è semplicemente un film sulla guerra del Vietnam e sul disturbo post-traumatico da stress. Il film è una testimonianza della brutalità di ogni guerra e della bestialità dell’essere umano che, impugnando un’arma di qualsiasi tipo, si sente più importante degli altri, crede di possedere il diritto di prevalere su di loro e di decidere chi vive e chi no e come muore.



Nonostante la storia del cinema – e il periodo della New Hollywood in particolare – abbia visto numerosi film incentrati sui veterani del Vietnam affetti da PTSD, è giusto osservare che Allucinazione perversa si distingue dalla massa, presentando una narrazione complessa e una storia innovativa attraverso un personaggio che condivide molto con tanti altri soldati che hanno combattuto in ‘Nam. Il titolo italiano rende piuttosto bene l’idea, perché il film è una psicosi pura, in cui i piani di realtà e allucinazione si fondono.
Con un cast davvero straordinario – che comprende alcuni grandi nomi come Tim Robbins, Danny Aiello, Macaulay Culkin, Pruitt Taylor Vince, Ving Rhames, Jason Alexander e molti altri – la trama segue Jacob Singer (Robbins), un reduce del Vietnam che vive un’esistenza al limite della follia, tormentato da terrificanti allucinazioni che lo portano a dubitare della realtà.


Più la narrazione si dipana e più il mistero si infittisce: costantemente in preda a terribili visioni, Jacob inizia a sospettare di esser stato vittima di sperimentazioni illecite durante il suo periodo di servizio e cerca di rimettersi in contatto con i suoi vecchi commilitoni ed altre figure che possano aiutarlo a trovare una spiegazione logica a tutto ciò. Abbandonato poi anche dai suoi ex compagni d’armi, Jacob riesce finalmente a trovare le risposte che stava da tempo cercando grazie al sostegno di un chimico, Michael (Matt Craven): questi, ricattato dai militari per un reato commesso e spedito in Vietnam per scontare la sua pena, viene obbligato a compiere alcune sperimentazioni. Michael, che aveva isolato il Ladder – una droga che induce ad un’irrefrenabile aggressività – venne obbligato a testare questa droga non solo sui primati, ma anche sui vietcong e poi sui militari stessi, ottenendo effetti spaventosi.
Così, il nostro protagonista scopre che, durante la guerra, lui e il suo plotone erano stati sottoposti alla sperimentazione di tale potente agente chimico in grado di trasformare gli uomini in violente macchine assassine e che, durante una presunta annunciata offensiva vietnamita, i soldati cavia in realtà erano stati drogati al punto da non riconoscersi e pertanto da uccidersi vicendevolmente.
Il finale della storia è ben più triste di così. Per molti, come per Jacob, non esiste una vita dopo la guerra, ma solo una parvenza di realtà, in una sorta di limbo costante tra l’esistenza e la completa distruzione di ogni briciolo di umanità restante.


Questo è Allucinazione perversa: un’incessante sospensione tra la vita e la morte, nonché una denuncia brutale dell’effetto disumanizzante della guerra, dove gli uomini si uccidono a vicenda senza realmente comprendere il perché di quel che stanno facendo. Come bestie, cavie da laboratorio, sono incitati a credere che gli atti terribili che compiono sono giusti, e che la loro vita vale la pena essere sacrificata per un “bene superiore”. Come bravi soldatini obbedienti, si trasformano in umili servitori dei Capi della Guerra, in ingranaggi di un sistema che li droga ed inibisce per diventare niente più che fedeli cagnolini.
La morale della favola crudele che Jacob si ritrova a vivere è che o uccidi oppure vieni ucciso… ma sparare al nemico non esclude che tu possa, facendolo, uccidere anche una parte di te stesso. L’allucinazione del film di Adrian Lyne si conclude in maniera ancora più brutale, con una semplice ed incisiva frase:
“It was reported that the hallucinogenic drug B.Z. was used in experiments on soldiers during the Vietnam war. The Pentagon denied the story.”
“È stato riferito che la droga allucinogena B.Z. è stata utilizzata in esperimenti sui soldati durante la guerra del Vietnam. Il Pentagono ha smentito la notizia.”

A prescindere dal fatto che la questione possa essere vera o meno, tanti altri capolavori – come l’immenso Apocalypse Now (1979) di Francis Ford Coppola – ci ricordano quanto la guerra del Vietnam non sia stata altro che una carneficina di uomini – di “musi gialli”, uomini bianchi e uomini neri – in un mattatoio dal quale nessuno è uscito vivo, perché la guerra uccide anche chi ne è reduce.

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